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13/10/2026 ore 16.04
Economia e lavoro

Gasolio, rincari e accise: le cave schiacciate dai prezzi chiedono regole stabili e agevolazioni

Il costo del carburante è aumentato del 30% in sette mesi. Dal ripristino delle accise ordinarie ai limiti sulle agevolazioni per i mezzi d’opera, il costo del diesel pesa sul settore estrattivo. Federcave chiede misure strutturali e regole certe per salvaguardare produzione e investimenti

di Luana Costa

«Dal 6 ottobre il gasolio è tornato all’accisa ordinaria di 672,90 euro ogni mille litri, con un aumento di circa 6,1 centesimi al litro, iva compresa, rispetto al precedente regime agevolato. Per le cave, dove escavatori, pale, dumper e perforatrici consumano carburante durante ogni ora di lavoro, l’impatto è ben più significativo rispetto a quello di un normale automobilista».

A dirlo è Marcello Ferraro Restagno, presidente nazionale Federcave che in una nota evidenzia la fase di forte incertezza che attraversa il settore estrattivo a causa della pressione esercitata dal rincaro dei prezzi dei carburanti.

Secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 6 ottobre il prezzo medio nazionale del gasolio self sulla rete stradale era pari a 2,244 euro al litro, contro circa 1,72 euro alla fine di febbraio: «Un aumento di circa il 30% in poco più di sette mesi. Dopo i picchi di settembre, il parziale calo delle quotazioni non ha eliminato le difficoltà delle imprese, che devono programmare produzione, investimenti e forniture in un contesto di prezzi instabili» commenta Ferraro.

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Secondo la federazione, a pesare è anche il quadro normativo. Il D.Lgs. 43/2025 ha modificato la disciplina delle accise e, con l’informativa n. 43715 del 22 gennaio 2026, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha escluso dall’agevolazione sul gasolio impiegato come forza motrice i mezzi d’opera gommati immatricolati e muniti di targa, compresi quelli con targa gialla e contatore fiscale sigillato.

Una posizione contestata da Ance, che richiama il precedente orientamento del 2011, favorevole all’agevolazione in determinate condizioni per i mezzi utilizzati esclusivamente all’interno di siti produttivi delimitati. «Le imprese estrattive si trovano a sostenere contemporaneamente il rincaro del carburante e la perdita di un’agevolazione fondamentale per una parte dei mezzi impiegati nella produzione» spiega il presidente della federazione.

Una combinazione che rende più difficile mantenere gli equilibri economici delle commesse, soprattutto quando i prezzi di vendita sono stati concordati mesi prima e non possono essere aggiornati rapidamente. Le ripercussioni si estendono all’intera filiera. Il gasolio incide sui costi di estrazione, movimentazione e trasporto degli inerti, fino a raggiungere impianti di trasformazione e cantieri. Sulle Alpi Apuane, dal 9 marzo, i trasportatori di blocchi di marmo hanno introdotto un contributo temporaneo del 5% legato al costo del carburante.

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Anche Ance Chieti-Pescara ha evidenziato il doppio impatto sulle costruzioni, tra maggiori costi operativi e rincari dei materiali e dei trasporti. A rendere il quadro ancora più complesso è il disallineamento tra il prezzo del petrolio e quello del gasolio raffinato. Il costo del diesel dipende infatti anche dalla disponibilità delle raffinerie, dalle scorte e dai margini di raffinazione: di conseguenza, la diminuzione del Brent non comporta necessariamente una riduzione altrettanto rapida del carburante acquistato dalle imprese.

«Le riduzioni temporanee delle accise non bastano: un settore produttivo ha bisogno di certezze, non di misure occasionali». Per questo è necessario chiarire e ripristinare l’agevolazione sul gasolio utilizzato come forza motrice anche per i mezzi d’opera che lavorano stabilmente all’interno delle cave, evitando che la sola immatricolazione determini automaticamente l’esclusione dal beneficio.

Servono inoltre strumenti di compensazione estesi ai comparti produttivi ad alta intensità di consumo, meccanismi di accisa mobile più rapidi e prevedibili e sistemi efficaci di revisione dei prezzi negli appalti pubblici, capaci di riconoscere l’impatto del carburante sui materiali e sulle lavorazioni.

«Proteggere la sostenibilità economica delle cave significa tutelare una filiera essenziale che parte dai territori e arriva fino ai cantieri». È quindi necessario un confronto stabile tra istituzioni e settore estrattivo, affinché le misure adottate tengano conto delle specificità produttive del comparto e consentano alle imprese di programmare attività e investimenti con regole chiare e strumenti strutturali.