In Calabria il fisco pesa meno ma i redditi sono più bassi, province tutte sotto la media italiana: il report
Catanzaro in testa, Vibo Valentia in coda. Cosenza è la provincia con più contribuenti, mentre Crotone registra il reddito medio dichiarato più basso della regione
La Calabria si colloca tra le aree d’Italia in cui l’Irpef media versata dai contribuenti è più bassa. Un dato che, letto insieme ai redditi dichiarati, restituisce l’immagine di un territorio nel quale il prelievo fiscale individuale risulta contenuto soprattutto perché più bassi sono i livelli di reddito. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi della Cgia basata sui dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi all’anno d’imposta 2024.
Il confronto con la media italiana è significativo: a livello nazionale l’Irpef media versata da ciascun contribuente ammonta a 5.788 euro, a fronte di un reddito complessivo medio dichiarato di 25.816 euro. In Calabria, invece, tutte e cinque le province si collocano al di sotto di entrambe le soglie. La graduatoria regionale vede Catanzaro in prima posizione per imposta media versata, seguita da Reggio Calabria, Cosenza, Crotone e Vibo Valentia.
Le cinque province calabresi a confronto
È Catanzaro a registrare il valore più elevato della regione: ogni contribuente versa mediamente 4.423 euro di Irpef, con un reddito complessivo medio dichiarato di 20.067 euro. La provincia si colloca all’86° posto nella graduatoria nazionale per imposta media.
Segue Reggio Calabria, dove l’Irpef media è pari a 4.207 euro e il reddito medio dichiarato raggiunge 19.512 euro. La provincia reggina occupa il 93° posto nazionale.
Al terzo posto regionale c’è Cosenza, che presenta un’Irpef media di 4.058 euro e un reddito medio dichiarato di 18.530 euro. Il dato fiscale è accompagnato da un elemento importante sul piano economico: con 439.076 contribuenti, Cosenza è la provincia calabrese con la platea più ampia di persone che dichiarano redditi.
Più in basso nella graduatoria si trova Crotone, con 3.867 euro di Irpef media e un reddito medio di 18.016 euro, il più basso tra le cinque province calabresi. Chiude la classifica regionale Vibo Valentia: qui l’imposta media scende a 3.836 euro, mentre il reddito medio dichiarato è di 18.213 euro. Vibo è al 105° posto nazionale, nella parte più bassa della graduatoria italiana.
Cosenza concentra il maggior numero di contribuenti
La fotografia cambia se, invece dell’imposta media, si guarda al numero complessivo dei contribuenti. In questo caso è Cosenza a guidare la Calabria con 439.076 persone, seguita da Reggio Calabria con 328.810 e Catanzaro con 221.990.
Più contenute le dimensioni delle altre due province: Vibo Valentia conta 99.473 contribuenti e Crotone 95.983. Sommando i dati delle cinque province si arriva a circa 1,19 milioni di contribuenti.
Il quadro nazionale: Milano in testa per Irpef, quasi 9.100 euro medi a contribuente
Il quadro nazionale evidenzia profonde differenze territoriali nel prelievo fiscale. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi della CGIA, elaborata sui dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi all’anno d’imposta 2024, è Milano la provincia italiana in cui l’Irpef media versata dai contribuenti raggiunge il livello più elevato: 9.066 euro, a fronte di un reddito complessivo medio dichiarato di 34.803 euro.
Al secondo posto si colloca Roma, con 7.536 euro di imposta media e un reddito dichiarato medio di 29.710 euro. Seguono Monza e Brianza, con 7.100 euro di Irpef, Bolzano con 6.975 euro e Bologna con 6.846 euro. Si tratta di territori che presentano livelli reddituali medi elevati e una significativa concentrazione di attività economiche, occupazione e servizi.
La distanza dalla media nazionale è considerevole. In Italia, infatti, ciascun contribuente versa mediamente 5.788 euro di Irpef, su un reddito complessivo medio dichiarato di 25.816 euro. Milano supera quindi il dato italiano di 3.278 euro, mentre Roma lo oltrepassa di 1.748 euro. Il confronto conferma la relazione tra redditi dichiarati e imposta versata: dove i redditi sono mediamente più alti, anche il prelievo Irpef tende a essere maggiore.
Quasi 43 milioni di contribuenti Irpef
Sono quasi 43 milioni gli italiani che ogni anno versano l’Irpef. A reggere il peso maggiore del sistema sono i lavoratori dipendenti, che con 24,1 milioni rappresentano la fetta più consistente, seguiti da 14,5 milioni di pensionati. Più defilate le partite Iva, poco più di 1,6 milioni, un dato che però non include gli autonomi a cui si applica la flat tax, che seguono regole fiscali diverse. Sulla mappa del Paese, è la Capitale a primeggiare: la Città Metropolitana di Roma conta da sola 3 milioni di contribuenti. Alle sue spalle c’è Milano con 2,5 milioni, mentre il podio è chiuso da Napoli, che si ferma a 1,7 milioni.
Il peso del fisco è in aumento
Nel 2026 la pressione fiscale in Italia è stimata al 43% del Pil, in aumento rispetto al 42,9% del 2025 e al 41,6% del 2022. Si tratta del livello più alto degli ultimi dieci anni. L’incremento, però, non significa necessariamente che tutti paghino più tasse: secondo la CGIA, famiglie e microimprese hanno beneficiato di sgravi per oltre 33 miliardi di euro. A incidere sull’aumento del gettito sono stati anche la crescita dell’occupazione, con 1,1 milioni di occupati in più in quattro anni, e il maggiore contributo fiscale di grandi imprese, banche e assicurazioni.
Neoassunti, banche, assicurazioni e grandi imprese hanno pagato di più
L’aumento delle entrate fiscali è legato sia alla crescita dell’occupazione e dei salari, favorita anche dai rinnovi contrattuali, sia a modifiche normative che hanno aumentato il prelievo su alcune imprese. Tra queste figurano la sospensione della deducibilità di determinate voci di costo e l’abolizione dell’ACE. Nel 2026, inoltre, banche e assicurazioni verseranno complessivamente 5,6 miliardi di euro in più. Anche il nuovo sistema di sostegno ai lavoratori con redditi più bassi incide sulle statistiche: parte degli sgravi, prima contabilizzati come minori contributi, viene ora registrata come spesa pubblica, facendo aumentare contabilmente la pressione fiscale.
A famiglie, autonomi e microimprese 33 miliardi di tasse in meno
Le ultime quattro Leggi di Bilancio hanno introdotto misure per ridurre il carico fiscale su famiglie, lavoratori autonomi e microimprese, tra cui l’ampliamento della soglia della flat tax e la revisione delle aliquote Irpef. Secondo la CGIA, gli interventi hanno prodotto una riduzione complessiva delle imposte sulle famiglie pari a 45,7 miliardi di euro. Tenendo conto delle risorse già previste dai governi precedenti e delle misure temporanee, il beneficio attribuibile agli interventi considerati si attesta a 33,3 miliardi.