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13/03/2026 ore 15.40
Economia e lavoro

Meno negozi, più ristoranti: la desertificazione commerciale avanza anche in Calabria: -17,6% di attività

Persi centinaia di punti vendita: chiuso 1 su 5. Cosenza e Reggio al primo posto. Il trend è nazionale: le imprese straniere compensano in parte il declino e garantiscono 194mila posti di lavoro. L’allarme di Confcommercio

di Redazione Economia

Meno negozi, più ristoranti e affitti brevi. La desertificazione commerciale colpisce i comuni del Nord in misura maggiore rispetto a quelli del Sud. In Italia tra il 2012 e il 2025 sono scomparsi 156mila punti vendita al dettaglio, fissi e ambulanti. La situazione è critica nei centri storici dove le perdite sono in media superiori al 30%. Confcommercio rilancia l’allarme sulla tenuta del tessuto socio-economico locale costretta a fare i conti con la radicale riduzione del numero dei negozi di prossimità in conseguenza del mutamento delle abitudini di acquisto degli italiani.

La digitalizzazione dei consumi e il turismo stanno rivoluzionando i centri urbani. Lo dicono i dati dell’11esimo rapporto su “Città e demografia d’impresa”. Lo studio ha interessato 122 città italiane, i 107 capoluoghi di provincia e i 15 comuni non capoluogo più popolosi.

Negozi, la situazione in Calabria

In Calabria dal 2012 è scomparso il 17,62% degli esercizi commerciali, quasi 1 su 5. Cosenza ha perso il 27,7% dei negozi al dettaglio fissi ed ambulanti, Reggio Calabria il 23%, Catanzaro il 19,1%, Vibo Valentia il 16,5% e Crotone l’1,8%. Quest’ultima occupa l’ultimo posto della graduatoria, con il minor numero di imprese chiuse negli ultimi 13 anni.

Confcommercio avverte che la desertificazione commerciale accelera sempre più rapidamente, con un tasso medio annuo del 3,1%. A incidere è principalmente il cambiamento dei modelli di consumo: nel 2025 le vendite online rappresentano l'11,3% dei consumi totali di beni acquistabili online e il 18,4% dei servizi. Nel 2019 il valore delle vendite online era pari a 31,4 miliardi, nel 2025, invece, è arrivato a 62,3 miliardi. In soli sei anni risulta ormai raddoppiato.

Le imprese straniere compensano in parte il declino: crescono di 134mila unità tra il 2012 e il 2025 e garantiscono 194mila posti di lavoro, restando più piccole delle aziende italiane, che invece aumentano di dimensione e si strutturano in società di capitale, segno di maggiore professionalizzazione.

Tutti in crisi i settori tradizionali: crollano edicole (-51,9%) e distributori di carburanti (-42,5%), abbigliamento e calzature (-36,9%), mobili e ferramenta (-35,9%), libri e giocattoli (-32,6%), bar (-21,1%), profumerie, fiorai, gioiellerie (-18,8%), alimentare (-17,6%), ricettività alberghiera (-9,2%) e tabacchi (-2,5%). La crisi del commercio ambulante si è portata via il 29,7% delle imprese, quasi 1 su 3.

Il rovescio della medaglia è rappresentato dal balzo in avanti di ricettività e ristorazione: crescono del 184,4% gli affitti brevi e del 35% i ristoranti e del 14,4% le rosticcerie, gelaterie e pasticcerie. Aumenta il numero delle farmacie, +9,8%, e dei negozi di computer e telefonia, + 7,9%. La digitalizzazione dei consumi farà sempre di più la differenza. Viaggi e turismo rendono strategici i sue settori in cui si registra il boom di investimenti:  ristorazione e ricettività.