Patto di stabilità: "sì" allo scostamento per le spese di difesa, "no" alla sospensione per la crisi energetica
In Europa è scontro sulle misure da attuare. La Commissione all’Italia: «Non bastano gli sconti sui carburanti»
“Sì” allo scostamento per le spese di difesa, “no” alla sospensione del Patto per fare fronte alla crisi energetica. Sulle prime si può osare, sulla seconda non è tempo di interventi drastici. Parola di Bruxelles. Per la Commissione basta «usare la flessibilità esistente» facendo ricorso a «misure limitate». Lo ha ripetuto il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis al termine dell’ennesimo confronto sul tema con i ministri dei 27.
Posizioni delineate
A chiedere lo stop c’è l’Italia. Seguita da Spagna e Francia, ma con dei distinguo. L’Eliseo al momento sta insistendo sulla sospensione della restituzione delle somme del Recovery fund attivato in pandemia. La Commissione è contraria alla sospensione del Patto, con Germania e Olanda che hanno reagito con enorme fastidio alle proposte avanzate da Roma e Madrid. Sul Recovery, al momento, Bruxelles tace.
Le richieste italiane
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha chiesto di attivare misure «mirate e temporanee» ma «integrate in un quadro europeo comune». Tra queste c’è anche la tassazione sugli extraprofitti a carico delle società petrolifere e dei produttori di energia. La proposta piace anche a Germania, Spagna, Portogallo e Austria. Con questi soldi si pensa di poter sostenere la spesa statale nel breve periodo. Bruxelles non ha accolto bene neppure questa idea.
La Commissione non cede
Anche se Dombrovskis ha riconosciuto che i numeri indicano che l’Europa viaggia in direzione di una «una condizione di bassa crescita e alta inflazione», Bruxelles non vuole sentire parlare di un nuovo Recovery. E soprattutto chiede di «non aumentare la domanda aggregata di energia». Su questo fronte il nostro Paese è tra i più svantaggiati in quanto dipendente da forniture estere per l’82% del proprio fabbisogno.
Bastano gli sconti sui carburanti?
Il taglio delle accise potrebbe non bastare. Il Governo è già al terzo rinnovo dello sconto in poco meno di due mesi di conflitto e la spesa viaggia verso i 2 miliardi. Nella logica di Bruxelles il taglio delle accise non ha fermato il caro carburanti, quindi non è la miglior misura possibile di intervento. Per questo ha chiesto di spostare l’attenzione sui bisogni di famiglie ed imprese. Ma con interventi che non devono essere generalizzati.
Spese di difesa, avanti a passo spedito
Su una cosa Bruxelles ha deciso di accelerare: l'attivazione della clausola di salvaguardia nell'ambito del Patto di stabilità, per consentire gli investimenti pubblici nella difesa. Quattordici dei ventisette paesi dell’Unione hanno già aderito: Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Ungheria, Lettonia, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Lituania e Bulgaria. La spesa prevista con il Rearm-Prontezza 2030 arriverebbe a 650 miliardi.
L’allarme del Fondo monetario internazionale
Per il Fondo monetario internazionale la crisi energetica avrà consistenti effetti nel tempo. Sulle famiglie italiane potrebbe pesare fino a 2.270 euro di spesa in più nel 2026. Il Fmi sposa l’idea di un Recovery energia per come proposto dal presidente francese Macron.In una situazione di forte dipendenza come quella italiana sarà difficile, se non impossibile tenere sotto controllo i prezzi dei carburanti. Con una inflazione al 2,6%, gli aumenti dei prezzi al consumo faranno schizzare il costo della vita con effetti devastanti sulle famiglie più fragili.