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03/02/2026 ore 17.15
Economia e lavoro

Sessanta anni fa l’allunaggio del modulo Luna 9, quando l’Urss vinse la corsa allo spazio prima degli Stati Uniti

Il 3 febbraio 1966 la sonda sovietica atterrò sul suolo lunare e inviò le prime immagini della superficie, aprendo una nuova era dell’esplorazione spaziale

di Redazione Economia

Una missione che ha fatto la storia delle esplorazioni umane oltre la sfera terrestre e che ha aperto la via allo di ulteriori ricerche e dello sviluppo delle tecnologie dei viaggi spaziali. Il primo allunaggio è un successo sovietico. Il 3 febbraio 1966 il modulo Luna 9 ha completato la sua missione atterrando sul suolo lunare: la sonda ha immortalato 40 immagini catturate sulla superficie del nostro satellite. Non era mai accaduto prima e tra incredulità, emozione e stupore lo sviluppo dei fotogrammi impressi sulla pellicola della telecamera di bordo ha restituito uno scenario degno dei migliori racconti di fantascienza: frammenti in bianco e nero di un suolo pianeggiante, arido e sassoso. Quell’allunaggio è stato il coronamento del programma spaziale avviato da Mosca nel 1959: l’Unione Sovietica vinceva la prima tappa della corsa verso la Luna battendo sul tempo gli Usa. Luna 9 era una sfera del diametro di 58 centimetri contenente il meglio della tecnologia dell’epoca: un sistema di trasmissione, una telecamera, un sistema di controllo termico, un dispositivo di rilevazione delle radiazioni e una batteria che per alcuni giorni ha consentito al lander di raccogliere e inviare informazioni sulla terra. Sganciata dal razzo che l’aveva a bordo quando era a 75 chilometri di distanza dal suolo lunare (decollato dal Kazhakistan il 31 gennaio) la sonda è stata teleguidata con l’ausilio di 4 piccoli motori con sistemi propulsori e frenanti che ne hanno consentito la discesa pilotata sul suolo lunare. Fantascienza, fino ad allora, trasformata in realtà. Le immagini trasmesse dal nostro satellite e raccolte dall’agenzia spaziale dell’aviazione russa sono state subito condivise e sono servite a disegnare le successive missioni lunari.

La conquista dello spazio

Luna 9 ha aperto la strada a missioni dai costi proibitivi per l’epoca: 4 miliardi di dollari per la sonda russa, 28 miliardi per lo sviluppo e per il completamento della missione Usa Apollo 11 che tre anni dopo, ha consentito all’uomo di mettere piede per la prima volta sulla Luna. Nel suo confronto serrato con Washington, negli Anni 60 Mosca ha impiegato risorse strategiche nella corsa agli armamenti utilizzandone una parte per sviluppare i lanciatori e i vettori per le missioni spaziali. Alla fine l’Unione sovietica ha pagato caro il prezzo di questo doppio binario: finiti i soldi il Paese è stato inghiottito da una grave crisi economica che ha portato al disfacimento politico e territoriale e alla fine di un’era. Con la distensione e con la nascita di RosCosmos nel 1992, Russia e Usa hanno avviato un proficuo periodo di collaborazione che ha portato alla realizzazione della stazione spaziale internazionale. Un progetto frutto del lavoro di 14 Paesi.

Oggi tutti i programmi internazionali messi insieme valgono oltre 110 miliardi di dollari all’anno. I maggiori investitori sono gli Usa, la Cina, l’Ue e il Giappone. La Francia è il primo Paese europeo per risorse investire. L’Italia è l’ottava “potenza” spaziale, preceduta di poco dall’India. La Russia è in declino, mentre sono in crescita gli investimenti della Corea del Sud e degli Emirati Arabi. Questi ultimi hanno stretto accordi di partenariato con l’Esa oltre che con le singole agenzie spaziali governative, tra cui quella italiana.

La space economy e il ruolo dell’Europa

I contributi degli Stati europei per l’esplorazione spaziale e per i programmi di ricerca e sviluppo delle tecnologie satellitari salgono per il prossimo triennio a 22,1 miliardi di euro, 5 miliardi in più rispetto al bilancio precedente. I primi tre Paesi contributori dei progetti in capo all’Agenzia spaziale europea sono la Germania con 5,1 miliardi, la Francia con 3,6 miliardi e l’Italia con 3,4 miliardi. Berlino da sola porta in dote il 23% del budget totale, quello italiano scende dal 18% al 15%. Dietro l’Italia ci sono la Spagna (1,8 miliardi), il Regno Unito (1,7 miliardi), il Belgio (1,1 miliardi) e la Svizzera (770 milioni). Secondo Eurostat nel 2023, l’industria aerospaziale e della difesa europea ha registrato un fatturato di 290,4 miliardi di euro. La produzione di veicoli spaziali e dei loro vettori, sempre nel 2023, ha realizzato incassi per un valore di 4 miliardi di euro.

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