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19/01/2026 ore 16.00
Economia e lavoro

Groenlandia al centro della contesa, mentre l’ombra dei dazi complica gli equilibri geopolitici

Le pretese statunitensi sull’isola sono prive di fondamento e scatenano l’ira degli alleati. Washington (a caccia di petrolio, gas e terre rare) non si tira indietro e annuncia nuove tasse sui commerci

di Redazione Economia

Trump non molla la presa e sfodera l’arma dei dazi contro chi ostacolerà il progetto di acquisizione della Groenlandia. Il presidente americano insiste, alimentando polemiche e dissapori tra le fila degli alleati. La scorsa settimana Trump aveva prezzato la Groenlandia 5,6 miliardi di dollari, 100mila dollari a quota abitante (56mila), scatenando l’ira del governo danese. Il governo autonomo dell’isola ha rifiutato l’offerta e ribadito la sua ferma volontà di restare sotto l’egida di Copenaghen. Per tutta risposta, alcuni paesi europei hanno rafforzato la loro presenza nei presidi militari Nato esistenti fin dai tempi della Guerra fredda. E così Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia e Regno Unito si sono visti recapitare un preavviso di aumento dei dazi, pari al 10%, per la decisione di voler ostacolare le mire espansionistiche di Washington.

La Francia ha replicato minacciando l’adozione delle misure anti-coercizione previsto da un apposito strumento Ue introdotto nel 2021 nell’ordinamento comunitario. Serve a scoraggiare e contrastare le pressioni esercitate da Paesi terzi che cercano di influenzare le decisioni dell'UE o dei suoi Stati membri attraverso misure economiche punitive. Il caso eclatante è rappresentato dalle limitazioni commerciali che la Cina pose alla Lituania, a seguito dell'annuncio da parte di quest'ultima di voler intensificare le relazioni commerciali con Taiwan.
Le misure anti-coercizione sono progettate per essere mirate. La gamma di opzioni è ampia per consentire risposte efficaci e include: restrizioni su import/export di beni e servizi, limitazioni agli investimenti diretti esteri e ai diritti di proprietà intellettuale, restrizioni all'accesso agli appalti pubblici Ue e all'immissione sul mercato di prodotti regolamentati. Possono essere attuate rapidamente. La scorsa estate la Commissione aveva approvato un pacchetto da 93 miliardi, sospeso dopo l’accordo raggiunto in Scozia. Le contromisure Ue vanno a colpire le produzioni di eccellenza Usa e le aziende che hanno contratti miliardari con i 27. Tutto sospeso in attesa della decisione di Trump. E c’è attesa per il vertice Usa-Ue in programma nelle prossime ore a Davos. Le riunioni del 56esimo World economic forum potrebbero aiutare a stemperare le tensioni.

È chiaro che Trump ha puntato le ricchezze del suolo e del sottosuolo allettato dalla presenza di grandi quantità di petrolio, gas, minerali e terre rare. Ma è difficile ipotizzare che possa assicurarsi i diritti di sfruttamento di questo territorio per altro soggetti a trattati Nato sottoscritti negli Anni 50. Le ricchezze fanno gola perché i numeri sono fuori scala: si parla di 3/4mila miliardi di dollari.

Un report scientifico del Mit ripreso dal New York Times ha ben descritto il quadro delle potenzialità economiche dell’isola (quelle strategiche sono implicite) ma ha anche avvertito che nel breve termine i benefici di una quanto mai improbabile “acquisizione” sarebbero tutt’altro che scontati.

Intanto perché le attività estrattive avverrebbero in condizioni climatiche proibitive che fiaccherebbero e danneggerebbero uomini e mezzi impiegati. Se anche la Groenlandia fosse la regione in assoluto più ricca di risorse del mondo il costo per appropriarsene sarebbe così alto da azzerarne il valore.

In base ai rapporti del Geological Survey of Denmark and Greenland (anticipati e riportati da un articolo di LaC news24 il 9 gennaio scorso), nel sottosuolo dell’isola si troverebbero riserve di gas naturale pari al 30% di quelle mondiali e giacimenti di petrolio pari al 15% di quelli mondiali. Le riserve di terre rare sarebbero pari a 1,5 milioni di tonnellate. Parliamo di 4.400 miliardi di dollari di valore: 2mila e 700 miliardi di metalli e terre rare e 1.700 miliardi di gas e petrolio. Lungo le coste orientali della Groenlandia sono presenti grandi giacimenti di platino, titanio, vanadio e molibdeno, mentre quelle meridionali sono ricche di litio, fluorite, tantalio, niobio e grafite associati a lantanio, cerio, ittrio e scandio, questi ultimi molto ricercati per l’industria tecnologica e per la transizione energetica. Nel Sud sono presenti grandi quantità di uranio e di oro, di diamanti e rubini. La Groenlandia è un giacimento a cielo aperto ma lo sfruttamento delle risorse non è consentito per ragioni di tutela ambientale e laddove è possibile, come nel caso di alcune miniere di oro e metalli, avviene nel rispetto di vincoli molto rigidi. In ogni caso economie e sfruttamento spettano ai locali. Le mire espansionistiche di Washington cozzeranno contro il diritto internazionale, in primis quello che tutela i principi che  consentono l’autodeterminazione per governi e popoli.

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