In Calabria l’economia cresce ma i giovani scappano: «50mila via dal Sud ogni anno, servono stipendi più alti»
Luca Bianchi, numero uno di Svimez, attacca la politica: «L’idea del salario minimo è ottima, ma non basta: proporremo sgravi fiscali per i ragazzi che restano a lavorare sul territorio»
Un Sud a due facce: da una parte la crescita economica, con parametri interessanti, dall’altra il continuo abbandono dei giovani, sempre più propensi ad andare via. E la Calabria è la regione che più di tutte soffre del dramma dell’emigrazione giovanile. Lo sa bene Luca Bianchi, direttore di Svimez, che da Cerisano sferza la politica: «Il Sud sta vivendo un paradosso – spiega – perché da un lato cresce anche più del Centro-Nord, dall’altro i numeri sull’occupazione sono negativi: ci sono troppi lavoratori poveri che ancora non riescono ad arrivare a fine mese e, soprattutto, non si frena la fuga dei giovani che continuano ad andare via. Dal nostro ultimo report sono 50mila l’anno e questo perché non vengono proposti loro salari o posti di lavoro adeguati».
“L’Europa può crescere senza le periferie?”. A Cerisano confronto sul futuro del Mezzogiorno con Conte e TridicoQuello dei salari non è però solo un problema che riguarda i giovani, visto che il reddito medio annuo in Calabria è sotto i 16mila euro. Lavoro sì, insomma, ma mal pagato: «Serve continuare sulle politiche d’investimento: in questo quadro – prosegue Bianchi – è importante, essenziale difendere la politica di coesione europea». E Svimez ha le idee chiarissime: «Noi faremo una proposta specifica e riteniamo che per i giovani che rimangono nel mezzogiorno ci sia bisogno di uno sgravio fiscale per aumentare i salari reali: non è possibile trasferirsi a Milano per fare una vita complessa e al limite quando tante potenzialità possono rimanere nel mezzogiorno. Questo è il primo tema che dovrebbe affrontare la politica».
Bianchi promuove il salario minimo: «Ma non basta più»
In questo senso la proposta del campo largo progressista sul salario minimo è, secondo Bianchi, importante: «I dati ci dicono che, laddove il salario minimo è stato introdotto, tutti gli stipendi sono aumentati. In Italia, in particolare nel Sud, dove rispetto agli anni del Covid abbiamo perso l’8% del potere d’acquisto dei salari, sarebbe uno strumento importante».
Aree interne, la Chiesa punta a invertire l’abbandono. La Calabria tra i territori che si svuotano di piùUna misura che, però, da sola non basta: «Serve aumentare – aggiunge Bianchi – i salari di nuova entrata e quelli dei giovani laureati: questo è fondamentale, vorrebbe dire poter investire sull’innovazione, che a sua volta crea produttività e migliorare ulteriormente gli stipendi. Servono – conclude il direttore di Svimez – politiche industriali selettive e servono interventi specifici per trattenere i giovani nel Sud Italia»