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15/07/2026 ore 08.00
Economia e lavoro

L’Agcom avverte: «L’intelligenza artificiale può impoverire l’informazione e mettere a rischio il pluralismo»

Nella Relazione annuale al Parlamento il presidente Giacomo Lasorella richiama la necessità di regole per governare l’IA, tutelare il diritto d’autore, garantire un’equa remunerazione agli editori e preservare il ruolo dell’informazione professionale

di Redazione Attualità

«L’intelligenza artificiale impoverisce l’informazione, mette a rischio il pluralismo. I giganti del web devono riconoscere il valore economico dei contenuti giornalistici e pagare gli editori».

Giacomo Lasorella, presidente dell’Agcom, è stato netto e chiaro nella sua Relazione annuale al Parlamento.

Si tratta di un forte monito, un vero e proprio allarme sui rischi provocati dall’intelligenza artificiale generativa. Questo perché secondo Lasorella, si sta passando dai tradizionali motori di ricerca ai nuovi “motori di risposta”. Una rivoluzione che porta gli utenti non più verso una pluralità di siti e fonti, ma direttamente verso una risposta già elaborata e sintetizzata.

E su questo pubblico fondamentale che l’Autorità garante per le comunicazioni, denuncia il rischio concreto di compromettere uno dei principi fondamentali della democrazia: il pluralismo dell’informazione.

E non si tratta di un allarme immotivato. Perché se al cittadino viene data una sintesi “chiavi in mano”, senza la possibilità di confrontare fonti diverse, è chiaro che si riducono nettamente le possibilità di verificare le notizie. Quindi non viene più offerta la possibilità di approfondire i temi e quindi di costruire un’opinione critica.

Per questo il presidente di Agcom richiama il parlamento sulla necessità di mantenere una “guida umana” nello sviluppo e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Il che significa che non può essere escluso l’uomo, l’intelligenza umana nelle scelte, perché l’innovazione deve essere gestita con trasparenza e responsabilità. E quindi è di straordinaria che il controllo resti nelle mani delle persone e non degli algoritmi.

Altro tema di cruciale importanza riguarda il rapporto tra IA e diritto d’autore.

I grandi sistemi di intelligenza artificiale utilizzano enormi quantità di contenuti prodotti dal lavoro giornalistico per addestrare i propri modelli e generare risposte. Secondo il presidente dell’Agcom, questo valore non può essere trasferito gratuitamente alle grandi piattaforme digitali.

Da qui la richiesta di regole che garantiscano un’equa remunerazione agli editori, affinché chi produce informazione di qualità venga compensato per l’utilizzo dei propri contenuti. In caso contrario, avverte l’Autorità, si rischia di indebolire ulteriormente la sostenibilità economica dell’informazione professionale proprio mentre cresce il potere delle grandi piattaforme tecnologiche.

Il presidente dell’Autorità garante per le comunicazioni è stato chiaro: l’intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità di innovazione, ma senza regole efficaci potrebbe ridurre il pluralismo e impoverire il giornalismo. Con il risultato di alterare gli equilibri dell’ecosistema dell’informazione. E quindi di indebolire la democrazia. Il nostro parlamento, come tutti quelli degli altri paesi, è chiamato a intervenire prima che sia troppo tardi.

Nessuno ha paura dell’ IA, anzi si tratta di una straordinaria e rivoluzionaria opportunità. Va gestita e governata a salvaguardia delle libertà dei cittadini.