Sicurezza e difesa, ok del Consiglio dei ministri all’accordo di cooperazione con gli Emirati Arabi
Partono gli investimenti tecnologici ed industriali. Fanno parte del pacchetto da 40 miliardi di euro sottoscritto nel febbraio dello scorso anno
Una cornice giuridica e normativa per la cooperazione economica e militare con il sostegno delle infrastrutture industriali, della ricerca e dello sviluppo di tecnologie all’avanguardia. Sicurezza e difesa diventano la leva geoeconomica strategica nei rapporti diplomatici e commerciali con le monarchie del Golfo. Il Consiglio dei ministri ha dato l’ok all’avvio della programmazione degli interventi previsti dal protocollo d’intesa sulla sicurezza che riguardano addestramento, esercitazioni congiunte, scambio di delegazioni, collaborazione industriale e ricerca nel settore della difesa. La decisione del Governo completa il percorso avviato nel febbraio dello scorso anno con la convenzione preliminare sottoscritta con gli Emirati Arabi a Roma.
Il trattato di cooperazione Italia-Emirati Arabi
Sicurezza e difesa sono una parte consistente del pacchetto complessivo da 40 miliardi di dollari di investimenti inseriti nell’accordo sottoscritto il 24 febbraio 2025. L’intesa prevede investimenti per hub e data center per l’Ia, per infrastrutture digitali e cybersicurezza, spazio, sviluppo dell’industria e dell’agricoltura, infrastrutture stradali e ferroviarie, energie alternative, formazione universitaria e professionale e modernizzazione della Pubblica amministrazione emiratina.
Abu Dhabi polo di scambi mondiale
Oggi Abu Dhabi non è il punto di arrivo della strategia italiana nel Golfo semmai il punto di partenza, proprio per il ruolo svolto dalle monarchie nell’area e per i loro rapporti con gli altri paesi medio-orientali e con l’attuale maggiore partner strategico: l’India. New Dehli è la chiave per arrivare a Pechino: con i suoi hub portuali il colosso asiatico movimenta verso il Golfo traffici commerciali da migliaia di miliardi di dollari all’anno. Il commercio bilaterale vale già 100 miliardi di dollari ed i due Paesi sono intenzionati a raddoppiarne il peso entro pochi anni. Dai porti emiratini decine di navi partono ogni giorno, cariche di merci asiatiche, alla volta degli Usa, dell’Europa e dell’Africa.
L’Italia alla conquista del Golfo
Cambia dunque il ruolo dell’Italia che si inserisce nel delicato equilibrio di scambi in cui i paesi europei stanno piano piano prendendo il posto dell’industria statunitense alle prese con i divieti imposti dall’Amministrazione Trump. Washington ha bloccato più di un canale di accesso alle tecnologie, dai chip ai brevetti dual use, costringendo i paesi del Golfo a rivolgersi altrove e trovando la piena disponibilità dell’Italia. Il nostro paese è il terzo fornitore di tecnologie di difesa dopo Francia e Germania, con la Svizzera e la Svezia che seguono a breve distanza. La cooperazione Italia-Emirati Arabi parte da lontano: i due paesi hanno firmato accordi nel 2003 e nel 2006 con i governi Berlusconi II e III con Fincantieri a fare da general contractor. Oggi le alleanze si costruiscono pensando allo sviluppo dell’AI anche nei campi della sicurezza: dagli armamenti alle tecnologie satellitari. Abu Dhabi investirà circa 2.000 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni e una quota pari al 10% sarà destinata a finanziare progetti in Africa: il Piano Mattei è uno dei gate aperti nella cooperazione tra Italia e monarchie del Golfo.
Le missioni diplomatiche italiane nel Golfo
Il governo Meloni negli ultimi 12 mesi ha svolto numerose missioni nell’area, affidate al ministro della Difesa, Guido Crosetto, e al ministro degli Esteri, Antonio Tajani. La premier, Giorgia Meloni, è stata invitata a partecipare al 46esimo vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo che si è svolto in Bahrein il 2 dicembre scorso. L’incontro dei capi di Stato di Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar è riservato ai soli membri e la partecipazione di leader stranieri rappresenta un’eccezione rara, concessa in passato solo a Cina, Regno Unito, Turchia e Francia. Il rafforzamento della partnership italiana con gli Emirati Arabi mette il nostro Paese al centro delle dinamiche geopolitiche e geoeconomiche nello scacchiere indo-europeo dove Abu Dhabi si è posizionata come polo globale di connessione tra Europa, Medio Oriente e Stati Uniti con uno sguardo e progetti miliardari anche per l’Africa.
Sicurezza e difesa, i progetti italiani nel Golfo
A dicembre scorso ad Abu Dhabi, durante il salone espositivo Idex 2025, Fincantieri si è assicurata in joint venture con il gruppo Edge un contratto del valore di circa 500 milioni di euro per la manutenzione, per i prossimi 5 anni, dei mezzi navali in forza alla marina militare emiratina. Nella stessa sede e nella stessa occasione Leonardo Spa ha siglato un accordo per la fornitura di tecnologie e strumentazioni satellitarie e militari del valore di 100 milioni di euro. Contratti simili, anche se di importo notevolmente inferiori, sono in corso con i governi del Bahrein, di Oman e del Qatar.