Il parco eolico Cerzeto si ferma: la Regione Calabria congela il progetto da 17 milioni di euro (e 18 megawatt)
Bloccata l’Autorizzazione unica per l’impianto previsto tra Mongrassano e Cerzeto. La Cittadella chiede circa quaranta integrazioni tecniche su impatto ambientale, garanzie finanziarie e sicurezza del progetto
Doveva diventare uno dei nuovi tasselli della produzione energetica da fonti rinnovabili in Calabria. Invece il progetto del parco eolico Cerzeto, previsto sui crinali tra Mongrassano e Cerzeto, nel Cosentino, oggi è fermo nel pieno dell’iter autorizzativo. Un impianto da 18 megawatt, con aerogeneratori alti oltre 200 metri e un investimento stimato in più di 17 milioni di euro, che al momento resta bloccato in attesa di chiarimenti tecnici e integrazioni documentali richieste dalla Regione. La vicenda è diventata il simbolo delle difficoltà che accompagnano molti progetti legati alla transizione energetica: la necessità di aumentare la produzione di energia pulita si scontra spesso con verifiche ambientali, vincoli territoriali, opposizioni locali e richieste di garanzie economiche sempre più dettagliate. Non un semplice scontro tra favorevoli e contrari alle pale eoliche, dunque, ma il punto critico in cui sviluppo industriale, procedure amministrative e tutela del territorio finiscono per intrecciarsi. A portare il caso al centro del dibattito pubblico è stato il Consiglio comunale aperto convocato il 20 aprile a Mongrassano, come riportato da Il Sole 24 Ore. Durante l’incontro cittadini e amministratori hanno elencato una lunga serie di criticità legate all’intervento: dalla collocazione degli impianti alla vicinanza con le abitazioni, fino ai possibili effetti sul territorio dal punto di vista idrogeologico e acustico. Sul tavolo anche le opere accessorie necessarie alla realizzazione del parco e le garanzie economiche offerte dal soggetto proponente.
Mongrassano boccia il parco eolico Cerzeto: pale alte 200 metri troppo vicine alle franeTra gli aspetti che hanno alimentato maggiormente il confronto pubblico c’è il rapporto tra l’entità dell’investimento annunciato — oltre 17 milioni di euro — e il capitale sociale della società proponente, Sthep Srl, indicato in 10 mila euro. Un elemento che ha sollevato dubbi e richieste di approfondimento, pur in presenza di una struttura societaria più ampia alle spalle del progetto. Nel 2023, infatti, Sthep è entrata nel perimetro di Ortus Power Resources Italy, piattaforma italiana attiva nel settore delle rinnovabili nata dall’investimento della statunitense Ortus Climate Mitigation e del fondo francese Capenergie 4, gestito da Omnes. Il gruppo opera nello sviluppo di impianti solari, eolici e sistemi di accumulo energetico e dichiara una pipeline di progetti superiore ai 2 gigawatt. Il passaggio decisivo è arrivato pochi giorni dopo il Consiglio comunale. Con la nota protocollo 331746 del 23 aprile 2026, il Dipartimento per la Sostenibilità ambientale della Regione Calabria ha sospeso l’istanza di Autorizzazione unica, chiedendo alla società circa quaranta integrazioni progettuali da presentare entro trenta giorni. Secondo gli uffici regionali, la documentazione depositata risulta incompleta su diversi aspetti considerati centrali per la valutazione dell’impianto. Le richieste riguardano la connessione alla rete elettrica, le distanze dai centri abitati, l’impatto acustico e i campi elettromagnetici, ma anche i vincoli forestali, gli usi civici e l’eventuale interessamento di uliveti.
La Regione ha inoltre chiesto chiarimenti sulla solidità finanziaria dell’operazione e sulle garanzie previste per la futura dismissione dell’impianto e il ripristino ambientale delle aree coinvolte. Senza integrazioni ritenute adeguate, il progetto rischia ora di non superare la fase autorizzativa. Il caso Cerzeto racconta così una dinamica che va oltre il singolo impianto. Molti progetti per le energie rinnovabili, infatti, non si fermano sugli obiettivi energetici o sugli annunci industriali, ma nel momento in cui devono confrontarsi con iter amministrativi complessi, prescrizioni tecniche e territori che chiedono maggiori tutele. Una questione particolarmente delicata in Calabria, dove gran parte delle aree interne e montane presenta fragilità ambientali e infrastrutturali che rendono ancora più difficile trovare un equilibrio tra sviluppo energetico e salvaguardia del territorio.