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11/07/2026 ore 06.15
Economia e lavoro

Kala Marketing Fest: quando le storie di successo fanno rete per costruire il futuro della Calabria

Tra i momenti più intensi dell'evento promosso a Lamezia si è inserita una tavola rotonda che ha visto confrontarsi gli imprenditori calabresi Domenico Maduli, Fortunato Amarelli e Antonio De Caprio. L’editore del network LaC: «Il marketing come vestito per questa terra»

di Francesco Graziano

C'è una Calabria che rifiuta categoricamente le vecchie narrazioni rassegnate e sceglie, invece, di imporsi come il baricentro dell'innovazione, della creatività e del pensiero strategico d'avanguardia. È la Calabria che si è data appuntamento in questi giorni a Lamezia Terme, Gizzeria e Falerna per la prima, dirompente edizione del Kala Marketing Fest ideato da Samuele Di Iorgi. Un festival che non è soltanto un evento formativo sui temi del marketing, del branding, dell'intelligenza artificiale e dell'evoluzione tecnologica, ma si configura come un vero e proprio manifesto politico ed economico per il Mezzogiorno. Una piattaforma d'eccellenza ideata per dimostrare che il Sud non deve più limitarsi a importare modelli preconfezionati, ma ha la forza e il dovere di generare visioni capaci di fare scuola a livello nazionale e internazionale.

L’imperativo categorico che risuona nei dibattiti è uno: guardare oltre. Oltre le barriere geografiche, oltre i vecchi schemi aziendali e oltre lo scetticismo strutturale. Per farlo, il festival mette al centro tre concetti cardine — educazione, etica ed evoluzione — con l'ambizione di guidare la transizione digitale verso un modello che esalti il capitale umano. 

Tra i momenti più intensi della manifestazione si è inserita una tavola rotonda di altissimo profilo,  moderata da Lucia Moretti, dal titolo: "L'importanza del marketing per lo sviluppo dell'impresa e le azioni che permettono oggi la crescita dell'imprenditoria calabrese". Qui, tre autorevoli imprenditori calabresi (Domenico Maduli, presidente del gruppo Pubbliemme ed editore del network LaC; Fortunato Amarelli, CEO del gruppo Amarelli; Antonio De Caprio, CEO di Birra Cala) si sono confrontati con il pubblico presente, partendo dalle proprie storie personali e aziendali, raccontando come idee apparentemente controcorrente si siano trasformate in successi internazionali capaci di ridefinire interi settori commerciali e culturali. Il cuore del dibattito ha svelato l'assoluta centralità del "fare rete": vera strategia per trasformare le singole eccellenze in un ecosistema industriale unito, solido e inarrestabile. 

La visione di Domenico Maduli: il marketing come vestito per la Calabria

Ad intervenire nel dibattito è stato Domenico Maduli, presidente del gruppo Pubbliemme ed editore del colosso multimediale LaC. Maduli guida oggi un network che rappresenta un punto di riferimento assoluto per l'informazione, l'innovazione e la narrazione nel Sud Italia. Una realtà crossmediale capace di rompere l'isolamento della regione attraverso l'uso delle tecnologie digitali, del marketing strategico e della comunicazione integrata. Sotto la sua guida e affiancato da un team di professionisti, LaC è diventata la voce autorevole di una Calabria competitiva e moderna.

«Noi abbiamo sempre sostenuto queste iniziative, non siamo nuovi a impegni di questo tipo», ha esordito l'editore, rimarcando come il DNA profondo della Calabria debba necessariamente fondarsi sulle nuove generazioni e sulla loro capacità di plasmare il presente. «Crediamo fortemente che eventi come questo non facciano altro che sostenere ed evidenziare l'impegno del futuro già presente di questa terra».

Sollecitato sul segreto del successo di LaC Network — ovvero la straordinaria abilità di proiettarsi verso le tecnologie editoriali del domani senza mai recidere lo storico legame con l'identità locale — Maduli ha offerto una lezione di spessore: «Assolutamente, non c'è futuro senza presente, ma soprattutto il presente nasce da un solido passato. Questa terra ne ha tanto ed è giusto evidenziarlo e sostenerlo nel corso del tempo».

