Ponte sullo Stretto, pedaggi fino a 48 euro e costi poco chiari: l’Autorità trasporti boccia il Piano economico-finanziario
Undici rilievi sul solo comparto stradale, tariffe senza tutele e spese da chiarire: il parere dell’Art mette sotto pressione il progetto mentre il Governo accelera sull’iter
Mentre Governo e Società Stretto di Messina intensificano il lavoro per portare in porto il progetto, arriva il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti sul Piano economico finanziario del Ponte. Il Pef, dice l’Autorità, deve essere integrato in più parti. La valutazione tecnica di Art sul conto spese si concentra su quattro aspetti: il piano degli investimenti, il piano tariffario, il calcolo del rischio economico e i relativi oneri assicurativi e le tutele per l’utenza.
I costi dell’opera e i suoi punti deboli
Il progetto costa 13 miliardi e 857 milioni di finanziamenti pubblici e l’avvio di esercizio è previsto nel 2034. Il Ponte avrà tre fonti principali di entrate: i pedaggi stradali, il contributo di continuità territoriale attualmente assegnato a RFI e il canone ferroviario. Secondo l’Autorità di regolazione dei trasporti così come è stato redatto il Pef risulta mancante di un quadro dettagliato dei costi.
Un nuovo prospetto di spesa
Se non è una bocciatura poco ci manca. Il Pef deve essere rivisto ed integrato in più parti. L’Autorità chiede infatti una «chiara qualificazione economico-regolatoria delle spese considerate, anche in termini di ammissibilità dei costi». Occorre distinguere, si legge nel parere, quali siano «i costi effettivamente riferibili alla realizzazione dell’opera e, in quanto tali, suscettibili di concorrere al capitale investito». Quali siano «i costi aventi natura operativa e ricorrente, eventualmente rilevanti nella fase di gestione». E quali siano «i costi che, per natura, pertinenza o congruità, non risultino riconoscibili ai fini tariffari». Nel Pef, dunque, secondo Art non sono chiari i costi sostenuti in fase di costruzione dell’opera. L'Autorità sostiene che devono essere specificate le ripartizioni di spesa per ciascun realizzatore e per la relativa quota di finanziamento. Ciò vale anche per le cosiddette opere complementari, 40 km di raccordi stradali e ferroviari sui versanti calabrese e siciliano.
Le osservazioni dell’Autorità
Sono ben undici i rilievi mossi dall’Art sulla sola componente stradale dell’opera. Dalle tariffe di gestione, ai meccanismi di aggiornamento e riequilibrio del Pef, fino alla matrice dei rischi, da quello operativo a quello inflattivo. Rischi, avverte Art, che possono determinare aumenti di tariffe e di costi e scostamenti anche significativi dalla spesa prevista. Principi inderogabili di trasparenza nella realizzazione dell’opera richiedono, sostiene infatti l’Autorità, che il rischio venga «allocato in modo chiaro in capo alla concessionaria» con i relativi oneri assicurativi, al fine di «perseguire gli obiettivi di efficienza e contenimento dei costi per gli utenti».
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Tutte le tariffe che si intendono applicare devono essere specificate. Nel progetto tra l’altro manca, dice Art, la «preventiva comunicazione all’Autorità per l’acquisizione del parere di competenza, al fine di valutarne gli impatti, anche con riguardo alla sostenibilità per le diverse classi di utenti». Il piano non è statico è soggetto a revisione e monitoraggio. Anche le tariffe, la loro applicazione ed eventuali modifiche, rientrano in questa logica.
I costi del pedaggio
Il Pef presenta una tariffa media per veicolo pari a 27,43 euro all'entrata in esercizio dell'opera prevista nel 2034. Quota destinata a crescere fino a 48,71 euro nel 2063, con un incremento medio annuo del 2%. L’Autorità, però, chiede la specifica indicazione dei costi per ciascuna categoria di utenti. La Convenzione, dice Art, «consente alla concessionaria, in presenza di scostamenti, sia in aumento sia in diminuzione, dei ricavi da traffico rispetto alle previsioni del Piano economico-finanziario, di adeguare le tariffe in funzione delle categorie di veicoli, dei periodi o delle fasce orarie, purché sia assicurata l’invarianza dei ricavi complessivi». Questo meccanismo, avverte l’Autorità, «si tradurrebbe in un utilizzo discrezionale della leva tariffaria da parte della concessionaria» stessa.
La tutela degli utenti viene prima di tutto
La rigidità dello schema tariffario, con un solo costo medio previsto, va a condizionare, dice Art, il meccanismo di revenue sharing indicato dal contratto di realizzazione: «i benefici derivanti da eventuali maggiori ricavi rispetto ai valori previsti dal Piano» devono essere «trasferiti agli utenti». Questa tutela manca, dice Art, e deve essere prevista sin da subito nel regolamento tariffario ed «in ogni revisione successiva» del Piano.
Cosa succederà ora
Il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti è stato trasmesso al ministero delle Infrastrutture. Il progetto del Ponte risulta in fase di revisione dopo lo stop della Corte dei conti che non ha concesso il suo visto di legittimità. Negativo anche il parere dell’Anac che chiede una nuova gara di appalto. Il Governo ritiene invece non necessario un nuovo affidamento. Cipess e ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture stanno discutendo con i tecnici della Commissione europea. Anche Bruxelles aveva espresso perplessità sulle procedure di gara, sull’impatto ambientale e sul rischio sismico. La Società Stretto di Messina sta invece ultimando l'iter per giungere a una nuova approvazione del progetto definitivo da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile. «Considerate le procedure previste dal nuovo decreto legge Commissari e le attività già svolte e in corso - ha detto l’ad Pietro Ciucci - si ritiene che l'iter approvativo possa essere completato entro la fine dell'estate 2026, potendo così avviare la fase realizzativa nell'ultimo trimestre dell'anno. Il cronoprogramma della realizzazione del ponte prevede 7,5 anni. Fine lavori nel 2033. Il 2034 è primo anno di esercizio del Ponte».