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04/04/2025 ore 16.30
Economia e lavoro

I dazi di Trump sono un nuovo 11 settembre per le Borse: Milano giù del 7,5%. E la Cina contrattacca: tasse al 34%

Un calo così drastico a Piazza affari non si registrava dal giorno dell’attacco alle torri gemelle. Il ministero del Commercio cinese ha inoltre annunciato controlli sulle esportazioni di sette elementi chimici delle terre rare

di Bruno Mirante

«I dazi? Una tipica pratica di bullismo unilaterale che mette a repentaglio la stabilità dell'ordine economico e commerciale globale». La guerra commerciale globale dichiarata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, oltre a far sprofondare le Borse europee, ha causato l'immediata risposta della Cina. Il nuovo e dirompente protezionismo americano ha provocato ieri uno shock sui mercati finanziari. A Piazza Affari l'indice Ftse Mib ha registrato una flessione di oltre il 7,5%, speculare a quanto si è verificato l'11 settembre 2001, a seguito dell'attacco alle Torri Gemelle. In caduta libera anche le banche e le assicurazioni: Mps, Banco Bpm e Popolare di Sondrio perdono oltre l'11%, perdite pesanti anche per Unicredit e Mediolanum (-10%), Mediobanca e Intesa (-9%). Nel listino principale, soffrono Stellantis (-8%) e Tim (-7,6%) mentre sono in profondo rosso Iveco (-11,8%), Leonardo (-11,4%), Azimut (-11,3%).

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I precedenti

L'indice ha registrato negli anni "solo" dieci sedute peggiori: il 24 giugno del 2016, in occasione del post referendum della Brexit, il listino ha registrato un calo del 12,48%; il 6 ottobre 2008, con il fallimento Lehman Brothers, la flessione è stata dell'8,24%; in occasione dell'attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono, il calo fu del 7,57%. Poi tra gli altri scivoloni più clamorosi di Piazza Affari si ricordano quelli registrati nel corso delle due crisi finanziarie del 2008 e del 2011: il 10 ottobre 2008 (-7,14%), il primo novembre 2011 (-6,80%), il 16 ottobre 2008 (-6,78%), il 10 agosto 2011 (-6,65%), il 14 settembre 2001 (-6,62%), il 30 marzo (-6,57%) e il primo dicembre 2008 (-6,26%).

Le reazioni politiche

Inevitabili le reazioni politiche. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha fatto sapere che l’Unione europea risponderà a breve alle nuove scelte americane, probabilmente tra fine aprile e inizio maggio. Al tempo stesso, ha ribadito di essere pronta a negoziare un compromesso con Washington. Me è stata la Cina a rompere gli indugi rispondendo per le rime al presidente Trump. Il governo cinese ha annunciato oggi l'imposizione di dazi doganali del 34% su tutte le importazioni di beni americani a partire dal 10 aprile. Il ministero del Commercio cinese ha inoltre annunciato controlli sulle esportazioni di sette elementi chimici delle terre rare, tra cui il gadolinio, utilizzato nelle risonanze magnetiche, e l'ittrio, utilizzato nell'elettronica di consumo.

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La Cina presenta ricorso al Wto

La Cina ha anche comunicato di aver presentato ricorso all'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) in risposta ai dazi imposti dagli Stati Uniti sulle sue esportazioni. «La Cina ha presentato un reclamo ai sensi del meccanismo di risoluzione delle controversie del Wto», ha reso noto il ministero del Commercio di Pechino.

Nel comunicato si legge che «l'imposizione da parte degli Stati Uniti dei cosiddetti "dazi reciproci" viola gravemente le regole del Wto, danneggia gravemente i diritti e gli interessi legittimi dei membri del Wto e mina gravemente il sistema commerciale multilaterale basato sulle regole e l'ordine economico e commerciale internazionale». E ancora: «È una tipica pratica di bullismo unilaterale che mette a repentaglio la stabilità dell'ordine economico e commerciale globale. La Cina si oppone fermamente a questo», prosegue il ministero del Commercio cinese, sottolineando che Pechino è «sempre stato uno strenuo difensore dell'ordine economico e commerciale internazionale e uno strenuo sostenitore del sistema commerciale multilaterale. Esortiamo gli Stati Uniti a correggere immediatamente le loro pratiche sbagliate e ad annullare i dazi unilaterali».