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09/05/2026 ore 21.02
Economia e lavoro

Rigenerazione urbana, spariscono quasi 5 miliardi del Pnrr: il Sud rischia di pagare un conto molto salato

Dietro le “rimodulazioni” del Piano nazionale si nasconde un taglio concreto a progetti già programmati. Quartieri, scuole, periferie: è soprattutto il Mezzogiorno a rischiare, privo di risorse alternative

di Franco Gemoli

Il Sud rischia di pagare il prezzo più alto della nuova geografia dei fondi pubblici. E mentre il Governo continua a difendere la rimodulazione delle risorse del PNRR e dei programmi collegati, dai dossier tecnici emerge un dato che inquieta sindaci e amministratori locali: 4,8 miliardi di euro destinati alla rigenerazione urbana sarebbero stati dirottati verso altri capitoli di spesa.

Dietro il linguaggio burocratico delle “riallocazioni” e delle “rimodulazioni finanziarie” si nasconde un problema molto concreto: interi territori rischiano di restare incompiuti.

Progetti annunciati, cantieri programmati, periferie da recuperare, scuole da riqualificare, piazze, reti urbane, mobilità sostenibile, contenitori culturali e sociali potrebbero improvvisamente rallentare o perdere copertura economica.

Ed è soprattutto il Mezzogiorno a guardare con preoccupazione questa nuova fase. Perché nelle aree più fragili del Paese la rigenerazione urbana non è mai stata soltanto una questione estetica o architettonica. È stata, ed è ancora oggi, un tentativo di ricostruzione sociale.

In molti Comuni del Sud, soprattutto nelle realtà medie e piccole, quei fondi rappresentavano l’unica vera occasione per intervenire su quartieri lasciati ai margini per decenni. Non semplicemente asfalto o marciapiedi, ma illuminazione, sicurezza urbana, spazi pubblici, recupero di immobili abbandonati, servizi di prossimità e contrasto allo spopolamento.

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La verità è che senza investimenti pubblici molti enti locali non hanno alcuna capacità autonoma di rigenerazione. I bilanci comunali restano fragili, il costo dell’energia e dei servizi continua a crescere, il personale tecnico è insufficiente e il post-PNRR fa già paura a numerosi sindaci.

La sensazione, sempre più diffusa nei territori, è che si stia passando da una stagione di annunci straordinari a una fase di brusco realismo contabile.  Eppure proprio il Sud avrebbe bisogno dell’esatto contrario.

Perché rigenerare una città del Mezzogiorno significa spesso evitare il declino demografico. Vuol dire trattenere giovani famiglie, difendere il commercio locale, ridurre il degrado e costruire spazi di aggregazione dove oggi esistono soltanto vuoti urbani e sociali.

C’è poi un elemento politico che pesa più di tutti: il rischio che si allarghi ulteriormente il divario infrastrutturale tra Nord e Sud.

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Le grandi città economicamente più forti, infatti, hanno una capacità amministrativa e finanziaria maggiore per attrarre investimenti alternativi, partnership private e nuovi programmi europei. Molti Comuni meridionali, invece, dipendono quasi totalmente dalla finanza pubblica nazionale ed europea.

Per questo la sottrazione o il rinvio di miliardi destinati alla rigenerazione urbana rischia di trasformarsi in un colpo durissimo soprattutto per il Mezzogiorno.

Il paradosso è evidente.

Per anni la politica ha raccontato il PNRR come l’occasione irripetibile per ricucire le fratture territoriali italiane. Ora, però, proprio una parte delle risorse pensate per ricostruire le città viene rimessa in discussione mentre i territori attendono ancora risposte definitive.

E nei Comuni cresce una domanda semplice ma pesantissima: quali opere verranno salvate e quali, invece, resteranno soltanto nei rendering presentati durante le conferenze stampa?