Lo Spi Cgil celebra 80 anni di battaglie per i diritti delle donne: «Specchio della democrazia di un Paese»
La segretaria nazionale Tania Scacchetti: «Necessario costruire un modello alternativo a quello attuale». I relatori hanno sottolineato come a pagare le conseguenze del lavoro povero siano soprattutto le pensionate
«La condizione delle donne rispecchia il livello di democrazia di un Paese». Lo ha affermato la segretaria generale Spi Cgil nazionale, Tania Scacchetti, durante l'iniziativa promossa dal Sindacato pensionati italiani Cgil Cosenza sugli oltre 80 anni di battaglie per i diritti delle donne.
Per Scacchetti è necessario «costruire un modello alternativo a quello attuale che tenga conto della transizione demografica e valorizzi non solo il valore produttivo, ma anche quello riproduttivo».
«Entro il 2040 - ha osservato - gli anziani saranno il 40% della popolazione. Non valorizzare il ruolo delle donne, la maternità e il lavoro di cura, potrebbe avere effetti drammatici. Il modello economico e politico non può introiettare un modello esclusivamente maschile nella gestione del potere».
La segretaria della Cgil Calabria, Celeste Logiacco, ha osservato come siano stati fatti «tanti passi avanti ma molto rimane ancora da fare. Non possiamo accettare che le donne siano pagate meno degli uomini, né che ci siano retribuzioni a geometria variabile. Il gender pay gap in Calabria è del 7,1 per cento e solo il 35 per cento delle donne ha una assunzione regolare».
Nel corso del convegno è stato sottolineato come a pagare le conseguenze del lavoro povero, di part time involontari e di interruzioni del lavoro spesso legati a maternità e attività di cura, siano anche e soprattutto le donne pensionate.
«La previdenza - ha detto la segretaria Spi Cgil Calabria, Ernesta Taverniti - non può essere una questione di ragioneria. È una questione di democrazia. Finché una donna percepirà una pensione da fame dopo una vita di sacrifici la nostra Repubblica non sarà compiuta».