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22/08/2026 ore 14.38
Economia e lavoro

Laureati: il Sud in cinque anni perde oltre 11mila giovani, il Nord ne guadagna migliaia

In Italia si moltiplicano gli arrivi di professionisti under 35 dall’estero, ben 88mila negli: scelgono le aziende delle aree più produttive del nostro Paese. Mezzogiorno sempre più in affanno. Il report Cgia

di Carmelo Idà

Il saldo migratorio è positivo ma il Centro-Nord attrae sempre più del Mezzogiorno.

A poche settimane dalla ripresa dei corsi universitari e degli avviamenti autunnali al lavoro la Cgia delinea il quadro nazionale di uscite ed ingressi di laureati. Il focus riguarda lo sguardo rivolto oltre confine.

Tra il 2019 ed il 2024 la mobilità verso l’estero ha interessato l’1,1% dei giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni.

Le regioni settentrionali e quelle centrali restano la meta preferita dei laureati stranieri. Il Sud e le Isole sono poco attrattivi e subiscono una perdita netta di capitale umano.

Analizzando la struttura dei movimenti da e per l’estero registrati da Istat, l’ufficio studi dell’associazione degli artigiani evidenzia che nel quinquennio in questione i laureati in uscita dal Paese sono stati poco più di 78 mila.

I giovani stranieri in possesso di almeno una laurea triennale, che hanno trasferito la propria residenza in Italia sono stati invece circa 88mila. Dunque un saldo positivo di 10mila unità. Ma un saldo di cui beneficiano solo le aree più produttive del Paese dove l’industrializzazione, anche quella tecnologica, è più forte e diffusa.

La provenienza dei laureati stranieri

Questi giovani professionisti qualificati nei disparati settori provengono principalmente dall'Asia (oltre un terzo del totale). Seguono l'Europa (27,6%) e il Sud America (17,8%).

Al 1° gennaio 2025, la popolazione di italiani laureati tra i 25 e i 34 anni ammontava a poco più di 1,8 milioni di persone. I 20.711 giovani laureati che hanno lasciato l'Italia nel 2024 (dato al netto dei rientri) rappresentano l'1,1% del totale della platea di riferimento.

Trasferendo il dato sull'intera popolazione italiana della stessa fascia d'età (pari a oltre 5,2 milioni di persone, escludendo gli stranieri), la quota degli emigrati risulta pari allo 0,4%.

Il divario territoriale: il dramma del Mezzogiorno

Se a livello nazionale i conti tornano grazie alla componente straniera, la mappa geografica dell'attrazione e della perdita di competenze rivela una preoccupante frattura interna. La capacità di compensare la fuga di giovani italiani è infatti un'esclusiva delle aree più forti del Paese.

Il Nord-Ovest registra la performance migliore con un saldo attivo di +12.817 laureati, trainato dallo straordinario dinamismo della Lombardia (+9.076).

Il Centro segue con un saldo positivo di +5.849, con in testa il Lazio (+3.286) e la Toscana (+2.667).

Il Nord-Est mostra un saldo positivo più contenuto di +2.346. Qui l'apporto dei laureati stranieri riesce a fatica a coprire le perdite di italiani in Veneto (-671), Trentino-Alto Adige (-288) e Friuli-Venezia Giulia (-226), mentre l'Emilia-Romagna si conferma polo attrattivo con un saldo positivo di +3.531.

Il Mezzogiorno vive invece una situazione estremamente critica. In quest'area, il saldo complessivo rimane pesantemente negativo, con una perdita netta di -11.419 laureati. Gli arrivi di laureati stranieri attenuano ma non riescono minimamente a colmare la fuoriuscita di giovani italiani: la Campania segna un deficit di -3.762, la Sicilia di -2.994 e la Puglia di -2.581.