La sfida dell’Alta Velocità in Calabria tra opportunità strategica e rischio di bluff miliardario
Secondo i critici, il progetto prevede un sistema misto: tratti di nuova e costruzione e tratti di potenziamento dell’esistente. Siamo davanti a un progetto decisivo o all’ennesima narrazione infrastrutturale?
La Calabria è da tempo al centro di una delle discussioni infrastrutturali più complesse d’Italia: la costruzione di una linea ferroviaria ad Alta Velocità e Alta Capacità tra Salerno e Reggio Calabria. Questo progetto ambizioso — parte dell’asse ferroviario principale del Paese nel sud — vuole finalmente collegare la punta meridionale della Penisola alla rete ad alta velocità nazionale. Ma la sua storia è costellata di ritardi, costi, dibattiti pubblici e critiche.
La nuova linea Salerno–Reggio Calabria, lunga oltre 400 km circa, è concepita per ridurre drasticamente i tempi di percorrenza tra Roma e Reggio Calabria, passando da oltre 5 ore a circa 3 ore e 40 minuti.
Il progetto è stato inserito tra le opere infrastrutturali di interesse nazionale nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con un investimento stimato di oltre 20–30 miliardi di euro.
Alcuni analisti e osservatori critici hanno messo in discussione la necessità di costruire una linea totalmente nuova, anziché potenziare la ferrovia esistente lungo la costa tirrenica — soluzione meno costosa e più rapida — sostenendo che i benefici non giustificherebbero l’enorme investimento previsto.
Per molti associazioni calabresi, imprese e sindacati, una linea AV completa rappresenterebbe un volano per l’economia locale — generando migliaia di posti di lavoro nei cantieri, aumentando la mobilità e integrando la Calabria con il resto d’Italia e dell’Europa.
Tuttavia, permangono preoccupazioni su tempi di realizzazione molto lunghi, sulla presenza di fondi non sempre certi e sulla capacità del progetto di “fare sistema” con altri interventi come la Statale 106, lo sviluppo portuale di Gioia Tauro e gli aeroporti regionali.
La Calabria continua a sperare che l’Alta Velocità rompa l’isolamento infrastrutturale storico che ha caratterizzato il Mezzogiorno italiano. Il progetto rappresenta uno snodo essenziale per l’integrazione territoriale con il resto d’Italia, ma resta al tempo stesso una sfida tecnica, politica ed economica di primo piano.
Rimane da vedere se, e come, l’opera potrà soddisfare le attese di sviluppo economico, mobilità efficiente e coesione territoriale senza ripetere gli errori di altri grandi progetti, soprattutto in una regione dove la realizzazione di infrastrutture ha spesso incontrato ostacoli legati a costi, ritardi e dibattito pubblico intenso.
Secondo i critici, il progetto non prevede una linea completamente nuova e rettilinea fino a Reggio Calabria, ma un sistema misto: tratti di nuova e costruzione e tratti di potenziamento dell’esistente.
Questo significa che non ovunque si viaggerà a 300 km/h. Per alcuni, quindi, parlare di “Alta Velocità” sarebbe improprio.
La domanda principale non è se sarà un grande bluff ma sarà completata integralmente e nei tempi promessi?
Di certo c’è che se l’opera verrà spezzata, rallentata o ridimensionata, la percezione di “bluff” diventerà realtà politica.
Tuttavia la domanda politica resta sempre: siamo davanti a una strategia di sviluppo o all’ennesima narrazione infrastrutturale?