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13/02/2026 ore 06.46
Economia e lavoro

Stessa carriera, meno pensione: nel 2060 assegno ridotti di oltre un terzo, coprirà solo il 64% dell’ultimo stipendio

Le riforme e le manovre del Governo spingono verso una drastica riduzione delle somme. Si allarga la platea di lavoratori a rischio di povertà. Il focus Censis-Confcooperative

di Redazione Economia

Tagli e riduzioni e una platea di beneficiari sempre più ridotta. Pensione più leggera per chi la percepirà nei prossimi anni. Nel 2060 peserà il 16,7% in meno rispetto ad oggi. Chi è andato in pensione nel 2020 a 67 anni con 38 anni di contributi e di carriera continuativa nel settore privato ha preservato l’81,5% della retribuzione. Chi andrà in pensione nel 2060 con gli stessi identici requisiti avrà un assegno pari al 64,8% dell’ultima busta paga. Perderà il 35,2% della somma percepita. Lo dice un focus Censis-Confcooperative. Le riforme e le manovre del Governo spingono verso una drastica riduzione delle somme.

La prospettiva non è delle migliori, preoccupa, e non poco, e apre molti interrogativi sul futuro previdenziale degli italiani. «A parità di anni lavorati e di continuità contributiva, la generazione più giovane sperimenterà una prestazione pensionistica significativamente più contenuta - avverte Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative - con una distanza tra ultima retribuzione e prima pensione che quasi raddoppia: dal 18,5% al 35,2% rispetto ai pensionati di oggi».

Il focus evidenzia che nonostante l’Italia registri la spesa pensionistica più alta d'Europa, il 15,5% del Pil, contro il 14,6% della Francia e l’11,5% della Germania, il nostro Paese, è terzultimo per incidenza dei salari sul Pil: appena il 28,9%, contro il 44,9% della Germania, il 38% della Francia e il 37,1% della Spagna. Le prospettive demografiche, sostiene ancora Confcooperative, aggravano il quadro della situazione. «Tra il 2025 e il 2050 la popolazione in età lavorativa (15-64 anni) si ridurrà di 7,7 milioni di unità», il 20,5% in meno rispetto ad oggi. Il problema non riguarda solo il futuro».

Oggi nel nostro Paese il 10,3% degli occupati tra 18 e 64 anni risulta a rischio di povertà, 2,4 milioni di italiani. Tra i giovani occupati di età compresa tra i 20 e i 29 anni l'incidenza sale al 12%, parliamo di 349mila persone.  Oggi in Italia ci sono oltre 16,3 milioni di pensionati, con importi medi mensili lordi di 2.142 euro per gli uomini e 1.595 euro per le donne, per una media complessiva di 1.861 euro. La retribuzione lorda media annua nel settore privato si attesta a 24.486 euro, ma con profonde asimmetrie. Il gender pay gap raggiunge il 29,1%: gli uomini percepiscono in media 8mila euro in più all'anno rispetto alle donne (27.967 euro contro 19.833 euro). Il divario generazionale non è da meno: a parità di qualifica, i lavoratori junior (20-34 anni) guadagnano il 39,8% in meno rispetto agli over 50, quasi 11.880 euro in meno all'anno.

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