Il culmine del suo intervento, accolto da applausi, ha ridefinito l'idea stessa di promozione territoriale, elevandola da tecnica aziendale a orgoglio identitario: «Il marketing è fondamentale, ma soprattutto non è un accessorio di questa terra: è il vestito della Calabria. Quando noi calabresi impareremo che il marketing siamo noi, che siamo noi l'essenza stessa di questa terra, non avremo bisogno di cercare altro altrove. Perché ci siamo già, e abbiamo tutto quello che serve a migliorare radicalmente la performance di questa terra in Italia e nel mondo».

Fortunato Amarelli: tra tradizione secolare e open innovation

Fortunato Amarelli, CEO dell'azienda Amarelli, celebre in tutto il mondo per la raccolta e la lavorazione della liquirizia, ha raccontato in che modo sia cresciuto il suo gruppo nel tempo.

«Il Kala Marketing Fest è un'iniziativa estremamente importante, perché indubbiamente riunisce gli operatori del marketing, elementi vitali per qualsiasi azienda», ha spiegato l'imprenditore». Citando una frase simbolo del festival (“Se hai un logo non hai un brand”) Amarelli ha spiegato come il lavoro sul "percepito" sia l'investimento più solido e duraturo che un'impresa possa fare nel tempo.

La sua ricetta per il futuro unisce l'artigianalità del passato alle più moderne strategie di posizionamento: «Bisogna lavorare sulla capacità e sulla qualità, sul saper fare bene, ma occorre saper lavorare con altrettanta forza sul far sapere. Rendere reale, nell'immaginario collettivo, la percezione corretta del proprio prodotto è un'attività fondamentale a cui le aziende, specialmente quelle più piccole, devono approcciarsi con un rigore e una professionalità sempre maggiori. I professionisti in Calabria ci sono e sono tanti».

Amarelli ha infine lanciato un appello decisivo sulla necessità di superare l'isolamento attraverso l'unione delle intelligenze: «È sempre importantissimo fare rete, ragionare insieme, lavorare in modalità di open innovation. Lanciare le proprie idee nel mercato delle competenze, parlarne e divulgarle senza paura significa raccogliere feedback preziosi per correggere il tiro, migliorare la propria attività e far compiere un salto di qualità all'intero progetto industriale».

Antonio De Caprio e la sfida di Birra Cala

A chiudere il cerchio delle storie di successo è stata la freschezza strategica e di impatto di Antonio De Caprio, CEO di Birra Cala. Pur essendo un'azienda nata da poco, Birra Cala è già diventata un punto di riferimento del settore agroalimentare d'eccellenza, un esempio fulgido di come un'idea imprenditoriale giovane possa imporsi sul mercato grazie a un'identità granitica e a una pianificazione commerciale impeccabile.

De Caprio ha voluto scardinare i vecchi preconcetti operativi della disciplina: «Per dare la giusta importanza al marketing, dobbiamo capire che non si tratta di mera comunicazione. È qualcosa di molto più profondo: entra direttamente nelle scelte strategiche di qualsiasi settore aziendale, fa sì che non ci si limiti a produrre, ma che tutto si riverberi sulla produzione e sul venduto in modo da rispondere, in tempo reale, alle reali esigenze del mercato contemporaneo». La storia di Birra Cala è il perfetto esempio di un'impresa che guarda lontano partendo da un legame viscerale con la propria terra. «Siamo un'azienda giovane ma radicata, con radici solide e profonde nel terreno della Calabria, ma con lo sguardo costantemente rivolto al futuro e all'internazionalizzazione», ha spiegato il CEO con orgoglio. «Quando un'azienda diventa un punto di riferimento non solo economico, ma anche culturale per la società, significa che il lavoro è stato fatto bene e che bisogna insistere su questa rotta».

De Caprio ha infine concluso il proprio intervento sottolineando l’importanza di eventi come il Kala Markating Fest: «Iniziative del genere sono vitali perché agevolano la creazione di una rete tra imprenditori, che è la trama più forte che si possa auspicare per questa terra. La Calabria ha un disperato bisogno di parti di società che dialogano e operano insieme. Solo uniti potremo continuare questa corsa e questa navigazione con il vento in poppa, che ci porterà ad essere, finalmente, la vera locomotiva della rinascita del Mezzogiorno d'Italia».