Cottarelli e la sfida della legge sulla trasparenza al Premio Caccuri: «Quanto costano le promesse dei politici?»
La proposta sostenuta dalla Fondazione Einaudi obbliga i partiti a indicare costi e coperture delle misure promesse. Oltre 30mila firme per chiedere al Parlamento di esaminare il testo
Nel suo apprezzato intervento al Premio letterario Caccuri, l’economista Carlo Cottarelli non ha parlato soltanto delle questioni economiche del Paese, della grave crisi sociale che colpisce le famiglie e del livello degli stipendi italiani, tra i più bassi d’Europa.
Il professor Cottarelli ha ripreso un suo vecchio cavallo di battaglia, che sta ricevendo numerosi apprezzamenti. E che parte da una considerazione. La politica può promettere tutto: meno tasse, pensioni più alte, nuovi bonus e maggiori investimenti, ma non spiega mai quanto costeranno quelle promesse e dove verranno trovate le risorse per mantenerle.
È da questa semplice considerazione che nasce la proposta di legge presentata da Carlo Cottarelli e sostenuta dalla Fondazione Luigi Einaudi.
Intelligenza artificiale e dark web, Gratteri al Premio Caccuri: «Entreremo nell’era delle mafie digitali»Il disegno di legge punta a cambiare radicalmente il modo in cui vengono presentati i programmi elettorali, introducendo un principio di trasparenza: ogni partito dovrebbe accompagnare il proprio programma con l’indicazione del costo delle misure promesse, delle relative fonti di finanziamento e degli effetti previsti sui conti pubblici.
In sostanza, chi promette di costruire un’autostrada dovrebbe spiegare quanto costerebbe allo Stato e dove verrebbero reperite le risorse. Chi propone di aumentare gli stipendi dovrebbe indicare con quali fondi finanziare l’intervento. E chi vuole realizzare il Ponte sullo Stretto, l’Alta Velocità o rendere gratuite le università dovrebbe chiarire come intende sostenere la spesa. Semplice e chiaro.
Per evitare che nei programmi vengano inserite cifre irrealistiche, la proposta affida all’Ufficio parlamentare di bilancio il compito di valutare le stime contenute nei programmi elettorali. Si tratta di un organismo indipendente che svolge già funzioni di analisi e controllo nel campo della finanza pubblica.
Ai partiti non sarebbe vietato promettere maggiore spesa o un aumento del debito. Sarebbe però obbligatorio assumersene la responsabilità davanti agli elettori, indicando con chiarezza chi pagherà il conto, come e quando.
Secondo le stime dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, nelle campagne elettorali del 2018 e del 2022 sono state proposte misure per un valore compreso tra 140 e 150 miliardi di euro l’anno. Si tratta di risorse imponenti, difficilmente compatibili con i vincoli e le condizioni della finanza pubblica italiana. Sostanzialmente una colossale presa in giro, che evidentemente ha fruttato bene ai partiti che l’hanno fatta.
Perché è chiaro a tutti che la competizione elettorale premia sempre chi promette di più, non chi presenta progetti realmente sostenibili. La proposta di Cottarelli prova a ribaltare questa logica. Non limita l’attività politica, ma la rende più trasparente. Non impedisce di promettere, ma obbliga a spiegare.
Perché, in una democrazia matura, il consenso non dovrebbe essere costruito sugli slogan, ma sulla credibilità. In diversi Paesi europei questo principio è già realtà. È il momento che si adegui anche l’Italia, dotandosi di uno strumento capace di rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni e di rendere finalmente verificabile ciò che oggi resta troppo spesso affidato alla propaganda.
Il meccanismo è semplice: al momento della presentazione del programma elettorale, ogni partito dovrebbe allegare una relazione contenente: il costo delle singole misure proposte; le modalità con cui si intendono reperire le risorse necessarie; gli effetti previsti sui conti pubblici; l’eventuale ricorso al deficit.
La proposta di legge di Cottarelli pone una domanda semplice e, al tempo stesso, rivoluzionaria: quanto mi costa? È la domanda che ogni elettore dovrebbe poter rivolgere a chi chiede il suo voto. Ed è anche la domanda che la politica teme di più.
Il disegno di legge, presentato all’inizio della legislatura ma non ancora discusso dal Parlamento, è sostenuto dalla campagna “Quanto mi costa?”, promossa dalla Fondazione Luigi Einaudi insieme a Carlo Cottarelli. L’iniziativa prevede una raccolta di firme per riportare il tema al centro del dibattito politico e chiedere che il provvedimento venga finalmente esaminato dalle Camere.
La petizione ha già superato le 30mila sottoscrizioni, lasciando ben sperare che il disegno di legge possa essere preso in esame nel corso dell’attuale legislatura.
Ma non dovrebbe fermarsi qui, perché lo stesso modello di campagna elettorale per le politiche nazionali viene replicato per le competizioni elettorali regionali, dove la sfida è quasi sempre a chi la spara più grossa. Ovviamente non si salva la Calabria in questo gioco dell’inganno.