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07/10/2026 ore 17.25
Economia e lavoro

Risparmi, la Calabria resta indietro: in banca 14.202 euro a testa, quasi 8.500 in meno del Nord

I dati Isnec-Withub su base Banca d’Italia mostrano il divario nei depositi bancari: la nostra regione è molto distante dai 22.702 euro pro capite del Nord. Dal 2021 il Mezzogiorno però cresce più velocemente.

di Redazione Economia

In Calabria si risparmia di più rispetto a cinque anni fa, ma la distanza dal resto d’Italia resta ancora enorme. È questa la fotografia che emerge dai dati sui depositi bancari elaborati da Isnec e Withub sulla base dei dati della Banca d’Italia.

A maggio 2026, ogni calabrese ha mediamente 14.202 euro depositati in banca. Una cifra nettamente inferiore alla media nazionale, che raggiunge i 19.812 euro per abitante, e ancora più distante dal dato del Nord, dove la media arriva a 22.702 euro.

Il confronto restituisce quindi uno dei tanti divari economici che continuano a separare la Calabria dalle regioni settentrionali. Tra il dato calabrese e quello del Nord ci sono 8.500 euro pro capite di differenza.

La situazione è ancora più evidente guardando alla classifica regionale. In testa c’è il Trentino-Alto Adige, con 27.737 euro di depositi medi per abitante, seguito dalla Lombardia. All’estremo opposto si trova la Sicilia, con 12.444 euro. La Calabria si colloca poco sopra, con i suoi 14.202 euro.

Calabria, il risparmio cresce ma resta lontano dal Nord

Il dato più interessante, però, arriva osservando l'evoluzione degli ultimi cinque anni. Perché se la quantità di denaro depositata nelle banche continua a raccontare un'Italia profondamente diseguale, la velocità di crescita va nella direzione opposta.

Dal 2021 le Isole hanno registrato un aumento dei depositi pro capite dell'11,1%, mentre il Sud è cresciuto del 9,4%. Nel Centro l'incremento è stato del 5%, mentre nel Nord si è fermato all'1,3%.

In altre parole, le aree che partivano dai livelli più bassi hanno accumulato risparmio più rapidamente.

È un segnale che potrebbe indicare una prima riduzione delle distanze, ma che non basta ancora a cambiare il quadro complessivo. Il divario nelle somme disponibili sui conti bancari rimane infatti molto consistente.

A livello nazionale, il deposito bancario medio per abitante è arrivato a 19.812 euro, con una crescita del 4,3% rispetto al 2021. La media, però, nasconde differenze territoriali profonde: 22.702 euro al Nord contro appena 13.049 euro nelle Isole.

Più soldi in banca non significa automaticamente più sviluppo

Il punto, soprattutto per una regione come la Calabria, non è soltanto quanto denaro venga lasciato sui conti correnti. La vera questione è che cosa succede a quelle risorse.

Un aumento dei depositi può indicare una maggiore capacità di risparmio delle famiglie. Ma può anche essere il risultato di un atteggiamento prudenziale, legato all'incertezza economica, alla difficoltà di trovare opportunità di investimento e alla percezione di un futuro poco prevedibile.

È qui che il dato calabrese assume un significato più complesso. Avere più risparmi non significa automaticamente avere più crescita.

«L’aumento del risparmio, per tradursi in sviluppo, deve essere accompagnato da strumenti capaci di indirizzare queste risorse verso investimenti produttivi, occupazione e crescita dei territori», osserva Guido Rosignoli, vicepresidente della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili.

La sfida, dunque, non è soltanto aumentare il denaro presente nei depositi bancari. È riuscire a trasformare una parte di quelle risorse in investimenti, imprese, posti di lavoro e nuova economia.

Il vero divario calabrese è trasformare il risparmio in economia

Per la Calabria il dato suggerisce quindi una doppia lettura. Da una parte c'è una crescita del risparmio nelle aree meridionali che, almeno percentualmente, procede più velocemente rispetto al Nord. Dall'altra rimane una distanza enorme nella quantità complessiva di risorse accumulate.

Il rischio è che una parte di questo denaro rimanga ferma sui conti correnti senza riuscire a diventare capitale per l'economia locale.

Secondo Rosignoli, per cambiare questa dinamica servono maggiori opportunità produttive, accesso al credito e politiche capaci di sostenere imprese e occupazione.

«Senza maggiori opportunità produttive, accesso al credito e politiche capaci di sostenere imprese e occupazione, l’incremento dei depositi rischia di non produrre effetti duraturi sulla crescita e sulla riduzione degli squilibri territoriali», conclude.

Per la Calabria, quindi, il dato dei 14.202 euro pro capite racconta soltanto metà della storia. L'altra metà riguarda la capacità di trasformare quel risparmio in sviluppo. Ed è proprio su questo terreno che il divario con il Nord continua a essere più difficile da colmare.