Sezioni
Edizioni locali
25/08/2026 ore 13.11
Economia e lavoro

Terremoto in EssilorLuxottica: si dimette Leonardo Maria Del Vecchio, lascia la presidenza di Ray-Ban

Il quartogenito del fondatore di Delfin, scomparso 4 anni fa, resta in azienda mantenendo il ruolo di azionista nella cassaforte lussemburghese di famiglia

di Carmelo Idà

Lo strappo è di quelli che lasciano il segno e ridefiniscono non solo gli equilibri operativi di un colosso globale da oltre 28 miliardi di euro di ricavi, ma anche la complessa geografia dei poteri familiari che governano la galassia creata da Leonardo Del Vecchio. Leonardo Maria, quartogenito del fondatore, ha rassegnato le proprie dimissioni lasciando ogni incarico esecutivo in EssilorLuxottica, dove ricopriva i ruoli di presidente di Ray-Ban e di chief strategy officer. L'addio al colosso italo-francese è previsto il 31 agosto.

Cosa è successo

La decisione è stata ufficializzata tramite una lettera indirizzata al consiglio di amministrazione e all'amministratore delegato e presidente Francesco Milleri, l'uomo di fiducia che il fondatore scelse personalmente per guidare il gruppo dopo la sua scomparsa. Un portavoce di EssilorLuxottica ha confermato la notizia, ringraziando il giovane dirigente "per aver contribuito alla crescita del gruppo e alla realizzazione della visione strategica voluta dal padre".

Lo scontro finanziario

L’imprenditore trentunenne, quartogenito del fondatore, è azionista al 12,5% nella holding di controllo Delfin, che insieme a circa il 32,4% di Essilux, detiene oltre il 17% di Banca Monte dei Paschi di Siena, circa il 10% di Generali, il 2,7% di UniCredit e il controllo di fatto del gruppo immobiliare internazionale Covivio.

La posizione e le quote azionarie di Leonardo Maria sono al centro di una accesa battaglia finanziaria tutta giocata in famiglia. Gli otto eredi Leonardo Del Vecchio non hanno mai trovato un accordo sull'esecuzione del testamento del fondatore, morto oltre quattro anni fa.

Le ragioni dell'addio

Le motivazioni dello strappo, rivelate in una lettera d'addio i cui estratti sono stati riportati dalla stampa finanziaria, rappresentano una critica frontale e dettagliata alla leadership dello stesso Milleri, di cui Leonardo Maria è stato negli ultimi quattro anni il principale alleato e braccio destro nella complessa governance familiare. Leonardo Maria descrive una gestione aziendale divenuta "distante" e "impersonale", lontana dalle persone che "devono tornare al centro" del gruppo, contrariamente a quanto caratterizzava la "Luxottica di vent'anni fa".

Le critiche alla gestione di EssilorLuxottica

Un passaggio critico che assume una rilevanza notevole se accostato alla situazione finanziaria del gruppo sul mercato azionario: dai massimi registrati il 13 novembre 2025, il titolo EssilorLuxottica ha infatti perso in borsa quasi il 50%, portando la capitalizzazione attuale a 75,1 miliardi di euro. Del Vecchio jr tiene a precisare di non andarsene dopo una sconfitta, rivendicando di aver concluso con successo il proprio mandato triennale alla guida di Ray-Ban, superando gli obiettivi prefissati e lasciando un marchio più forte e una squadra del tutto autonoma.

Il cambio di rotta

Il giovane capitano d’impresa muove più di una critica a quella che definisce “deriva corporativa” della multinazionale. "Mio padre - si legge ancora nella lettera - ha costruito Luxottica chiedendo moltissimo alle persone. Ma sapeva una cosa che oggi rischiamo di dimenticare: se chiedi alle persone lealtà, sacrificio e senso di appartenenza, devi essere disposto a restituirli". Il giovane manager si scaglia contro la pratica di "mettere le persone al centro delle presentazioni e ai margini quando diventano scomode". Come pure il fatto di scoprire la "distanza istituzionale" nei momenti di difficoltà dei propri manager. "Questa - scrive - non è la Luxottica nella quale sono cresciuto".

