Gas e petrolio dall’area del Golfo a rischio: paura per forniture, bollette e rincari alimentari in Italia
Benzina ed energia ai massimi dal 2022. Ma a far temere è il conto della lista della spesa quotidiana: può salire del 15% e c’è il rischio di aumenti ingiustificati
Cinque navi cargo cariche di gas naturale liquefatto provenienti dal Qatar sono in viaggio verso il rigassificatore Adriatic Lng, piattaforma situata al largo di Porto Levante (Rovigo). Il terminal offshore accoglierà mezzo miliardo di metri cubi di gas importati da Edison. Il colosso QatarEnergy ha deciso lo stop della produzione dopo gli attacchi iraniani di domenica agli impianti di Mesaieed e di Ras Laffan che riforniscono Europa ed Asia. Il fermo delle forniture di gas e greggio riguarda tutti i paesi del Golfo Persico. Petroliere, cargo e gassiere devono passare dallo Stretto di Hormuz con il rischio di essere colpite da missili e droni di Teheran.
Per l’Italia il Gnl rappresenta circa un terzo dei consumi nazionali. I volumi maggiori arrivano dagli Usa, il Qatar è il secondo fornitore. Il carico a bordo delle 5 gassiere dirette a Porto Levante coprirà il fabbisogno di un mese di consumi.
Per il nostro paese dall’area del Golfo dipende anche una quota importante di forniture di petrolio, il 12,6%. Quota che Iraq (6,2%) e Arabia Saudita (5,9%) si spartiscono a metà, con una piccola ma anche essa rilevante partecipazione del Kuwait, lo 0,5%.
Secondo il gruppo di coordinamento Ue sul gas presso la Commissione europea «non ci sono problemi di sicurezza dell'approvvigionamento, ma i prezzi e le conseguenze rimangono motivo di forte preoccupazione». Bruxelles fa sapere che «la durata del conflitto, l'entità dei danni e la sospensione delle attività degli impianti di Gnl in Qatar determineranno le conseguenze per i mercati europei». La situazione non è delle migliori. I 27 dovranno definire un piano di interventi.
Per il New York Times, la strategia attuata dall’Iran, è stata il lascito più pesante dell’ayatollah Khamenei. Teheran era ben preparata e ora conta di tirarla per le lunghe per causare i maggiori danni possibili agli Usa e ai suoi alleati. Secondo l’Intelligence di Washington i depositi di armi del paese sono colmi di missili a medio raggio e di droni: le fabbriche iraniane, enormi bunker sotterranei, ne producono a centinaia per il fronte di guerra ucraino.
Ciò che sta accadendo in Medio Oriente ha già pesanti riflessi economici nel nostro paese: oggi la benzina costa mediamente 10 centesimi in più al litro con punte di 15/18 centesimi. Il Codacons denuncia aumenti fino a 2,5 euro ai distributori in autostrada.
Ad aprile si vedranno gli effetti del conflitto sul prezzo al consumo del gas, prezzo che in Europa è quasi raddoppiato. Si temono aumenti di almeno il 15% della bolletta energetica di famiglie ed imprese. Non mancano e non mancheranno fenomeni speculativi. Più a lungo durerà la crisi più saranno pesanti gli effetti economici della guerra sul vivere quotidiano degli italiani.
I prezzi sono destinati a salire nel trasporto su gomma e in quello aereo. Come pure nella distribuzione nel settore alimentare. Lo shock commerciale riguarderà tutti i comparti. Il turismo con accoglienza e ristorazione è un altro nervo scoperto. Da sabato scorso le prenotazioni di viaggi verso le principali destinazioni europee sono in calo da Stati Uniti, Canada e paesi asiatici anche per i timori di un ulteriore allargamento del conflitto. Sul fronte interno, le famiglie dovranno fare i conti con gli aumenti dei prezzi al consumo dei generi di prima necessità. Il conto della lista della spesa sarà più salato. Pane, pasta, cereali, latte, carne, caffè e zucchero potrebbero subire ritocchi, anche ingiustificati, fino al 15% in più del prezzo attuale di vendita.