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08/07/2026 ore 19.07
Economia e lavoro

Cresce il turismo in Calabria, l’esperto: «La vera sfida è capire come possa trasformarsi in sviluppo stabile»

Secondo i dati del Viminale, la nostra regione è quella che ha registrato il maggior incremento di arrivi nei primi sei mesi del 2026 rispetto all’anno scorso. Nicola Durante: «Abbiamo preso il volo ma la vera domanda è: dove vogliamo atterrare?»

di Battista Bruno

Dai dati della Banca d’Italia e del Viminale emerge una Calabria in movimento: crescono gli arrivi, aumentano i turisti stranieri e gli aeroporti rafforzano la loro rete di collegamenti. Per Nicola Durante, esperto di marketing territoriale, la sfida non è più dimostrare che la regione sta crescendo, ma trasformare questo slancio in un modello turistico riconoscibile, equilibrato e capace di durare nel tempo.

I dati più recenti raccontano una Calabria in forte espansione. Nel primo semestre 2026, secondo l’analisi dei dati del Viminale elaborati attraverso la piattaforma Alloggiati Web, la regione registra la crescita più alta d’Italia negli arrivi turistici (+10,54%) e il miglior incremento nazionale dei visitatori stranieri (+23,19%). Un risultato che si inserisce in un quadro nazionale positivo, caratterizzato da una domanda internazionale ancora sostenuta.

Turismo, boom di arrivi in Calabria nei primi sei mesi del 2026: sfiorato il +11%. In aumento gli stranieri (+23%)

A questo si aggiunge il rafforzamento della connettività aerea. Nel 2025 gli aeroporti calabresi hanno superato i quattro milioni di passeggeri e, per l’estate 2026, Ryanair prevede 42 rotte, quattro aeromobili basati e circa 3,2 milioni di passeggeri annui tra Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone.

Numeri importanti che confermano una fase di crescita. Ma oggi la domanda non è più soltanto quanto cresce la Calabria. La vera sfida è capire come questa crescita possa trasformarsi in sviluppo stabile, diffuso e riconoscibile. Ne parliamo con Nicola Durante, consulente di marketing territoriale e valorizzazione culturale.

La Calabria sta davvero prendendo il volo?
«Sì. I numeri raccontano una Calabria che cresce sia negli arrivi sia nell’interesse dei mercati internazionali. È un risultato significativo perché, per molti anni, la regione è stata descritta soprattutto per il suo potenziale inespresso. Oggi la situazione è diversa. Crescono gli arrivi, aumenta la componente internazionale e migliora l’accessibilità grazie ai collegamenti aerei. Significa che la Calabria è più visibile, più raggiungibile e più presente nelle scelte dei viaggiatori. Prendere il volo, però, è solo l’inizio. La domanda decisiva è: dove vogliamo atterrare? Se l’aumento dei flussi resterà soltanto una buona notizia stagionale, avremo ottenuto un risultato importante senza cambiare davvero il modello turistico. Se invece questi numeri diventeranno strategia, prodotti, servizi, occupazione e sviluppo territoriale, allora la crescita potrà consolidarsi».

Che cosa significa, concretamente, avere una rotta?
«Significa smettere di considerare il turismo soltanto come promozione. La promozione è fondamentale, ma viene dopo. Prima bisogna decidere quale destinazione si vuole costruire. Avere una rotta significa scegliere mercati, stagioni, prodotti e priorità. Vuol dire capire se la Calabria vuole continuare a essere percepita quasi esclusivamente come destinazione balneare oppure proporsi come una regione capace di integrare mare, borghi, cammini, cultura, parchi, aree interne, enogastronomia, spiritualità, eventi e comunità locali. La rotta è una direzione precisa. Non basta sapere che arrivano più turisti: bisogna capire perché arrivano, dove vanno, quanto restano, quanto spendono, che cosa raccontano al ritorno e quale valore lasciano ai territori. Una destinazione non nasce semplicemente perché viene visitata. Diventa tale quando trasforma le proprie risorse in esperienze organizzate, accessibili, riconoscibili e desiderabili».

Gli aeroporti possono essere la svolta?
«Sono fondamentali. Senza accessibilità è difficile competere sui mercati nazionali e internazionali. Il rafforzamento dei collegamenti rappresenta uno dei segnali più importanti di questa fase perché riduce uno dei principali limiti storici della Calabria. Un aeroporto, però, non è una strategia turistica. È una porta d’ingresso. Fondamentale, certo, ma sempre una porta. L’aeroporto porta persone. La strategia decide cosa trovano quando arrivano. Decide se chi atterra a Lamezia scopre anche l’entroterra, se chi arriva a Reggio Calabria incontra un’offerta culturale e naturalistica più ampia, se Crotone diventa il punto di accesso a un racconto dello Ionio che unisca Magna Grecia, mare, cammini e aree interne. La vera sfida è collegare l’accessibilità esterna con la mobilità interna, i servizi, l’accoglienza e la costruzione di prodotti turistici. Altrimenti aumentano i voli, ma non necessariamente il valore economico generato».

