Sezioni
Edizioni locali
05/08/2026 ore 18.37
Economia e lavoro

Tari, in Calabria aumenti fino al 17% ma il quadro è disomogeneo. Senese (Uil): «Basta scaricare le inefficienze sulle famiglie»

A Lamezia +17% per le imprese, +6,9% a Crotone, mentre Cosenza e Corigliano-Rossano riducono fino al 10%. La segretaria del sindacato: «Ci sono tre pilastri su cui lavorare»

di Redazione
All right reserved (c)2015

La Tari presenta un quadro fortemente disomogeneo nei principali Comuni calabresi. È quanto emerge dall'analisi della Uil Calabria sulle tariffe deliberate dalle amministrazioni locali nel 2026, con variazioni molto diverse da territorio a territorio. A Lamezia Terme la tassa aumenta del 6,2% per le famiglie e del 17% per le imprese, mentre a Crotone l'incremento è del 6,9% e a Catanzaro dell'1,63%.

A Reggio Calabria le tariffe restano invece confermate, sebbene siano già tra le più alte d'Italia. Riduzioni comprese tra il 5 e il 10% vengono registrate a Cosenza e Corigliano-Rossano, grazie alle entrate garantite dalla ricognizione sull'evasione.

Per il sindacato, la fotografia delle tariffe dimostra che gli aumenti non rappresentano una conseguenza automatica e ineluttabile dell'attuale situazione del comparto. Le differenze tra i Comuni, secondo la Uil Calabria, evidenziano piuttosto quanto il sistema regionale riesca a funzionare in modo efficiente e quanto le criticità organizzative e operative finiscano per incidere sui costi sostenuti dai cittadini.

La priorità, per il sindacato, è quindi intervenire sull'organizzazione del ciclo dei rifiuti, evitando che i maggiori costi di conferimento, trasporto ed energia vengano trasferiti integralmente sulle bollette. «Rendere efficiente il sistema regionale di gestione dei rifiuti – dichiara la segretaria generale della Uil Calabria, Mariaelena Senese – è quindi la strada per non scaricare sui cittadini i costi delle inefficienze strutturali, logistiche e operative radicate nel tempo e che oggi sono più evidenti a causa degli aumenti per energia e carburanti».

La proposta della Uil Calabria si articola su tre pilastri. Il primo riguarda la valorizzazione delle strutture pubbliche destinate al conferimento dei rifiuti, considerate un asset strategico per generare valore aggiunto sul territorio attraverso la risorsa di scarto. In questo senso, il sindacato richiama il caso di Catanzaro, dove sono recentemente ripresi gli interventi di ottimizzazione dell'impianto di Alli, i cui numeri sono già indicati come significativi rispetto agli effetti che questa misura può produrre.

Il secondo punto riguarda la sensibilizzazione dei cittadini. Se da un lato Arrical guarda a una gestione globale che parte dalla raccolta, dall'altro, secondo la Uil Calabria, è possibile intervenire a monte migliorando la qualità dei rifiuti prodotti e rafforzando la consapevolezza sulle modalità di conferimento. Il principio indicato dal sindacato è diretto: meno indifferenziato significa maggiori possibilità di ridurre le tariffe.

Il terzo pilastro riguarda invece lavoratori e lavoratrici del comparto. Per la Uil Calabria, l'efficientamento del sistema passa anche dalla valorizzazione degli addetti che ogni giorno garantiscono la raccolta e la gestione dei rifiuti. Stabilità contrattuale, formazione e migliori condizioni di lavoro vengono considerate strumenti per rendere più efficace l'organizzazione del servizio, ridurre gli sprechi e contenere nel tempo la spesa complessiva che ricade sulle tariffe.

«Investire sul lavoro nel settore rifiuti significa investire sulla qualità del servizio – conclude Senese –. Un sistema regionale più efficiente, sostenuto da lavoratori stabili e valorizzati, è l'unico modo per spezzare il meccanismo che oggi scarica ogni criticità sulle famiglie calabresi».