Pnrr, tempo scaduto: la Calabria chiude all’ultimo posto tra infrastrutture ferme e sanità al palo
Completato appena il 15,6% dei progetti e speso circa il 20% dei 6,22 miliardi stanziati dall’Ue. Regione in forte ritardo
Il tempo è scaduto. Il 31 agosto si è chiuso ufficialmente il capitolo relativo al Pnrr, il pilastro centrale del programma europeo NextGenerationEU. Da oggi, la Commissione europea non prenderà più in considerazione nuove azioni o modifiche ai piani nazionali. Gli Stati membri hanno ora tempo fino al 30 settembre 2026 per presentare le richieste finali di pagamento, con l'obiettivo di ricevere tutti i fondi entro il 31 dicembre 2026.
In questa monumentale partita finanziaria, l’Italia rappresenta il principale beneficiario con 194,4 miliardi di euro assegnati (suddivisi in 71,8 miliardi a fondo perduto e 122,6 miliardi in prestiti). Se a livello nazionale la Cabina di regia registra una spesa complessiva di 120 miliardi di euro con circa 60.000 progetti conclusi (pari a poco meno della metà dei 122.079 finanziati), a livello locale emerge una spaccatura drammatica. In cima alla classifica della virtuosità troviamo la Lombardia e il Piemonte, mentre la Calabria si colloca al fondo della classifica, quasi doppiata.
Regione in forte ritardo
La Calabria chiude la fase attuativa del Pnrr al penultimo posto in Italia con il 15,6% dei progetti finanziati conclusi contro il 23,7% di media nazionale. Ultima la Liguria con il 10,2%. Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia viaggiano tutte oltre la soglia del 30%. Lo dice il monitoraggio del Pnrr dei servizi studi di Camera e Senato. I progetti finanziati in Calabria sono 23.261.
I progetti infrastrutturali per ferrovie, strade e intermodalità, sono quelli che destano maggiori problemi. Il Sistema ReGiS, la piattaforma della Ragioneria Generale dello Stato dice che sono tutti fermi.
A livello provinciale, esclusi i grandi progetti infrastrutturali, la distribuzione delle risorse vede Cosenza fare la parte del leone, seguita, nell’ordine, da Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Un fiume di denaro, oltre 6 miliardi, che, tuttavia, ha fatto enorme fatica a tradursi in cantieri reali.
La sanità immobile e la scure della Corte dei conti
Un fronte caldissimo è quello della sanità territoriale. I progetti per la realizzazione di Case e Ospedali di comunità viaggiano a rilento in tutto il Mezzogiorno, ma in Calabria la situazione è particolarmente critica. La Corte dei conti ha ripetutamente denunciato "ritardi attuativi e operativi" e forti criticità nella gestione degli investimenti per l'assistenza territoriale, l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione sanitaria.
I magistrati contabili della Sezione regionale di controllo hanno espresso giudizi severi sul caso calabrese, parlando apertamente di un «utilizzo inefficiente delle risorse». Già alla fine del 2025, quando la Calabria era fanalino di coda con circa il 15% di pagamenti effettuati, la Corte aveva evidenziato due forti criticità. Un grave disallineamento tra i dati inseriti nella piattaforma ReGiS e le effettive risultanze contabili degli enti. E il rischio concreto di sovrapposizione tra diverse fonti di finanziamento.
Questo divario tra l'avanzamento burocratico-amministrativo e il reale completamento fisico delle opere si traduce, avverte la Corte, in una drammatica impossibilità di "trasformare le risorse in servizi e benefici effettivi per i cittadini".
Cosa rischia l'Italia nel dopo-Pnrr?
Mentre l'Ance stima che a livello nazionale i progetti in maggiore difficoltà oscillino tra i 12 e i 15 miliardi di euro (con il 45% di questi concentrato proprio al Sud), la Corte dei conti avverte che la fine dei cantieri non sarà la fine dei problemi. Sarà infatti indispensabile pianificare un piano di gestione specifico per le opere realizzate, per evitare che limiti organizzativi e amministrativi locali finiscano per vanificare gli sforzi economici compiuti.
L'impatto economico del Pnrr sul Pil italiano è stato stimato dall'Ufficio parlamentare di bilancio nell'1,8% di crescita aggiuntiva negli ultimi anni: circa 35-38 miliardi di ricchezza, pari a uno stimolo dello 0,5% annuo. Dal 2027, con il venir meno dei fondi europei, questo effetto espansivo si ridurrà all'1,1%. Solo se le riforme e le infrastrutture calabresi e meridionali riusciranno col tempo ad aumentare la produttività e ad attrarre investimenti privati, lo stimolo economico potrà dirsi strutturale, con una stima di incremento del Pil nazionale fino al +2,6% nel 2030. In caso contrario, la Calabria rischia di aver perso l'ultimo, storico treno dello sviluppo europeo.