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22/02/2026 ore 21.05
Economia e lavoro

Il Sistema integrato di Risparmio erariale Fabio Conditi per investimenti, lavoro e rilancio economico della Calabria

Parla il presidente dell’associazione Moneta Positiva, una realtà che da anni promuove soluzioni innovative per affrontare la crisi economica italiana e sostenere i territori più fragili: «Il Sire non sostituisce l’euro, ecco come funziona»

di Lorenzo Muratore

Fabio Conditi è il presidente dell’associazione Moneta Positiva, una realtà che da anni promuove soluzioni innovative per affrontare la crisi economica italiana e sostenere i territori più fragili, come la Calabria. Al centro della sua proposta c’è il SIRE – Sistema Integrato di Risparmio Erariale, uno strumento di moneta elettronica fiscale che, secondo i promotori, permetterebbe a Stato, Regioni e Comuni di finanziare investimenti e politiche per il lavoro senza aumentare il debito pubblico, nel rispetto delle norme italiane ed europee. In una regione segnata da disoccupazione strutturale, emigrazione giovanile e stagnazione produttiva, la proposta di Conditi si presenta come un tentativo concreto di rilanciare imprese, agricoltura, turismo e infrastrutture, puntando su una maggiore autonomia finanziaria e su una gestione più dinamica delle risorse pubbliche.

Presidente Conditi, partiamo dall’inizio: che cos’è esattamente il SIRE e in cosa si differenzia dall’euro che utilizziamo ogni giorno?

«Il SIRE – Sistema Integrato di Risparmio Erariale – non è una nuova moneta e non sostituisce l’euro. È un credito d’imposta elettronico cedibile, emesso dallo Stato o da una Regione, utilizzabile per pagare tasse e contributi in futuro, ipotizzando un utilizzo dopo due anni per consentire all’economia di generare l’aumento di gettito necessario. L’euro è moneta a corso legale, ma la maggior parte della moneta in circolazione è elettronica ed è creata dalle banche private tramite i prestiti, con un aumento esponenziale del debito pubblico e privato. Il SIRE, invece, è uno strumento fiscale già previsto dalle norme italiane ed europee e consente di finanziare investimenti e rilanciare l’economia reale senza creare nuovo debito».

Lei sostiene che una Regione possa emettere moneta elettronica nel rispetto delle norme italiane ed europee. Su quali basi giuridiche si fonda questa affermazione?

«Le basi giuridiche sono solide. La Costituzione, agli articoli 117 e 119, riconosce alle Regioni competenze su sviluppo economico, tributi e bilanci regionali. Il Testo Unico Bancario disciplina l’emissione di moneta elettronica e la normativa sui crediti d’imposta cedibili è operativa in Italia dal 2020. Il Manuale del Deficit e del Debito Pubblico dell’Unione Europea, aggiornato nel 2022, chiarisce inoltre che questi strumenti non rientrano nel debito pubblico e, in alcuni casi, neppure nel deficit. Non si crea quindi una nuova moneta, ma si utilizza in modo innovativo uno strumento fiscale già legittimo».

Molti temono che iniziative del genere possano violare i Trattati europei o entrare in conflitto con la Banca Centrale Europea. Perché, secondo voi, non è così?

«Il SIRE non è moneta a corso legale, non ha corso forzoso e non incide sulla politica monetaria della BCE. I Trattati vietano agli Stati di stampare banconote, non di emettere crediti fiscali, come chiarito dal Manuale del Deficit e del Debito Pubblico aggiornato da Eurostat nel 2022. La BCE non viene coinvolta perché il SIRE opera sul piano delle politiche fiscali, come avviene già per bonus edilizi e incentivi fiscali».

In concreto, se la Calabria adottasse il SIRE, cosa cambierebbe per una piccola impresa agricola o per un operatore turistico?

«Un produttore di cipolla di Tropea potrebbe ricevere SIRE per investimenti in macchinari, qualità o export, pagando senza necessità di liquidità in euro. Un operatore turistico potrebbe utilizzarli per ristrutturare, digitalizzarsi o allungare la stagione. I SIRE possono circolare nel circuito locale, essere ceduti ad altri operatori o utilizzati per pagare le tasse. Il risultato è più liquidità, più lavoro, più entrate fiscali e minore dipendenza dal credito bancario. Nei primi due anni la Regione incasserebbe più gettito grazie alla loro circolazione; quando verranno usati per compensare le imposte, una parte delle entrate sarà già stata acquisita».

La Calabria soffre di disoccupazione giovanile e fuga di competenze. In che modo questo strumento può creare lavoro reale?

«Il meccanismo è diretto. La Regione emette SIRE per cantieri, servizi, innovazione, formazione e sostegno alle imprese locali. Le imprese assumono perché aumentano domanda, ordini e investimenti. Non è teoria, ma spesa mirata sull’economia reale che attiva lavoro immediato, soprattutto per giovani e professionisti qualificati».

Parlate di crescita senza nuovo debito. Come può lo Stato o una Regione finanziare investimenti senza indebitarsi?

«Il SIRE non richiede prestiti dai mercati o dalle banche. Lo Stato o la Regione concedono un credito fiscale utilizzabile dopo due anni, spendibile subito e con un incremento annuo del 3 per cento. Secondo le regole europee non costituisce debito ex ante. Se l’economia cresce, aumentano le entrate fiscali e il sistema può risultare sostenibile anche ex post».

Che spazio apre per il vostro progetto il riconoscimento dei crediti d’imposta cedibili da parte dell’Unione Europea?

«Apre uno spazio importante. L’Unione Europea ha riconosciuto crediti d’imposta cedibili a tutti, comprese banche e istituti finanziari, riportabili negli anni successivi e utilizzabili per compensare qualsiasi debito verso lo Stato. Questo consente politiche espansive, legali e trasparenti, anche a livello regionale. Il SIRE nasce proprio in questo quadro normativo».

Se la Regione Calabria decidesse di sperimentare il SIRE, quali sarebbero le prime priorità?

«Lavoro e imprese locali, con incentivi ad agricoltura di qualità, turismo sostenibile e piccole e medie imprese. Infrastrutture e messa in sicurezza del territorio, intervenendo su strade, dissesto idrogeologico ed edilizia danneggiata. Giovani e competenze, attraverso incentivi all’assunzione, rientro dei cervelli e sostegno alle start-up innovative. Tre leve concrete per ridurre il divario economico tra Nord e Sud».

Ai cittadini scettici, qual è il messaggio finale che vuole lanciare?

«Non è un salto nel buio, ma uno strumento previsto dalle regole italiane ed europee. Il credito d’imposta cedibile è richiamato anche da Mario Draghi nel suo Report sul futuro della competitività europea. Non toglie nulla a nessuno: aggiunge opportunità, lavoro, imprese e servizi. È un modo per rimettere in moto l’economia reale senza lasciare nuovi debiti alle generazioni future».

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