Piano casa, 10 miliardi in 10 anni per 100mila nuove abitazioni: ecco tutti i dettagli
Subito disponibili 1,7 miliardi per il recupero di 60mila case popolari oggi inutilizzate. Nasce il fondo unico “Housing coesione”
Dieci miliardi in dieci anni per 100mila nuove abitazioni e per il recupero di 60mila case popolari oggi inutilizzate. Lo prevede il Piano casa varato dal Governo. Palazzo Chigi ha trovato le risorse necessarie a rendere possibile, almeno sulla carta, questo impegnativo progetto. Le misure previste dal decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri poggiano su tre pilastri.
Il recupero del patrimonio edilizio
Il primo pilastro prevede «un programma straordinario di interventi per il recupero e la manutenzione del patrimonio attuale di edilizia residenziale pubblica e sovvenzionata». L’obiettivo, spiega il Governo, è quello di «recuperare e rendere disponibili circa 60mila alloggi popolari, ora non assegnabili perché in condizioni non adeguate» e che «richiedono interventi di ristrutturazione e rifacimento degli impianti essenziali».
Nuove case popolari, 100mila in dieci anni
Per l’attuazione di tali interventi Palazzo Chigi prevede un pacchetto di semplificazioni e la nomina di un commissario straordinario che dovrà attuare il piano di recupero degli immobili dopo aver definito gli interventi necessari insieme agli enti che gestiscono gli alloggi popolari. Inoltre si realizzerà un programma «di riscatto di immobili di edilizia residenziale pubblica da parte degli assegnatari» e «la realizzazione di nuove case popolari, senza consumo di suolo, per la locazione a lunga durata». Case che potranno essere riscattate in via predefinita dagli affittuari che le hanno avute in destinazione. Questa misura avrà un costo di 6 miliardi, 5 dei quali stanziati dal ministero delle Infrastrutture. È previsto un investimento iniziale di 1,7 miliardi.
Edilizia pubblica, un solo gestore per i fondi europei e per quelli nazionali
Il secondo pilastro del Piano prevede la concentrazione, in un unico strumento finanziario gestito dalla Invimit Sgr che fa capo al ministero dell’Economia, di tutte le risorse, europee e nazionali oggi destinate all’edilizia residenziale pubblica e all’emergenza abitativa.
Non più finanziamenti a pioggia ma mirati. Ogni Regione e ogni Provincia avrà infatti un cassetto autonomo nel quale saranno indirizzati i progetti e le relative risorse. Le risorse utilizzate sono quelle previste nel Fondo Housing Coesione di prossima costituzione che ha già una dotazione di 100 milioni. A questi si aggiungeranno 3,6 miliardi provenienti dal pacchetto coesione Ue reindirizzati su questo nuovo capitolo di spesa dopo l’ultima revisione del Pnrr. Queste risorse serviranno per il recupero degli immobili già esistenti. Una volta assegnate, le case popolari rimesse a nuovo avranno un vincolo d’uso ventennale con canoni d’affitto calmierati.
L'apporto degli investitori privati
Il terzo pilastro riguarda il capitolo degli investimenti privati. Le aziende che vorranno beneficiare di semplificazioni burocratiche e procedure rapide dovranno assicurare, su 100 alloggi realizzati, 70 alloggi in edilizia convenzionata, da vendere o affittare a un prezzo scontato di almeno il 33% rispetto a quello di mercato. Un commissario straordinario si occuperà della gestione e del controllo dei progetti più onerosi. Per questa misura di finanziamento Cassa depositi e prestiti istituirà un fondo iniziale del valore di 460 milioni.
L’accessibilità alla casa
Accessibilità alla casa. Questa l’idea dietro un progetto molto ambizioso ed articolato. Tra restrizioni economiche di vario genere e debolezza dei salari rispetto ai listini del mercato immobiliare, risulta infatti sempre più difficile potersi permettere un mutuo pluriennale come pure l’affitto di un appartamento. La spesa media si porta via un terzo dello stipendio. «La casa è una delle priorità più sentite dagli italiani», ha detto la premier, Giorgia Meloni, ma oggi i costi hanno «significativamente superato il livello di guardia del 33% in tutte le principali città, da Milano, dove è oltre il 47%, a Roma vicina al 36%» rendendola un obiettivo quasi proibitivo. Dieci miliardi di euro in dieci anni sono una scommessa più che un progetto. Il ministro delle Infrastrutture Salvini ha azzardato una previsione sui tempi necessari a chiudere le ristrutturazioni degli alloggi esistenti ma inutilizzabili: un anno dal via al finanziamento per rimettere in sesto 60 mila appartamenti.