Qual è il rischio principale di questa crescita?
«Il rischio è crescere senza cambiare modello. La Calabria continua a concentrare gran parte dei flussi in pochi mesi dell’anno e lungo la fascia costiera, con benefici distribuiti solo parzialmente sul resto del territorio. Le analisi della Banca d’Italia evidenziano da tempo una forte stagionalità e una significativa concentrazione della domanda nei comuni balneari. Il mare non è un limite, anzi: rappresenta il principale attrattore della regione. Proprio per questo dovrebbe diventare la porta d’ingresso verso il resto della Calabria. Se la crescita rimane confinata a luglio e agosto, negli stessi luoghi e con occupazione prevalentemente stagionale, produce numeri positivi ma non uno sviluppo equilibrato. La sfida è utilizzare la forza del turismo balneare per accompagnare i visitatori verso borghi, parchi, musei, santuari, aree interne, produzioni locali e cammini. Una Calabria davvero competitiva è una Calabria visitabile tutto l’anno».

Il boom degli stranieri è il dato più interessante?
«Probabilmente sì. L’aumento dei visitatori internazionali è un indicatore strategico perché può favorire la destagionalizzazione. Chi arriva dall’estero cerca spesso autenticità, cultura, paesaggi, gastronomia, natura e ritmi diversi. La Calabria possiede tutto questo, ma deve renderlo facilmente fruibile. Occorrono servizi multilingue, collegamenti efficienti, esperienze prenotabili online, personale formato e standard qualitativi omogenei. La domanda internazionale premia i territori organizzati. Se si promette autenticità ma si offre disorganizzazione, si perde reputazione. Se invece l’identità viene trasformata in un’offerta concreta, la competitività cresce senza snaturare il territorio».

Il Piano turistico regionale può essere una base utile?
«Può esserlo, soprattutto se diventa uno strumento operativo e non soltanto un documento di indirizzo. Il Piano esecutivo annuale della Promozione turistica 2026 richiama temi fondamentali come competitività, identità dei territori, qualità dell’offerta, integrazione tra turismo, cultura e ambiente. Sono obiettivi condivisibili. La vera sfida, però, è tradurli in azioni concrete. Destagionalizzare significa creare motivazioni reali per viaggiare anche nei mesi non estivi: eventi coerenti, itinerari, cammini, servizi, accordi con gli operatori e promozione mirata. Lo stesso vale per i pacchetti integrati. Non basta affiancare mare, borghi e degustazioni in uno slogan. Bisogna costruire esperienze acquistabili, facilmente fruibili e ben comunicate. È qui che si misura la differenza tra una semplice idea e un autentico prodotto turistico».

Da dove dovrebbe partire la Calabria per costruire questa rotta?
«Da una mappa chiara dei propri prodotti territoriali, non soltanto dei luoghi. La Calabria dispone di grandi potenzialità: mare, borghi, turismo culturale, cammini, parchi naturali, enogastronomia, turismo delle radici, spiritualità, archeologia, artigianato ed eventi. Tutto questo, però, deve diventare un sistema. Serve una maggiore connessione tra costa ed entroterra, tra aeroporti e itinerari, tra strutture ricettive ed esperienze locali. E i Comuni devono imparare a lavorare sempre più come destinazioni territoriali integrate, superando i confini amministrativi. Il marketing territoriale non consiste nel realizzare una campagna pubblicitaria più efficace, ma nel costruire una promessa credibile e mettere il territorio nelle condizioni di mantenerla».

Dove dovrebbe atterrare questa crescita?
«In un modello turistico più riconoscibile, equilibrato e identitario. Riconoscibile, perché la Calabria deve essere scelta per ciò che la rende unica e non soltanto come destinazione balneare conveniente. Equilibrato, perché i benefici del turismo devono distribuirsi meglio tra territori, stagioni, imprese e comunità. Identitario, perché la forza della Calabria non sta nell’imitare altre destinazioni, ma nel valorizzare la propria straordinaria diversità. L’obiettivo non può essere una classifica da celebrare in estate. Deve essere una regione capace di trattenere i visitatori più a lungo, di farli tornare, di distribuire i flussi anche oltre le mete più conosciute e di generare occupazione stabile e imprese più solide. La Calabria oggi dispone di un’occasione concreta. I numeri autorizzano l’ambizione, ma da soli non bastano. Servono metodo, governance, continuità e la capacità di misurare i risultati delle politiche adottate. La Calabria prende il volo quando aumentano gli arrivi. Diventa una destinazione matura quando impara a governare quel volo. Ed è proprio questa, oggi, la sfida decisiva».