Sezioni
Edizioni locali
16/05/2026 ore 16.04
Economia e lavoro

Il paradosso in Calabria: imprese senza personale e giovani che non si candidano. Ecco cosa sta succedendo

Mancano i candidati e le selezioni vanno deserte. Le aziende sono sempre più in difficoltà perché non riescono a trovare personale con profili in linea con le proprie necessità

di Carmelo Idà

Si cercano ma non si trovano. In Calabria la domanda e l’offerta di lavoro non riescono a raggiungere un punto d’equilibrio e d’incontro. Le aziende che cercano profili in linea con le proprie necessità sono spesso costrette a gettare la spugna. Al contrario, chi è a caccia di un impiego o è troppo qualificato o non lo è per nulla o sceglie di non mettersi in gioco. In generale aumentano i casi in cui la ricerca di profili aziendali avviata dalle imprese finisce per andare deserta per mancanza di candidati.

Da Nord a Sud è crisi

Non è una questione solo calabrese. Tanto che si moltiplicano gli allarmi lanciati dalle maggiori associazioni di categoria dei datori di lavoro. Da Nord a Sud, insomma, il quadro si fa preoccupante. Incrociando i dati di Unioncamere e ministero del Lavoro confluiti nel sistema informativo Excelsior ci si rende conto che qualcosa non va.

Sempre meno candidati ai colloqui di lavoro

La Cgia dice che in Calabria la percentuale di difficoltà di reperimento di personale per mancanza di candidati disponibili a coprire le posizioni richieste è pari al 28,7%. Dal 2017 ad oggi, anche in ragione del notevole salto in avanti fatto dall’innovazione tecnologica applicata ai processi produttivi aziendali, la percentuale di scoperture è passata dal 9% al 30%. Maggiori competenze e maggiore qualificazione non trovano facile copertura sul mercato.    

Dove sta il problema?

In organigramma le scoperture toccano però tutte le aree e tutti i processi aziendali. Mancano candidati, infatti, anche laddove il lavoro richiesto non è qualificato né altamente specializzato. Bisogna dunque chiedersi se i percorsi di formazione del personale siano adeguati alle richieste delle aziende. E nel caso non lo siano bisogna trovare il modo di integrarli e renderli compatibili. Risulta sempre più determinante l’impiego dell’IA il cui utilizzo richiede competenze specifiche. Altro limite, sostiene ancora l’associazione degli artigiani, è rappresentato dalle lungaggini dei percorsi selettivi e dai tempi di attesa ad essi collegati che spingono molti aspiranti lavoratori a rinunciare

Incide la crisi demografica

Mancano candidati anche perché, sottolinea la Cgia, i giovani sono numericamente di meno rispetto al passato. Di conseguenza, in molti settori sono diventati una risorsa difficile da reperire. A questo va ad aggiungersi il fenomeno dell’emigrazione all’estero. Oltre 2,5 milioni di under 35 hanno lasciato il Paese negli ultimi 20 anni, 162mila sono calabresi. Rappresentano il 32,4% di questa fascia di popolazione regionale. La Calabria è preceduta dalla Sardegna (prima con il 40,6% dei giovani in fuga) e dalla Basilicata (32,9%).

I settori più colpiti dalla difficoltà di reperimento di lavoratori

Il settore con le maggiori difficoltà di reperimento del personale, dice la Cgia, è quello delle costruzioni. Seguono l’industria del legno, le utilities (acqua, luge, gas), l’industria metalmeccanica ed elettronica; i servizi turistici, di alloggio e ristorazione; i servizi informatici e di comunicazione; l’industria tessile, l’abbigliamento e le calzature; i servizi alla persona; i servizi di trasporto e la logistica.

Le richieste di personale delle aziende calabresi

L’associazione degli artigiani evidenzia che su 154.640 entrate previste nel 2025, sono mancati 44.397 candidati, il 28,7%. La maglia nera va alla provincia di Crotone con il 30,6%. Cosenza, Vibo Valentia e Catanzaro superano il 29%, mentre Reggio Calabria è al 26,9%. Un vero e proprio paradosso visti gli alti livelli di disoccupazione che registra la regione.

I contratti e le condizioni di lavoro

Con il decreto lavoro approvato da poco il Governo ha lanciato il salario giusto con l'obiettivo di garantire ai lavoratori una retribuzione adeguata e smascherare i contratti truffa. Tra le ragioni che spingono i giovani a lasciare il Sud e in molti casi l’Italia c’è proprio il difficile bilanciamento tra attività svolta, salario e qualità della vita. Contratti al limite della legalità e difficili condizioni di lavoro, precariato e incertezze spingono i giovani alla fuga.

Un mercato del lavoro con sempre meno aspiranti al posto

Con meno forza lavoro e con meno occupati rispetto al resto del Paese, la Calabria non recupera terreno mantenendo intatti limiti e debolezze strutturali. La disoccupazione è in calo per effetto dell’aumento delle partenze verso altre regioni e verso l’estero e per effetto dell’aumento del numero degli inattivi cioè delle persone che non lavorano e che non cercano lavoro. Lo dicono i dati Istat sul mercato del lavoro nel IV trimestre del 2025.

I redditi delle famiglie

Eurostat dice che la Calabria è tra le regioni più povere d’Europa sia in termini di reddito pro capite sia in termini di reddito familiare. Confesercenti e Confcommercio lamentano la forte crisi delle piccole imprese del commercio e dell'artigianato la cui presenza sul territorio si sta sempre più frammentando e assottigliando.

La forza lavoro

La forza lavoro, che comprende le persone occupate e quelle disoccupate di età compresa tra i 15 e i 64 anni, è pari al 51,7% della popolazione attiva, 623mila persone su una popolazione di 1.828.607 residenti censiti al 30 novembre 2025: anche in questo caso si tratta della quota più bassa d’Italia. Gli inattivi sono 558mila, il 48,3%, e rappresentano il tasso percentuale più alto del Paese.

Gli occupati

Gli occupati in Calabria sono 562mila, il 46,4% della popolazione attiva. Il dato percentuale più basso d’Italia. La Calabria è ultima, preceduta di pochissimo dalla Campania con il 46,7% e dalla Sicilia con il 47,3%. La media nazionale di occupati si attesta al 62,5%, dunque la nostra regione è sotto di 12 punti. Nonostante ciò i giovani disertano le selezioni.

La disoccupazione

In Calabria la disoccupazione è al 9,8%. Secondo l’Istat le persone in cerca di lavoro sono solo 81mila. La provincia con il più alto tasso di disoccupati è Crotone (12,3%), seguita da Catanzaro (10,5%), Cosenza (10,4%), Reggio Calabria (8,5%) e Vibo valentia (7,8%).

Il dramma dei giovani

In Calabria tra gli under 35 l’occupazione cresce del 4,1%, in controtendenza rispetto al resto del Paese dove nel 2025 si è registrato un balzo in avanti dei lavoratori over 50. Nella nostra regione il tasso di occupazione giovanile è salito al 30,3%, anche resta tra i più bassi d’Italia. La disoccupazione giovanile è al 18% mentre i giovani di età compresa tra i 16 ed i 25 anni che non studiano e non lavorano sono il 20,8%, una delle percentuali più alte d’Italia.