Il Governo riduce i fondi per la “Transizione 5.0”: meno risorse e crediti ridotti per migliaia di aziende
Oltre 7mila imprese ammesse al finanziamento dovranno accontentarsi di bonus compresi tra il 12,25% ed il 15,75% dell’investimento effettuato in risparmio energetico. Dure critiche da Confindustria
Ci sono i soldi per assicurare il credito d’imposta sugli investimenti in beni strumentali, ma non per gli impianti a risparmio energetico. Sono 7.417 i progetti inseriti nella lista d’attesa del piano Transizione 5.0 che riceveranno solo una piccola percentuale del credito di imposta spettante, per come previsto dal programma originario di finanziamenti. Mancano le risorse, il Governo ha fatto una scelta ben precisa e i tagli saranno consistenti: chi si ritrova in coda alla graduatoria potrà ottenere un bonus pari al 35% dell’aliquota massima del 45% prevista per i progetti a più alta efficienza energetica. Lo prevede il Decreto fiscale approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri. Provvedimento d’urgenza adottato da Palazzo Chigi che consente di risparmiare 763 milioni di euro (il fondo Transizione 5.0 prevede 1,3 miliardi) che potrebbero servire per ulteriori interventi a sostegno dell’economia nazionale in questo periodo di incertezza e di difficoltà. Sulla decisione hanno pesato gli effetti del conflitto in Medio Oriente i cui riflessi destano gravi preoccupazioni. A conti fatti le aziende che hanno investito in transizione energetica potrebbero vedersi riconoscere un credito d’imposta ridottissimo, compreso tra il 12,25% ed il 15,75% dell’investimento effettuato. I progetti in lista valgono 1,65 miliardi. Il Governo spenderà 537 milioni, il 35% del credito d’imposta complessivamente richiesto dalle imprese, risparmiandone 763.
Sarà il Gestore dei servizi energetici a comunicare alle imprese ammesse al finanziamento il credito d’imposta utilizzabile. Confindustria critica duramente la decisione del Governo e chiede a Palazzo Chigi di mantenere gli impegni presi rivedendo il provvedimento in sede di conversione del Decreto fiscale. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha spiegato che è stato deciso «di dare un minimo di garanzia per agevolazioni paragonabili alla vecchia 4.0». In una nota Palazzo Chigi ha preannunciato «l’intenzione di avviare nei prossimi giorni un tavolo di confronto con le categorie produttive interessate» che servirà a «valutare, in sede di conversione del decreto, eventuali risorse aggiuntive che si rendano disponibili, anche alla stregua delle osservazioni che saranno ricevute sull’ordine di priorità per il loro utilizzo».