Poste-Tim, l’Opas incassa il via libera delle agenzie di rating: nel mirino oltre il 66% del capitale sociale
Fitch, Moody’s e Standard & Poor’s intravedono effetti positivi sul merito di credito della compagnia. L’offerta da 13 miliardi resta aperta fino all’11 settembre
Fitch, Moody’s e Standard & Poor’s spingono l’Opas di Poste Italiane su TIM. Le agenzie di rating hanno espresso un giudizio positivo sull’offerta lanciata dal gruppo guidato da Matteo Del Fante.
L’operazione del valore di 13 miliardi è partita ufficialmente il 20 luglio scorso dopo l’ok della Consob.
Ad oggi sono state presentate complessivamente 1.564.965 richieste di adesione.
Al momento, il totale delle azioni apportate all'offerta ha raggiunto quota 27.605.518, una cifra che rappresenta l’1,6178% del totale degli strumenti oggetto dell’Offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria e totalitaria. Sebbene la percentuale possa apparire contenuta in questa fase intermedia, il mercato guarda con attenzione alla scadenza dell'11 settembre, termine ultimo per gli azionisti TIM per decidere se aderire alla proposta.
La struttura dell’offerta: un mix tra liquidità e azioni
L’architettura finanziaria dell'Opas è stata studiata per offrire agli azionisti TIM una combinazione di immediata liquidità e partecipazione al futuro progetto industriale. Come specificato nelle note ufficiali, il corrispettivo per ogni azione TIM portata in adesione è composto da due parti. Una componente in denaro pari a 1,67 euro. E una componente in azioni rappresentata da 0,218 azioni ordinarie di Poste Italiane di nuova emissione.
Per comprendere meglio l’impatto pratico per i piccoli risparmiatori, il prospetto approvato da Consob fornisce un esempio chiarificatore: un investitore che possiede un pacchetto di 500 azioni TIM, aderendo all'offerta, riceverebbe in cambio 109 nuove azioni Poste Italiane e una somma in contanti di 835 euro.
Questa scelta di utilizzare l’Opas con le sue opzioni di acquisto e scambio permette a Poste Italiane di non dover finanziare l’intero esborso miliardario esclusivamente tramite cassa, integrando gli azionisti TIM nel capitale del gruppo guidato da Del Fante.
La disponibilità di TIM a finalizzare il passaggio
Il Consiglio di amministrazione di TIM ha approvato la proposta, vedendovi un’opportunità strategica. L’amministratore delegato di TIM, Pietro Labriola, ha sottolineato come questo passaggio sia fondamentale per la strategia del gruppo.
Secondo Labriola, l'ingresso di Poste rappresenta un "ulteriore passo importante nella nostra strategia volta a creare valore sostenibile a lungo termine per tutti gli azionisti". Per l'ad di TIM, il secondo trimestre dell'anno ha confermato la solidità dell'azienda, che “prosegue nell'esecuzione dei propri impegni con disciplina”, rafforzando contemporaneamente il proprio posizionamento industriale in vista dell'integrazione.
Il verdetto dei mercati: l’ok delle agenzie di rating
Uno degli aspetti più rilevanti di questa operazione è l'accoglienza positiva da parte delle grandi agenzie di rating internazionali. Il possibile ritorno di Telecom Italia sotto un controllo statale indiretto ha spinto Fitch, Moody’s e Standard & Poor’s a mettere sotto osservazione il merito di credito di TIM con implicazioni positive.
Fitch prevede un miglioramento del giudizio rispetto all'attuale livello di BB+. In particolare, se Poste riuscirà a superare la soglia critica del 66,67% del capitale, assicurandosi il controllo delle assemblee straordinarie, il rating di TIM potrebbe essere promosso a tripla B (BBB). L’agenzia londinese aveva già elevato la valutazione a maggio grazie a performance aziendali migliori del previsto dopo lo scorporo della rete, nonostante avesse notato come la mancanza di proprietà della rete di accesso possa indebolire il profilo operativo rispetto ad altre aziende europee.
Moody’s ha messo sotto osservazione il rating Ba1 di TIM, prevedendo un possibile rialzo di uno o due gradini a conclusione dell'offerta, attratta dalla prospettiva di un'azienda inserita in un gruppo "più grande, più diversificato e più solido".
Standard & Poor’s è stata la prima a muoversi a fine luglio, ipotizzando un rialzo del rating BB+ di oltre un gradino entro la fine dell'anno.
La soglia del 66,67%: l'obiettivo per il controllo totale
Perché l’operazione sia considerata pienamente riuscita, Poste Italiane ha fissato una condizione di efficacia fondamentale: il raggiungimento di una quota superiore al 66,67% del capitale sociale di TIM.
Questa percentuale rappresenta la "soglia di controllo qualificata" che garantirebbe a Poste la maggioranza necessaria per approvare le decisioni nelle assemblee straordinarie, permettendo una gestione fluida e una rapida implementazione delle strategie di integrazione.
Sinergie e strategia industriale
Il passaggio del controllo a Poste Italiane rappresenta un'ulteriore opportunità di sviluppo industriale. Gli analisti identificano diversi driver di crescita che nascerebbero dalla combinazione dei due giganti. Intanto la rete di sportelli. Poste vanta una presenza capillare su tutto il territorio nazionale, che potrebbe fungere da veicolo commerciale senza precedenti per i servizi di telecomunicazioni. Poi tecnologia e innovazione. L’integrazione tra le due aziende permetterebbe di sfruttare gli investimenti di Poste nel campo del cloud e dell'intelligenza artificiale. E sopra ogni altra cosa il consolidamento del mercato. Una governance più stabile e una maggiore capacità finanziaria metterebbero TIM in una posizione di forza per beneficiare dell’atteso processo di consolidamento del mercato TLC italiano. Una iniziativa non più rinviabile in un momento di crescita che nel settore moltiplica le partnership strategiche e gli ingenti investimenti di capitali necessari ad affrontare le imminenti sfide future.