Sanità Calabria, 118 milioni di disavanzo e ritardi nei pagamenti: la relazione della Corte dei conti è impietosa
Conti in rosso e criticità a non finire, i costi crescono del 10,45%. Regione indietro sui Lea, ultima per investimenti e per ricavi sulle prestazioni erogate dalle strutture regionali
Centodiciotto milioni di disavanzo, nel 2024, e Lea distrettuali ancora al di sotto della sufficienza. Sufficienza confermata per gli ospedali e conquistata dall’area prevenzione, promossa per la prima volta con un indice di segno di poco positivo. Per la Corte dei conti la sanità calabrese presenta molte criticità e la fase di emergenza è tutt’altro che conclusa e superata. È quanto emerge dalla relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali riferita al triennio 2022-2024. I giudici della Sezione delle autonomie hanno rilevato «perdite di esercizio significative, insufficienza di copertura finanziaria ed il ricorso sistematico ad anticipazioni di tesoreria». Una difficoltà organizzativa e gestionale che la Calabria condivide con il Molise, la Puglia e la Sicilia. Le perdite «sono aggravate dall’aumento dei costi di beni sanitari e servizi esternalizzati» ed anche dove i bilanci si chiudono in pareggio, la Corte dei conti evidenzia come «il risultato positivo sia spesso frutto di interventi compensativi regionali, e non di un effettivo riequilibrio gestionale».
I giudici contabili hanno riportato anche i risultati del Tavolo di verifica adempimenti regionali istituito presso il ministero dell'Economia e delle finanze che monitora il rispetto degli obblighi da parte delle Regioni comprese quelle alle prese con il piano di rientro dal disavanzo sanitario, come la Calabria. Tavoli che, è scritto nella relazione al Parlamento, «hanno valutato non positiva la verifica annuale del Piano di rientro per l'anno 2024». La Regione, si legge ancora, ha invece erogato al proprio Servizio sanitario regionale, entro il 31 dicembre 2024, «il 99,81% delle risorse incassate nell'anno 2024 dallo Stato a titolo di finanziamento del Servizio sanitario nazionale, delle somme derivanti dalle manovre fiscali regionali e delle somme che la stessa Regione ha destinato al finanziamento del proprio Ssr».
In termini di investimenti la Calabria risulta essere, dopo la Campania, la regione con il minor importo pro capite, 37,87 euro contro i 152 euro del Piemonte e i 137 euro della Provincia autonoma di Bolzano.
Nel 2024 la Calabria ha speso per i Lea 4 miliardi e 12 milioni, con un aumento del 3,9% rispetto al 2023. L’incidenza della spesa regionale sul totale dei Lea è pari al 3,12% della spesa nazionale.
In termini di ricavi, cioè di entrate proprie derivanti dal pagamento dei ticket per le prestazioni erogate nelle strutture regionali, la Calabria è quartultima con 47 milioni e 419mila euro: precede l’Umbria (34 milioni e 31mila euro), la Basilicata (16 milioni e 926mila euro) e il Molise (12 milioni e 953mila euro).
La Calabria resta terra di emigrazione sanitaria: in termini di mobilità ospedaliera, sia pubblica sia privata, si conferma tra le regioni meno attrattive insieme a Sardegna e Sicilia. I flussi dal Sud, con record di trasferimenti e di spesa dalla Campania verso tutte le altre regioni, sono diretti soprattutto in Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana.
Nel 2024 la Calabria ha speso 304 milioni e 786mila euro per le cure dei propri residenti altrove, dal 2014 la cifra indicata dalla Corte dei conti è pari a 2 milioni 772mila e 473 euro. La nostra regione insieme al Molise e alla Valle d’Aosta è anche la regione in cui risulta maggiore la mobilità ambulatoriale, cioè gli spostamenti di un paziente da una Regione all’altra per ricevere prestazioni mediche specialistiche non ospedaliere.
La spesa aumenta. A fine 2024 i costi di produzione diretti ed indiretti relativi a cure, personale, amministrazione e tutte le spese sostenute per erogare i servizi sanitari ammontano a 4 miliardi 473 milioni e 321mila euro, il 10,45% in più rispetto al 2023.
I tempi di pagamento dei fornitori sono molto lunghi, con attese nel 2023, in media, di 104 giorni, che proiettano la Calabria verso l’apice dei ritardi ed in netto peggioramento rispetto agli anni precedenti. Ben oltre i limiti previsti dalla normativa nazionale ed europea, 30 giorni, che risultano invece rispettati o di poco superiori nella maggior parte delle altre regioni. Nel 2023 i debiti accumulati verso i fornitori hanno raggiunto la cifra di 1 miliardo e 94 milioni di euro con una quota pari a 124,9 milioni in contenzioso giudiziale o stragiudiziale. Particolarmente elevate risultano le percentuali di pagamento oltre i termini segnalate dalla Corte dei conti a carico «dell'Azienda ospedaliero-universitaria Dulbecco di Catanzaro (83%), dell'Azienda ospedaliera di Cosenza (68%) e dell'Asp di Crotone (64%)».