No alle proroghe delle concessioni balneari, il Garante della concorrenza chiede che siano bandite le gare
Non si potrà andare oltre il 1° ottobre 2026. Per l’Authority non si può fare appello a rinvii di natura tecnica per spostare il termine
Duemilaventisei termine ultimo. No alle proroghe, subito le procedure per indire le gare. È quanto chiede a Regioni e Comuni l’Autorità garante della concorrenza e del mercato. In una nota inviata alla conferenza Stato-Regioni e all’Anci, il Garante invita gli enti locali a procedere senza ulteriori rinvii. Per l’Authority le concessioni balneari sono arrivate al capolinea, non si può fare appello a proroghe di natura tecnica per spostare il termine dal 2026 al 2027 e si deve procedere all’attuazione di quanto stabilito dalla direttiva Bolkestein 2006 e dalla Legge sulla concorrenza 118/2022.
I nodi aperti
Il decreto Infrastrutture approvato tre settimane fa, indica «criteri omogenei» per «l'avvio delle procedure di affidamento delle concessioni su tutto il territorio nazionale». Il provvedimento prevede la proroga delle concessioni non oltre il 1° ottobre 2026. Si sta lavorando al bando-tipo.
A giudizio dell’Authority i criteri di preferenzialità a beneficio dei concessionari uscenti rappresentano un ostacolo alla partecipazione ai bandi. Secondo il Garante il titolo relativo agli anni di esperienza pregressa, gli investimenti realizzati nel lungo periodo ed il riconoscimento dell’attività balneare quale principale fonte di reddito familiare andrebbero a limitare l’ingresso di nuovi concessionari. Forti dubbi vengono espressi anche sull’utilizzo del project financing per assegnare le concessioni: il diritto di prelazione previsto per il promotore rischia di alterare l’esito delle gare e di ridurre ulteriormente la concorrenza.
La questione degli indennizzi
C’è poi la questione degli indennizzi. Punto anche questo molto controverso per le stesse ragioni di fondo: secondo il Garante della concorrenza il risarcimento sarebbe conveniente per gli uscenti mentre sarebbe di ostacolo per i nuovi richiedenti.
Nella nota a Regioni e Comuni l’Authority ritiene infatti contrario ai principi di pari opportunità considerare «l’indennizzo come un “diritto” da riconoscere in ogni caso al concessionario uscente» come pure prevedere come forma di risarcimento una quota pari al «valore degli investimenti effettuati».
Il Garante non considera «una equa remunerazione» gli investimenti calcolati negli ultimi 5 anni, di fatto, per l’Authority «una finestra temporale molto ampia come base di riferimento» e quindi un peso economico gravoso sulle economie dei subentranti.
Il Garante per la concorrenza chiede infine l’allineamento dei canoni di concessione al reale valore economico delle aree demaniali utilizzate. Per l’Authority risultano sottostimati.
Italia Vs Bruxelles
Sull’assegnazione delle concessioni balneari è guerra con Bruxelles. Tra proroghe e deroghe la questione si prolunga ormai da 20 anni. L’Italia è uno dei Paesi dove le resistenze risultano più forti, per evidenti ragioni strutturali: le imprese del settore sono 7.300, danno lavoro stagionale a oltre 60mila persone, ed il valore aggiunto prodotto è pari a circa 2,7 miliardi di euro all’anno. Le resistenze non sono solo italiane. Contro la Spagna e la Grecia la Commissione europea ha aperto due procedure di infrazione di cui si attendono gli esiti.