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27/09/2026 ore 07.30
Economia e lavoro

Piccole imprese motore dell'innovazione italiana: crescono gli investimenti in R&S, ma pesano risorse e caro energia

L'industria italiana alla prova del futuro. Si accelera su Intelligenza artificiale, green e competenze

di Redazione Economia

Le piccole imprese spingono sull’innovazione per dotarsi di sistemi operativi all’avanguardia. I dati diffusi dall'Istat tratteggiano un triennio 2022-2024 all'insegna della ripresa della propensione innovativa. Nel complesso, il 62,9% delle imprese industriali e dei servizi con 10 o più addetti ha svolto attività finalizzate all'innovazione, segnando un incremento di 4,3 punti percentuali rispetto al periodo 2020-2022. Spesi quasi 40 miliardi.

L'elemento di maggiore novità risiede nel motore strategico di questa crescita: la spinta proviene esclusivamente dalle piccole imprese (10-49 addetti), dove la quota di aziende innovative sale dal 55,9% al 61,0% (+5,1%). Al contrario, le medie (73,7%) e le grandi imprese (84,0%), pur mantenendo livelli assoluti decisamente più elevati, mostrano un leggero arretramento (rispettivamente -0,6% e -0,7%).

A livello settoriale, l'industria in senso stretto si conferma il comparto più dinamico (69,2% di imprese innovative), trainato da eccellenze come la farmaceutica (90,0%), l'elettronica e la chimica (entrambe oltre l'80%). Nei Servizi (60,7%) spiccano i settori ad alta intensità di conoscenza, in primis la ricerca e sviluppo (86,4%) e l'informatica (85,6%), mentre le costruzioni raggiungono il 53,1% (+6,5%).

Parallelamente, le risorse finanziarie destinate all'innovazione hanno registrato una decisa accelerazione.

La spesa complessiva sostenuta dalle imprese nel 2024, è stata pari a 38,5 miliardi di euro in crescita del 25,7% in più rispetto al 2022.

La spesa media di intensità innovativa è cresciuta a 6.200 euro per addetto contro i 5.400 euro registrati nel 2022. Alla ricerca e sviluppo sono andati il 63,6% degli investimenti aziendali. Per oltre la metà (53,6%) è stata svolta internamente.

Processi produttivi in primo piano, ma scendono sostegni pubblici e cooperazione

Se gli investimenti finanziari crescono, la tipologia di innovazione introdotta evidenzia scelte ben precise. Le imprese hanno privilegiato nettamente le innovazioni di processo, giunta al 57,6%, dunque in crescita del 4,6%. Gli interventi si sono concentrati soprattutto sull'organizzazione del lavoro e gestione delle risorse umane, sui metodi di produzione e sui sistemi informativi. Resta invece sostanzialmente stabile l'innovazione di prodotto. Soltanto il 15,5% delle aziende è riuscito a lanciare beni o servizi radicalmente nuovi per il proprio mercato di riferimento.

A frenare un ulteriore balzo qualitativo contribuiscono tre importanti campanelli d'allarme emersi dal report dell'Istituto di statistica.

La quota di imprese innovative che ha beneficiato di finanziamenti pubblici scende al 15,1% (-4,9%), con un accesso ai fondi europei Horizon sbilanciato a favore delle grandi aziende, 7,6% contro lo 0,7% delle piccole. Anche il ricorso alle agevolazioni fiscali registra una contrazione marcata, scendendo al 21,6% (-8,1%) e penalizzando soprattutto le piccole e medie imprese.

Cala la cooperazione. Le partnership formali per l'innovazione scendono dal 22,7% al 18,7% (-4,0%). A rinunciare alla rete sono principalmente le piccole e medie imprese, mentre una grande azienda su due continua a collaborare stabilmente con partner esterni (fornitori, consulenti e università). Le risorse scarseggiano. Il 24,6% delle imprese (con una punta del 27,2% nell'industria) indica la mancanza di fondi o di personale qualificato come il principale fattore ostativo al completamento dei propri piani innovativi.

Le previsioni 2026-2027 e la spinta propulsiva delle imprese giovanili

Guardando al futuro prossimo, l'indagine di Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne rivela un clima di cauta fiducia. Per il 2026, il 27,5% delle imprese stima un incremento del fatturato di almeno il 3%, mentre il 19,8% punta sull'aumento dell'export e il 15,8% sull'occupazione. Le aspettative rimangono sostanzialmente coerenti anche per il 2027, con il 25,9% delle aziende che prevede un aumento del giro d'affari.

In questo scenario, le imprese giovanili (guidate da under 35) si confermano il vero motore dell'ottimismo.

Per il 2026, ben il 37,6% delle aziende giovanili stima una crescita del fatturato, il 34,8% punta su maggiori vendite all'estero e il 24,3% prevede nuove assunzioni.

Per il 2027, le attese positive si attestano rispettivamente al 33,3% per il fatturato, al 34,1% per l'export e al 21,4% per l'occupazione.

Tuttavia, il quadro prospettico deve fare i conti con l'incertezza internazionale e, soprattutto, con la minaccia del caro energia, che preoccupa oltre il 70% delle imprese. Per il 43,4% di esse, l'impennata delle bollette si tradurrà in un'inevitabile contrazione dei margini di profitto.

La triplice transizione: Intelligenza artificiale, green e competenze

Come osservato dal presidente di Unioncamere, Andrea Prete, le aziende italiane hanno imparato a convivere con un contesto di incertezza permanente, rispondendo con rapidità e riorientando i propri investimenti. Per il triennio 2026-2028, la strategia imprenditoriale si focalizzerà su tre direttrici fondamentali.

Intelligenza artificiale e digitale 4.0: il 21,8% delle imprese ha già investito nell'IA nel triennio 2023-2025 o pianifica di farlo entro il 2028. Nel complesso, il 38,0% delle realtà aziendali ha in programma investimenti in tecnologie digitali 4.0.

Investimenti green ed efficienza energetica: il 36,1% delle aziende programmerà interventi per la sostenibilità ecologica di prodotto o di processo tra il 2026 e il 2028. Come rilevato sia da Istat sia da Unioncamere, la scelta verde non risponde solo a ragioni reputazionali (rilevanti per il 69,9% delle imprese), ma si configura sempre più come una difesa strategica contro i costi energetici, coniugando sostenibilità e competitività.

Capitale umano e formazione: per supportare la trasformazione tecnologica e organizzativa, oltre una società su due (53,6%) investirà nel miglioramento delle competenze tecnico-professionali dei propri addetti. Un sistema industriale flessibile alla ricerca di nuova sintesi

Dalla convergenza dei due report emerge il ritratto di un'Italia produttiva pragmatica. Se il consuntivo Istat certifica la capacità delle piccole imprese di agganciare il treno dell'innovazione e la forza della R&S privata, il quadro Unioncamere mostra come la sfida futura si giocherà sulla capacità di integrare le tecnologie emergenti (come l'IA) con la sostenibilità energetica e la riqualificazione delle risorse umane. Resta aperto il nodo delle politiche industriali: senza un sostegno pubblico accessibile anche alle piccole e medie imprese e una ripresa della cooperazione di filiera, il rischio è che i costi dell'energia e le carenze finanziarie possano rallentare la rincorsa dei player più piccoli.