Meloni all'assemblea di Confcommercio: «Meno tasse sul ceto medio. No alla patrimoniale»
Davanti a imprese e sindacati la premier rivendica crescita dell’occupazione ed export, promette sgravi per il ceto medio e avverte sui rischi dell’intelligenza artificiale, della crisi demografica e del futuro dei giovani. Sangalli: «Servono fiscalità e regole eque»
«Ogni serranda alzata è una luce, un punto di riferimento, una certezza, ma anche un segno di energia, di saper fare, è presidio di sicurezza, di socialità, di comunità, è qualcosa che nessuna piattaforma online potrà mai sostituire». Così Giorgia Meloni all’assemblea generale di Confcommercio. Davanti alla platea la premier non ha nascosto le difficoltà, legate anche al complesso quadro economico e geopolitico internazionale. Ma ha rivendicato i risultati conseguiti dal Governo sul fronte del lavoro e della competitività delle imprese.
«L'occupazione è da record e l'export è più forte dei dazi» ha detto la presidente del Consiglio. Il Paese, ha detto ancora, deve affrontare sfide sempre più complesse, dalla condizione dei giovani al calo della natalità e della popolazione.
«Abbiamo un'emergenza che si chiama giovani generazioni, la capacità di offrire maggiori e ulteriori opportunità alle energie migliori che abbiamo, e dall'altra parte - ha detto la presidente del Consiglio - abbiamo la necessità di ribaltare l'emergenza demografica, una dei più grandi problemi economici» del Paese.
A seguire i lavori dell’assemblea di Confcommercio, nell’auditorium della Conciliazione, a Roma, ci sono il presidente del Senato Ignazio La Russa, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, quello del Made in Italy Adolfo Urso, quello del Turismo Gianmarco Mazzi. Sono presenti anche il sottosegretario al Sud Luigi Sbarra e quello all'Editoria Alberto Barachini e i vertici delle maggiori organizzazioni sindacali.
Il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio ai partecipanti in cui ha sottolineato come l'Italia si trovi in «una realtà internazionale sempre più difficile e sfidante che richiede il coraggio di compiere scelte non facili». Poi ha invitato a un «autentico dialogo tra istituzioni e società, per promuovere un modello di sviluppo coerente con criteri di sostenibilità sociale e ambientale, nell'ambito delle complessità che il tessuto produttivo-imprenditoriale italiano si trova a fronteggiare». «Responsabilità particolari – ha detto il capo dello Stato - interpellano le parti sociali, alle quali compete in primis, nel dialogo contrattuale, la regolazione del mercato del lavoro, per contribuire, aderendo al dettato costituzionale, all'affermazione della coesione sociale, con la eliminazione di quelle distorsioni e pratiche che si traducono in arretramenti degli standard di tutela per i lavoratori».
Regole e Fisco, il monito della premier
«L'Italia non è la Repubblica delle banane. Senza regole non c’è mercato, non ci sono imprese sane e non c'è crescita». Di qui il riferimento della premier al salario giusto e al contrasto ai contratti pirata e alle attività «apri e chiudi». «Faremo di più per ridurre il carico fiscale sul ceto medio. Altri parlano di tassare il patrimonio - ha detto la premier - noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrifici».
L’impatto dell’IA sul mercato del lavoro
La premier non ha nascosto i suoi timori per i riflessi dell’IA sul mercato del lavoro. «La tecnologia - ha detto - può avere un impatto imponderabile, rischiamo un mondo nel quale sempre più persone non saranno necessarie, un mondo in cui la ricchezza si concentra e si verticalizza sempre di più». La tecnologia va governata, ha detto la premier, attraverso regole condivise a livello globale.
L’intervento di Carlo Sangalli
Per il presidente di Confcommercio, Carlo sangalli, occorre una fiscalità ridotta e più equa. « I nostri imprenditori stanno dimostrando una straordinaria capacità di reazione alle continue crisi, creando futuro: per loro non chiediamo scorciatoie - ha detto Sangalli - ma che la strada sia sgombra» dagli ostacoli. Per questo ha invitato il Governo ad estendere la riduzione dal 35% al 33% dell’aliquota Irpef anche per i redditi fino a 60mila euro.
«Il nostro terziario di mercato – ha detto il presidente di Confcommercio - si conferma il motore dell’economia italiana: dal 1995 ad oggi ha creato quasi 4 milioni di posti di lavoro e oggi contribuisce per il 53% al valore aggiunto. Le nostre imprese – ha proseguito - sono volto e anima dei territori, garanti di pluralismo imprenditoriale, presidi insostituibili di sicurezza e contrasto al degrado. Per questo promuoviamo una visione strategica e coordinata che consideri le nostre imprese nelle città come “bene comune”. Certo, le città sono in continua trasformazione, talvolta - ha evidenziato - senza un disegno organico, e con rischi “contrapposti”. Da un lato, basti pensare alla desertificazione imprenditoriale, con la drammatica chiusura di oltre 156mila esercizi commerciali negli ultimi 13 anni. Dall’altro lato, emergono fenomeni di sfruttamento intensivo delle città come l’affitto breve indiscriminato che penalizza le imprese dell’accoglienza e l’equilibrio dei tempi e dei luoghi delle comunità. Per reagire, è fondamentale livellare il campo da gioco: regole chiare, stabili, eque. A tal proposito – ha concluso Sangalli - ci preoccupa la legge delega sull’artigianato, così come è impostata».