La leadership perduta: il richiamo al metodo del fondatore

Il cuore dell'atto d'accusa si focalizza sul confronto generazionale e metodologico tra l'attuale assetto e la storica leadership del fondatore. Leonardo Del Vecchio, ricorda il figlio, "poteva essere durissimo", ma conservava un "rapporto quasi fisico" con i suoi dipendenti. Conosceva capillarmente la realtà delle fabbriche, degli uffici e dei negozi, percependo - spiega Leonardo Maria - quando un lavoratore avesse dato tutto o avesse bisogno di sentire il supporto dell'azienda dietro di sé.

Per il giovane imprenditore quella del padre non era compassione ma pura leadership, fondata sull'idea che l'azienda sia un "patto" e non una mera "somma di funzioni". Negli ultimi anni, tuttavia, questo patto si sarebbe indebolito, sacrificato sull'altare di una "professionalizzazione" usata come "nome elegante che diamo alla perdita di appartenenza".

"Non voglio diventare il figlio del fondatore - scrive - utilizzato per rappresentare una continuità nella quale, su alcuni principi fondamentali, io stesso non mi riconosco più". L’addio annunciato oggi segue quello avvenuto lo scorso anno con l’abbandono dell’azienda da parte del fratellastro, Rocco Basilico, che pare voglia segnare un progressivo allontanamento dei membri della famiglia dalla gestione diretta di EssilorLuxottica.

Il fronte caldo di Delfin: la guerra di successione e il nodo del testamento

L'abbandono di EssilorLuxottica non è però un addio a Delfin. Leonardo Maria ha infatti confermato che continuerà a esercitare pienamente la sua responsabilità di grande azionista proprio attraverso la cassaforte lussemburghese di famiglia. All'interno di Delfin, le tensioni sono tutt'altro che sopite: gli otto eredi del fondatore non hanno ancora trovato un accordo sull'esecuzione del testamento. Una battaglia legale che vale miliardi.

La compagine degli azionisti, ciascuno titolare di una quota del 12,5%, vede contrapposti la madre di Leonardo Maria, Nicoletta Zampillo, il primogenito di lei Rocco Basilico e gli altri sei figli di Leonardo Del Vecchio, nati da tre partner diverse. Questo stallo non solo congela la governance complessiva, ma blocca anche la consegna a Milleri del ricco legato testamentario promesso dal fondatore: 1,5 milioni di titoli Essilux del valore di quasi 250 milioni di euro.

La cassaforte della famiglia del Vecchio ha un valore inestimabile. Delfin rappresenta un perno fondamentale del capitalismo finanziario occidentale. Oltre a detenere il 32,4% di EssilorLuxottica, la holding controlla partecipazioni di rilievo nei settori bancario, assicurativo e immobiliare. Il gruppo sta giocando un ruolo di primissimo piano nel risiko bancario che in autunno ridefinirà gli assetti chiave della finanza europea.

Delfin possiede oltre il 17% di Banca Monte dei Paschi di Siena, circa il 10% di Assicurazioni Generali e il 2,7% di UniCredit. L’azienda controlla il colosso francese Covivio che gestisce un portafoglio immobiliare del valore di circa 24,2 miliardi di euro tra Parigi, Berlino, Milano, Lione e Düsseldorf.

In questo scenario frammentato, risuona la promessa di Leonardo Maria di voler "difendere l'indipendenza dell'azienda, la sua capacità di crescere e la necessità che abbia una proprietà stabile e una visione lunga". Una rassicurazione ai mercati e una precisa dichiarazione d'intenti sul proprio ruolo futuro all'interno della cassaforte di famiglia.