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12/05/2026 ore 12.38
Economia e lavoro

Electrolux annuncia 1.700 licenziamenti: a rischio anche gli impianti produttivi

Il colosso svedese degli elettrodomestici è pronto a tagliare il 40% del personale occupato nei suoi 5 stabilimenti italiani

di Carmelo Idà

Electrolux si prepara a licenziare 1.700 lavoratori impiegati nei suoi 5 stabilimenti italiani. Lo ha annunciato l’azienda in un comunicato. Il Piano di ristrutturazione sarebbe legato a forti difficoltà di mercato. Il colosso svedese degli elettrodomestici definisce la decisione «l’avvio di un percorso per ottimizzare il proprio assetto organizzativo e produttivo in Italia».

Una scelta strategica, attuata per contrastare la «crisi attraversata dal settore», e che secondo Electrolux, «si inserisce in un più ampio piano globale del gruppo, finalizzato a migliorare l'efficienza operativa complessiva e a ottimizzare in modo mirato la capacità industriale su scala globale, con l'obiettivo di rendere l'organizzazione più agile e competitiva».

Electrolux in Italia

In Italia l’azienda svedese ha 5 stabilimenti: a Forlì, Cerreto d’Esì (Ancona), Porcia (Pordenone), Susegana (Treviso) e Solaro (Milano). I dipendenti sono 4.400. Il numero di tagli di personale previsti, circa il 40%, dice che l’azienda intende quasi dimezzare la produzione.

A rischio anche gli stabilimenti

Si teme che oltre che sul personale la scure dei tagli possa abbattersi sugli impianti produttivi con la chiusura di tutte o di parte delle linee di produzione. I sindacati non ci stanno e promettono battaglia. Fim, Fiom e Uilm hanno dichiarato lo stato di agitazione permanente e otto ore di sciopero nazionale e hanno chiesto l’intervento del Governo e della task force per le crisi aziendali del ministero delle Imprese.

Sindacati in campo, la versione dell’azienda

Per i sindacati la decisione assunta da Electrolux è «inaccettabile» e le scelte aziendali non possono essere pagate dai lavoratori. Per il gruppo svedese, invece, si tratta di un percorso quasi obbligato dal momento che, è scritto nel comunicato, «il settore degli elettrodomestici attraversa da anni una fase di marcata difficoltà in Europa a causa di diversi fattori, tra cui domanda persistentemente debole, una sempre maggiore pressione competitiva, costi strutturalmente elevati, e crescente complessità operativa».

I numeri dell’industria italiana degli elettrodomestici

Uno studio di Teha (del 2024) per Applia Italia, l’associazione dei produttori di elettrodomestici di Confindustria dice che il settore vale circa l’1% del Pil nazionale. La produzione di frigoriferi, lavatrici, piani cottura e macchinette del caffè ha un valore aggiunto di 20,1 miliardi, un fatturato di 114 miliardi e oltre 505mila occupati.

I prodotti italiani nel mondo

L’Italia è il terzo esportatore globale con oltre 6,8 miliardi di euro generati nel 2024. In termini di saldo commerciale di settore l’Italia è seconda in Europa ed è seconda nel mondo per esportazione di componentistica.

Le previsioni di mercato

Il mercato italiano degli elettrodomestici è stato valutato 9,45 miliardi di dollari nel 2025 e si stima che crescerà fino a 9,82 miliardi di dollari nel 2026 e raggiungerà gli 11,58 miliardi di dollari entro il 2031. Il segmento più forte, i grandi elettrodomestici, nel 2025 aveva una quota di mercato pari al 74,61% e si prevede che entro il 2031 crescerà del 4,21%.

Più investimenti in IA, maggiori rischi di tagli al personale

Le aziende investono in nuove tecnologie. E questo è un dato di fatto certificato dai bilanci societari. Whirlpol, Haier, Bsh, Lg Electronics, Samsung, Electrolux, Hisense e Midea, solo per citare le multinazionali che si trovano in posizione dominante, hanno speso oltre 500 milioni di dollari nell’ultimo biennio. Man mano che avanza l’automazione dei processi produttivi, con il controllo della meccanica affidato all’Intelligenza artificiale, cresce però di pari passo anche il rischio che il lavoro umano venga sostituito dalle macchine.