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06/02/2026 ore 13.25
Economia e lavoro

La passata di pomodoro cinese venduta come italiana, parte da Coldiretti Calabria la protesta: «Un danno per i nostri agricoltori»

Su iniziativa dell’associazione, approvato in Consiglio regionale un ordine del giorno che impegna i parlamentari europei ad intervenire sul codice doganale. Borrello: «I nostri produttori non possono competere con costi molto più bassi» 

di Luana Costa

La passata di pomodoro cinese, il pollo sud americano, le mozzarelle ucraine esposte nei supermercati come prodotti italiani, grazie ad una normativa europea che applica la provenienza della merce in base a dove avviene l’ultima trasformazione del prodotto. È quanto denuncia la Coldiretti, promotrice di un ordine del giorno, adesso approvato in Consiglio regionale, che impegna i parlamentari europei ad attivarsi per attuare la modifica del codice doganale.

«Un grande inganno nei confronti dei consumatori e del sistema produttivo» – spiega Fabio Borrello, presidente interprovinciale di Coldiretti Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. «Chiediamo che un prodotto non diventi automaticamente italiano solo perché in Italia ha subito l’ultima trasformazione».

Borrello porta quindi qualche esempio: «La tripla passata di concentrato di pomodoro cinese, chiaramente prodotta in Cina, diventa magicamente italiana per il semplice fatto di essere allungata con l'acqua in Italia. Lo stesso discorso vale per il pollame di origine sud americana, impanato in Italia e magicamente diventa italiano. Ancora, la mozzarella con cagliate ucraine o di latte tedesco, l'ortofrutta o i sottaceti, per esempio, i carciofi egiziani».

Per il presidente interprovinciale di Coldiretti «un prodotto estero non può diventare italiano per il semplice fatto di aver subito una lavorazione, spesso anche residuale, all'interno del ciclo produttivo. Crediamo che sia doverosa una chiarezza nei confronti dei consumatori che devono essere resi consapevoli di acquistare un prodotto con determinate caratteristiche».

Una circostanza che si ripercuote inevitabilmente, oltre che sulla sicurezza alimentare, anche sul sistema produttivo locale. «Noi adottiamo le più rigorose discipline sull'utilizzo dei fitofarmaci e, invece, tutti i prodotti citati, provenienti da altri Paesi, sono fortemente utilizzatori di prodotti vietati in Europa da oltre vent’anni».

«Il codice doganale è un inganno legittimato dall'Unione Europea» - aggiunge ancora Borrello. «Chiediamo che venga modificato perché produce un danno ai nostri prodotti e ai nostri produttori, impossibilitati a competere con costi di produzione significativamente più bassi rispetto a quelli di altri Paesi con regole completamente diverse in termini di rispetto della salute pubblica, di rispetto dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori».

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