Tassa sugli extraprofitti energetici: l'Eurogruppo si spacca e la Commissione rinvia la discussione
Se ne occuperà a ottobre l’Ecofin ma Bruxelles frena. Intanto i governi cercano risorse per contenere i rincari
Alla riunione informale dell'Eurogruppo a Dublino, si è riaperto il dibattito sulla necessità di un intervento fiscale sui profitti straordinari delle società energetiche. Una misura coordinata a livello comunitario.
La richiesta è stata formulata da sei Paesi per far fronte alla crisi causata dal conflitto in Medio Oriente.
I dati di lungo periodo sull’economia Ue destano preoccupazione. Secondo le proiezioni diffuse dal capo economista del Meccanismo europeo di stabilità, Rolf Strauch, nel 2026 il debito della zona euro toccherà il 90% del Pil, con una spesa per interessi destinata a superare il 2% del Prodotto interno lordo, corrispondente a oltre 300 miliardi di euro. Con le stime del commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, che indicano un possibile rallentamento economico nel 2027, i vertici comunitari hanno sollecitato massima prudenza nella gestione dei conti pubblici.
Nel tentativo di contenere l'impatto dei rincari e reperire risorse, un gruppo di Paesi membri spinge per la creazione di un «meccanismo europeo per la tassazione degli extraprofitti» delle imprese energetiche, ispirandosi alle misure adottate nel 2022. L'iniziativa ha preso forma inizialmente con una prima lettera inviata alla Commissione europea il 3 aprile, firmata dal ministro dell'Economia italiano Giancarlo Giorgetti insieme ai colleghi di Austria, Germania, Spagna e Portogallo, a cui si è aggiunta il 22 agosto la firma della Polonia. Sul tema è intervenuta anche la premier italiana Giorgia Meloni, chiedendo azioni immediate e mirate a livello europeo a sostegno di cittadini e imprese durante un incontro con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.
In sede di dibattito, il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil ha chiesto esplicitamente alla Commissione Ue di presentare una proposta formale al più tardi entro la riunione dell'Ecofin di ottobre. La presidenza irlandese dell'Unione europea ha accolto la richiesta di inserire il tema all'ordine del giorno del vertice ufficiale di ottobre, invitando l'esecutivo comunitario a elaborare ulteriori riflessioni.
Commissione fredda e Paesi divisi
Nonostante il pressing dei sei Paesi promotori, la misura incontra forti resistenze all'interno dell'Unione. Il commissario europeo all'Economia, Valdis Dombrovskis, ha mantenuto un atteggiamento freddo, ricordando che la potestà di tassazione sulle imprese rimane una prerogativa nazionale.
I contrari e gli scettici
Il fronte dei ministri finanziari appare nettamente spaccato. Francia, Paesi Bassi e Paesi baltici esprimono forti riserve. In particolare, il ministro delle Finanze francese Roland Lescure ha sottolineato la necessità di considerare le specifiche caratteristiche nazionali di ciascun Paese.
La posizione italiana
Il ministro Giancarlo Giorgetti si dichiara ottimista sulla possibilità che il consenso attorno alla proposta si allarghi fino a diventare maggioritario, spingendo la Commissione a prenderne atto.
Difendendo la linea nazionale, Giorgetti ha ribadito che il costo dell'energia rappresenta il problema principale per l'industria italiana e che in una situazione eccezionale è doveroso agire con equità valutando chi realizza profitti straordinari.
Al momento il sostegno alla proposta rimane limitato e il confronto di Dublino si è concluso con un esito interlocutorio. L'appuntamento decisivo per verificare se la proposta dei sei Paesi riuscirà a raccogliere la maggioranza necessaria si sposta ora alla riunione ufficiale dell'Ecofin in programma all'inizio di ottobre.
Intanto l’Italia ha incassato il sì di Bruxelles alla richiesta preliminare di extradeficit, del valore di 14 miliardi, per gli investimenti in rinnovabili, risparmio energetico e sicurezza degli approvvigionamenti. Il provvedimento permette deroghe al Patto di stabilità, autorizzando un deficit aggiuntivo fino allo 0,6% del Pil tra il 2026 e il 2028. Su base annuale, il limite è fissato allo 0,3% del Prodotto interno lordo.
Il 19 agosto la Commissione ha pubblicato le linee guida per le 22 spese energetiche che si potranno fare in deficit.
Per accedere a queste agevolazioni, le misure devono rispondere a tre requisiti fondamentali. Sono ammissibili solo le spese decise dopo il 28 febbraio 2026. Le misure previste devono essere finanziate a livello nazionale e avere un impatto diretto sul bilancio dello Stato. Infine devono essere progettate per massimizzare l'impatto sulla sicurezza energetica minimizzando al contempo il costo fiscale.
Dove si potrà investire
La Commissione ha redatto un elenco "esemplificativo e non esaustivo" di 22 voci che possono beneficiare della flessibilità fiscale. Questi investimenti toccano ogni settore della società, dai singoli cittadini alle grandi infrastrutture di rete.
Per le famiglie la flessibilità apre la porta a sovvenzioni per l'installazione di tecnologie verdi. Tra queste figurano i sistemi di energia geotermica e solare, i sistemi di immagazzinamento energetico domestico (batterie), la sostituzione di caldaie a combustibili fossili con pompe di calore, le infrastrutture domestiche di ricarica per veicoli elettrici. Si apre inoltre alla possibilità di prestiti agevolati o sovvenzioni per la ristrutturazione degli edifici.
Anche il mondo produttivo e le amministrazioni locali sono inclusi nel piano. Per le imprese sono previsti incentivi fiscali per colonnine di ricarica e tecnologie di decarbonizzazione industriale. Il settore pubblico potrà invece investire nella produzione e stoccaggio di rinnovabili in loco e nella riqualificazione energetica degli edifici pubblici. Il settore dei trasporti vede una forte spinta verso l'elettrificazione e il ferro. Sono ammessi investimenti pubblici in infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, tram e metropolitane verdi, e ammodernamento delle infrastrutture ferroviarie e del materiale rotabile. Gli investimenti più massicci si concentrano sul sistema energetico nazionale. La nota della Commissione include i progetti di energia rinnovabile per elettricità e riscaldamento, le centrali nucleari e tecnologie per lo stoccaggio, il potenziamento delle reti elettriche e produzione di idrogeno verde tramite elettrolisi e gli investimenti nella sicurezza fisica e informatica dei sistemi energetici.
Le esclusioni eccellenti: niente bonus auto o sconti sui carburanti
Ciò che resta fuori dall'elenco è altrettanto significativo di ciò che vi è incluso. La Commissione è stata categorica: la flessibilità serve per le infrastrutture strutturali, non per il consumo.Per questo motivo, non sono previste sovvenzioni per l'acquisto di auto elettriche, scooter o biciclette. L’Ue finanzierà la colonnina di ricarica, ma non i veicoli. Allo stesso modo, sono esclusi i "bonus generalizzati" e qualsiasi forma di sostegno al reddito finalizzata a calmierare i prezzi dell'energia o a ridurre le accise sui combustibili fossili. L'obiettivo è eliminare la dipendenza dai fossili, sostiene l’Ue, non sussidiarne il consumo.