Imprese con l’acqua alla gola per i debiti, la Calabria pensa a un Garante per evitare crisi e aumentare le tutele
La proposta di legge di Orlandino Greco approda in Consiglio regionale. Se passerà, la figura avrà uno stipendio di 50mila euro e proverà ad aiutare i soggetti vulnerabili e migliorare il coordinamento tra tribunali, banche e organismi di composizione dei problemi finanziari
Una nuova figura istituzionale per affrontare una delle emergenze silenziose dell’economia contemporanea: il sovraindebitamento. È questo il cuore della proposta di legge regionale presentata da Orlandino Greco, presidente della I Commissione consiliare, che introduce il Garante regionale per il sovraindebitamento e la crisi d’impresa.
Il punto di partenza è una constatazione che nella relazione non lascia spazio a equivoci: «Il fenomeno del sovraindebitamento ha assunto una dimensione sempre più rilevante». Non è più una questione residuale, ma un dato strutturale dell’economia contemporanea, aggravato da anni di crisi, dall’aumento dei costi e dalla difficoltà di accesso al credito.
Eppure gli strumenti per affrontarlo, almeno sulla carta, esistono. Il Codice della crisi d’impresa ha costruito un impianto normativo articolato, pensato per accompagnare debitori e imprese fuori dalle difficoltà. Il problema è un altro: la distanza tra le norme e la loro applicazione concreta. «L’effettivo accesso alle procedure […] risulta spesso ostacolato da criticità operative», si legge nel testo. Una frase che fotografa il cortocircuito attuale.
Dentro questo cortocircuito si infilano ritardi, costi, disomogeneità territoriali. Ma soprattutto si consuma un vuoto: quello della fase iniziale, dove il debitore resta esposto. «Il debitore non beneficia di alcuna protezione rispetto alle azioni esecutive», si evidenzia nella relazione. Ed è lì che spesso la crisi diventa irreversibile.
La proposta di Greco prova a intervenire proprio su questo snodo, ovviamente senza toccare l’architettura normativa statale. L’idea è più sobria, ma non per questo meno ambiziosa: costruire una figura di raccordo. Nasce così – è la proposta – il Garante regionale per il sovraindebitamento e la crisi d’impresa, un soggetto che non giudica, non decide, ma osserva, coordina, segnala.
«Non esercita funzioni giurisdizionali né può intervenire nelle singole procedure giudiziarie»: la precisazione non è formale, ma sostanziale. Il Garante non entra nei procedimenti, ma lavora sul contesto, cercando di renderlo più fluido e meno diseguale.
Il suo raggio d’azione è ampio: monitoraggio delle procedure, raccolta di segnalazioni, coordinamento tra tribunali, banche, organismi di composizione della crisi. E poi un compito meno visibile ma decisivo: costruire prassi comuni, ridurre le differenze, rendere il sistema più leggibile per chi deve entrarci.
Scontro sui 14mila euro al mese ai nuovi sottosegretari, Orlandino Greco forza la mano per salvare i maxi stipendiÈ qui che la proposta gioca la sua partita più interessante. Non tanto nell’introduzione di nuovi strumenti, quanto nel tentativo di far funzionare meglio quelli già esistenti. «Favorire l’accesso effettivo alle procedure» e «rafforzare la tutela dei soggetti economicamente più vulnerabili» sono gli obiettivi dichiarati, ma il vero banco di prova sarà la capacità di incidere su un sistema che oggi procede a velocità diverse.
Sul piano istituzionale, il Garante sarà nominato dal Consiglio regionale, con un mandato di cinque anni. Dovrà avere competenze specifiche e un’esperienza consolidata nel settore. Non è prevista una incompatibilità assoluta con l’attività professionale, ma un sistema di astensioni pensato per evitare conflitti di interesse. Una scelta che tiene insieme due esigenze: indipendenza e operatività.
Accanto al Garante, la legge introduce anche un Osservatorio regionale. Non un organismo simbolico, ma uno strumento che dovrebbe restituire dati, analisi, letture di un fenomeno che oggi resta in larga parte sommerso. Perché senza numeri, il rischio è quello di continuare a rincorrere emergenze senza comprenderne la portata.
C’è poi il tema delle risorse, sempre decisivo quando si passa dalle intenzioni alla realtà. Qui la proposta si muove con cautela: nessuna nuova struttura, nessuna assunzione. Il Garante lavorerà con personale già in servizio e con strumenti già disponibili. Il costo massimo è fissato in 50 mila euro annui. «Non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio regionale», si legge nella relazione.
Il sovraindebitamento non è solo una questione tecnica, ma sociale. Riguarda l’accesso al credito, la fragilità dei redditi, la capacità di pianificazione delle imprese. E richiede risposte che tengano insieme norme, istituzioni e territorio.
La proposta di Greco prova a costruire un tassello in questa direzione. Non una riforma radicale, ma un intervento di sistema. Se funzionerà, lo dirà la sua capacità di stare dentro i problemi reali, quelli che non finiscono nei titoli ma pesano ogni giorno sulla vita economica della regione.