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16/04/2026 ore 20.02
Economia e lavoro

«Scaffali vuoti e rincari in arrivo», lo sciopero dei tir spaventa la Calabria e i consumatori

L’Unione per la Difesa del Consumatore (U.Di.Con.) avverte sui rischi di speculazioni e accaparramento. Domani la riunione di Unatras (Unione Nazionale Associazioni Autotrasporto Merci) sul possibile fermo nazionale, mentre prezzi alti e logistica fragile aggravano il quadro regionale

di Francesco Roberto Spina

Il caro carburanti continua a pesare sull’autotrasporto calabrese, dove i prezzi – pur in lieve discesa rispetto ai giorni scorsi – restano tra i più alti d’Italia e mettono a rischio la tenuta di centinaia di imprese. In questo contesto, è attesa per domani, 17 aprile 2026, la decisione del Comitato esecutivo di Unatras sul possibile fermo nazionale dei tir, mentre tra il 20 e il 25 aprile è già previsto uno sciopero che potrebbe paralizzare la logistica.

Secondo i dati aggiornati ad oggi, il gasolio in modalità self ha raggiunto in Calabria i 2,148 euro al litro, mentre la benzina si attesta a 1,796 euro. Valori in leggero calo rispetto ai picchi dei giorni precedenti, ma che continuano a collocare la regione tra le più care del Paese, incidendo in modo diretto sui bilanci delle aziende del settore.

Per le imprese calabresi, il peso del carburante si somma a una serie di svantaggi strutturali: collegamenti più lunghi, infrastrutture meno efficienti e una rete logistica che comporta costi aggiuntivi rispetto ad altre aree del Paese.  

Le associazioni di categoria parlano di una crisi ormai strutturale. «Le imprese stanno lavorando in perdita», evidenzia la Cna Fita Calabria, sottolineando come il rincaro del gasolio comporti un aggravio fino a 9mila euro annui per ogni mezzo pesante. Una condizione che rischia di espellere dal mercato un numero crescente di operatori.

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A complicare il quadro è anche il rapporto con la committenza. Gli autotrasportatori denunciano una compressione dei margini che può tradursi in una riduzione dei compensi fino a 40 centesimi al litro, trasferendo sui vettori l’impatto degli aumenti legati alla crisi energetica e alle tensioni internazionali.

Non meno rilevante è il fronte dei consumatori. L’Unione per la Difesa del Consumatore Calabria (U.Di.Con.) lancia l’allarme sugli effetti indiretti dello sciopero, sottolineando come, in una regione dove il trasporto su gomma è fondamentale, il blocco dei tir «non è solo un disagio stradale, ma un potenziale attacco al potere d’acquisto delle famiglie».

Secondo l’associazione, il rischio concreto è quello di una “tempesta” per i consumatori, tra possibili scaffali vuoti e rincari speculativi. Due i fenomeni più temuti: l’accaparramento dei beni di prima necessità, che può generare carenze artificiali, e gli aumenti ingiustificati sui prodotti freschi, giustificati con i maggiori costi di approvvigionamento.

Per questo, l’U.Di.Con. Calabria invita i cittadini a evitare comportamenti dettati dal panico e a pianificare gli acquisti con equilibrio, privilegiando beni essenziali e prodotti a lunga conservazione senza creare scorte eccessive. Tra le raccomandazioni anche quella di monitorare attentamente i prezzi, segnalando eventuali anomalie, e di sostenere la filiera corta, privilegiando mercati locali e prodotti a chilometro zero.

Non meno rilevante è il fronte dei collegamenti marittimi, fondamentali per la Calabria. I rincari sui traghetti nello Stretto rappresentano un ulteriore elemento di criticità per il sistema dei trasporti, mentre tra le soluzioni allo studio c’è il cosiddetto “slow steaming”, con tempi di percorrenza più lunghi per contenere i consumi.

In questo scenario, l’eventuale fermo totale deciso da Unatras – rischia di produrre effetti a catena su tutta la filiera: ritardi nelle consegne, difficoltà negli approvvigionamenti e possibili aumenti dei prezzi al consumo. Conseguenze che, in Calabria, potrebbero risultare ancora più pesanti.

La decisione attesa per domani rappresenta dunque un passaggio chiave. Senza interventi immediati su carburanti e sostegni alle imprese, avvertono le associazioni, il rischio è quello di un blocco del settore con ripercussioni dirette sull’economia regionale e sulla vita quotidiana dei cittadini.