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23/07/2026 ore 19.00
Economia e lavoro

Il lavoro in bilico sulla battigia: gestire un lido tra le ferite di Harry e il rebus Bolkestein

L'estate della ripartenza convive con le ferite lasciate dal ciclone e con le incognite delle concessioni demaniali: il futuro dei lidi si gioca tra ricostruzione e nuove regole

di Silvio Cacciatore

Sotto il sole di questa estate 2026, per molti stabilimenti balneari dell'Area Grecanica la stagione non è cominciata con l'arrivo dei primi turisti, ma con le ruspe impegnate a liberare gli arenili devastati dal ciclone Harry. In diversi tratti della costa il tempo delle prenotazioni è stato preceduto da quello della ricostruzione. Se oggi ombrelloni e lettini sono tornati sulla spiaggia, è perché decine di imprenditori hanno scelto di riaprire mentre il territorio cercava ancora di rialzarsi.

Gestire un lido, oggi, significa fare i conti contemporaneamente con due emergenze. La prima è quella materiale, lasciata dall'erosione e dalle mareggiate che hanno ridotto gli spazi disponibili e imposto una continua riorganizzazione degli arenili. La seconda è quella normativa, alimentata dall'incertezza che continua a circondare il futuro delle concessioni demaniali.

Laddove fino a pochi mesi fa c'erano decine di metri di spiaggia, oggi in alcuni casi resta appena lo spazio indispensabile per garantire i servizi. Ogni metro quadrato deve essere ripensato conciliando sicurezza, accessibilità, sostenibilità e il rispetto della quota di spiaggia libera prevista dalla legge. Un equilibrio delicatissimo che ha trasformato il lavoro del gestore in una continua attività di pianificazione.

Massimo Nucera, presidente regionale di Federbalneari, lo aveva previsto già all'indomani del ciclone: quella del 2026 sarebbe stata una stagione diversa da tutte le altre. Una previsione che si è rivelata fondata. Molti stabilimenti hanno sostituito strutture fisse con soluzioni facilmente rimovibili, capaci di essere smontate rapidamente in caso di nuove allerte meteo. Una scelta nata dalla necessità più che dall'innovazione, ma destinata probabilmente a diventare il nuovo modello organizzativo di molte attività balneari.

Sul fronte normativo, la Calabria ha cercato di offrire una prima risposta con la legge regionale approvata a maggio, che consente licenze suppletive e lo spostamento temporaneo delle concessioni nelle aree rimaste integre. La decisione del Governo di non impugnare la norma ha rappresentato un elemento di stabilità nel pieno della stagione turistica. Resta però un percorso amministrativo complesso, fatto di autorizzazioni, controlli e adempimenti che richiedono tempi spesso incompatibili con l'urgenza di salvare un'estate.

Ma il pensiero corre inevitabilmente anche al 2027. Entro il 30 giugno del prossimo anno dovranno infatti concludersi le procedure di gara previste dalla direttiva Bolkestein. Chi oggi investe per migliorare servizi, accessibilità, innovazione o sostenibilità lo fa senza sapere se potrà continuare a gestire quello stesso stabilimento. A rendere ancora più delicato il quadro pesa la posizione della Commissione europea, che continua a escludere il riconoscimento dell'avviamento commerciale, limitando gli eventuali indennizzi ai soli investimenti materiali non ancora ammortizzati.

In Calabria gli stabilimenti balneari rappresentano molto più di un'attività stagionale. Sono imprese che generano occupazione, presidiano il territorio e costituiscono spesso il principale motore economico delle località costiere. Anche per questo i ristori concessi dopo Harry hanno consentito a molte aziende di riaprire, ma non hanno cancellato le incognite sul futuro.

L'estate 2026 racconta così una categoria costretta a convivere con due fronti aperti: da una parte le ferite lasciate dal ciclone, dall'altra quelle prodotte da una riforma ancora incompiuta. Tra la ricostruzione degli arenili e l'attesa delle gare, i gestori continuano a fare ciò che hanno sempre fatto: tenere aperti i propri lidi e difendere un pezzo di economia che, soprattutto nell'Area Grecanica, continua a rappresentare una delle poche occasioni di sviluppo.