Oggi scadono i termini per diversi versamenti: chi deve pagare e quali imposte sono interessate
Vanno all’incasso il saldo 2025 e il primo acconto 2026 per Irpef, Ires e Irap. Poi le addizionali regionale e comunale Irpef, la cedolare secca sugli affitti e le imposte sostitutive per chi aderisce al regime forfettario o di vantaggio
Scade oggi, lunedì 20 luglio il termine ultimo per mettersi in regola con una serie di versamenti per adempimenti fiscali prima della pausa estiva. Si tocca il culmine di una sessione di pagamenti che comprende sia il saldo delle imposte per l'anno 2025 sia il primo acconto per il 2026.
La mappa dei pagamenti: quali tributi si devono versare
L'elenco delle imposte dovute entro il termine odierno è lungo e articolato, coprendo l'intero spettro della tassazione diretta e delle relative addizionali emergenti dalla dichiarazione fiscale. I versamenti principali riguardano il saldo 2025 e il primo acconto 2026 per Irpef, Ires e Irap. Poi le addizionali regionale e comunale Irpef, la cedolare secca sugli affitti, le imposte sostitutive per chi aderisce al regime forfettario o di vantaggio, Ivie e Ivafe, le imposte dovute sul valore degli immobili e delle attività finanziarie detenute all'estero.
Un capitolo a parte merita l'Iva annuale relativa al 2025
Per i contribuenti che avevano già optato per il differimento del pagamento rispetto alla scadenza ordinaria di marzo, oggi è l'ultimo giorno utile per versare quanto dovuto. In questo caso specifico, si applica la maggiorazione dello 0,40% maturata fino al 30 giugno, ma il rinvio ulteriore al 20 luglio non genera nuovi incrementi di costo.
Come pagare, il modello F24 e i canali telematici
Per procedere al pagamento, lo strumento unico è il modello F24. Tuttavia, le regole di trasmissione cambiano sensibilmente a seconda della natura del contribuente. I titolari di partita Iva sono soggetti a un obbligo stringente: possono utilizzare esclusivamente i canali telematici. Questo significa che il versamento deve transitare attraverso i servizi "Entratel" o "Fisconline" dell'Agenzia delle Entrate, tramite l'home banking della propria banca o avvalendosi di un intermediario abilitato (come un commercialista o un CAF). Per chi non possiede una partita Iva, rimane la possibilità residua di utilizzare il modello cartaceo presso banche o uffici postali, ma solo nei limitati casi consentiti dalla legge. Una regola ferrea riguarda invece i modelli F24 con saldo pari a zero (ovvero dove i debiti sono interamente compensati da crediti): in questa circostanza, la trasmissione deve avvenire obbligatoriamente per via telematica per tutti i contribuenti, senza eccezioni.
Oltre la scadenza, ravvedimento e rateizzazione
Cosa succede se si manca l'appuntamento del 20 luglio? Il sistema fiscale offre una "finestra di salvataggio". È possibile regolarizzare la propria posizione entro il 20 agosto 2026, ma a un costo aggiuntivo: sulle somme dovute dovrà essere applicata una maggiorazione dello 0,80%. Inoltre, laddove la normativa lo preveda, il contribuente può optare per la rateizzazione del debito. Questa scelta permette di spalmare l'onere fiscale in più quote mensili, sulle quali però verranno calcolati gli interessi previsti. Gli esperti raccomandano caldamente di verificare con estrema precisione i dati inseriti nel modello F24 prima dell'invio: il controllo degli importi, della quota del primo acconto, dei crediti in compensazione e dei codici tributo è essenziale per non incorrere in errori formali che richiederebbero laboriose procedure di correzione successive.
Il quadro normativo tra scadenze e proroghe
L'appuntamento odierno è il risultato di un differimento dei termini ordinari. Originariamente fissata al 30 giugno, la scadenza è stata spostata al 20 luglio grazie all’articolo 6 del decreto-legge 22 maggio 2026, n. 89. La ratio della norma è stata quella di concedere un margine temporale più ampio senza però gravare sulle tasche dei cittadini: il rinvio, infatti, non comporta l'applicazione di interessi o incrementi degli importi originari.
È importante sottolineare che tale beneficio non altera la natura o l'ammontare del debito fiscale, ma modifica esclusivamente il cronoprogramma dei pagamenti. La proroga si rivolge principalmente a una platea di contribuenti impegnati in attività economiche soggette agli Isa (Indici sintetici di affidabilità fiscale), a patto che rispettino i limiti di ricavi o compensi previsti dalla normativa vigente.
La platea dei beneficiari: chi può usufruire del rinvio
Non tutti i contribuenti possono beneficiare dello slittamento al 20 luglio. La normativa è selettiva e punta a supportare specifiche categorie di soggetti economici. Tra i principali ammessi figurano i contribuenti in regime forfettario: è la categoria che raggruppa la maggior parte delle piccole partite Iva e delle nuove iniziative imprenditoriali. Ci sono poi coloro che ancora operano in regime fiscale di vantaggio e i soggetti esclusi dagli Isa per legge. Questi ultimi sono contribuenti che, pur rientrando potenzialmente nel perimetro degli indici di affidabilità, ne sono esclusi per cause specifiche individuate dal legislatore. Infine soci e partecipanti di società che operano in regime di trasparenza fiscale, a condizione che ricorrano i requisiti richiesti.
È bene ricordare che la mera titolarità di una partita Iva non garantisce automaticamente l'accesso alla proroga. Ogni contribuente è tenuto a verificare accuratamente il proprio regime fiscale e il possesso dei requisiti dimensionali o soggettivi per confermare la possibilità di pagare entro oggi senza sanzioni.