Tassa sugli extraprofitti energetici per frenare carburanti e inflazione, Italia tra i promotori
Cinque Paesi europei propongono a Bruxelles l’adozione di questa misura fiscale per contrastare l’aumento dei prezzi di gas e carburanti
Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Austria chiedono a Bruxelles di adottare una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche. Il provvedimento, dicono i promotori dell’iniziativa, aiuterebbe a contrastare l’aumento dei prezzi dei carburanti sostenendo le misure di contrasto adottate dai singoli governi. I ministri dell’Economia dei 5 paesi hanno rivolto la richiesta al commissario europeo per il Clima, Wopke Hoekstra, di promuovere «una soluzione europea» che, dicono, «rappresenterebbe un segnale per i cittadini» dimostrando che «siamo uniti e in grado di agire».
«Il conflitto in Medio Oriente ha causato un aumento dei prezzi del petrolio, imponendo un onere significativo sull’economia europea e sui cittadini europei» pertanto, dicono i 5 ministri, «è importante garantire che tale onere sia distribuito equamente». Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Austria sottolineano di aver «sostenuto e promosso misure per tassare gli extraprofitti delle imprese energetiche» e chiedono a Bruxelles di creare «uno strumento analogo a livello dell’Ue, fondato su una solida base giuridica». «Una soluzione europea – sostengono i 5 paesi - rappresenterebbe un segnale per i cittadini dei nostri Stati membri e per l’economia nel suo complesso, dimostrando che siamo uniti e in grado di agire» e invierebbe «un messaggio chiaro: coloro che traggono profitto dalle conseguenze della guerra devono fare la loro parte per alleviare il peso sulla collettività». Secondo i ministri, agire insieme permetterebbe di «finanziare misure temporanee di sostegno, in particolare per i consumatori, e contenere l’aumento dell’inflazione, senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici». Bruxelles è invitata a «sviluppare rapidamente» lo strumento e a valutare «se e come i profitti esteri delle compagnie petrolifere multinazionali possano essere inclusi in modo più mirato» rispetto al precedente contributo del 2022.