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15/10/2026 ore 16.34
Economia e lavoro

Turismo in Calabria, il caldo minaccia il business delle vacanze estive: milioni a rischio per il cambiamento climatico

La Calabria è la regione italiana più vulnerabile agli effetti del riscaldamento globale secondo Demoskopika, con 79,8 punti su 100. Le giornate di caldo eccessivo sono salite da 15 a 32,1 per estate, mentre primavera e autunno offrono nuove opportunità (per ora non colte) per destagionalizzare il mercato

di Redazione Economia

La Calabria è la regione italiana più vulnerabile al caldo nel settore turistico. Le temperature sempre più elevate rischiano di cambiare il modo in cui gli italiani scelgono dove e quando andare in vacanza, penalizzando soprattutto le destinazioni balneari che concentrano gran parte delle presenze nei mesi estivi. Eppure, proprio la Calabria potrebbe contare su un vantaggio competitivo ancora poco sfruttato: condizioni climatiche particolarmente favorevoli in primavera e in autunno.

A delineare questo scenario è il rapporto «L'impatto del clima sul turismo italiano. Presenze, spesa e stagionalità. Analisi 1990-2036», elaborato dall'Istituto Demoskopika incrociando oltre trent'anni di dati Istat sui flussi turistici con più di tre miliardi di rilevazioni climatiche Copernicus. Lo studio individua nella regione il territorio maggiormente esposto agli effetti del caldo estivo, ma anche uno dei più avvantaggiati dalle condizioni meteorologiche dei mesi di spalla.

Turismo in Calabria, il caldo raddoppia le giornate critiche

Il dato più significativo riguarda l'indice di vulnerabilità turistica al caldo, elaborato da Demoskopika su una scala da zero a cento. La Calabria raggiunge 79,8 punti, il valore più alto in Italia, precedendo la Puglia con 78,2 punti. L'indicatore combina la concentrazione estiva delle presenze, le giornate di caldo eccessivo, le notti tropicali e il riscaldamento previsto entro il 2036.

Per la Calabria pesa soprattutto l'aumento delle giornate caratterizzate da temperature potenzialmente penalizzanti per il turismo. Nelle località turistiche regionali si è passati da 15 a 32,1 giornate di caldo eccessivo per estate: più del doppio rispetto al periodo di riferimento iniziale dell'analisi.

A questo elemento si aggiunge una forte concentrazione stagionale: il 62% delle presenze turistiche annue si concentra a luglio e agosto. Una dipendenza dai due mesi centrali dell'estate che espone maggiormente il sistema ricettivo regionale alle conseguenze del cambiamento climatico. Se il caldo rende meno piacevole soggiornare nelle località balneari, il rischio è che una parte dei visitatori riduca la durata della vacanza o scelga periodi differenti.

Primavera e autunno, il vantaggio che la Calabria non sfrutta

Il quadro restituito dallo studio presenta un paradosso. Mentre le estati diventano sempre più difficili per il turismo balneare, la Calabria dispone di condizioni climatiche favorevoli nei mesi di maggio, giugno, settembre e ottobre.

Secondo le elaborazioni di Demoskopika, basate sulla metodologia dell'Holiday Climate Index, sviluppata da Scott e altri ricercatori nel 2016, la regione registra 104,2 giornate climaticamente ottime sulle 122 complessive dei quattro mesi considerati. È il valore più alto a livello nazionale, davanti alla Puglia con 103,6 giornate e alla Sicilia con 103,3.

Un patrimonio climatico che potrebbe favorire una diversa distribuzione delle vacanze, allungando la stagione turistica oltre i tradizionali mesi estivi. Il problema è che le condizioni favorevoli non si traducono automaticamente in presenze aggiuntive: per sfruttarle servono strutture aperte più a lungo, servizi disponibili anche fuori stagione e un'offerta capace di attrarre visitatori nei periodi meno affollati.

In Calabria, secondo lo studio, la capacità di recuperare nei mesi di spalla i pernottamenti potenzialmente persi in estate è particolarmente limitata: appena sette pernottamenti recuperati ogni cento a rischio, contro una media nazionale di 24. Il risultato è un divario tra le opportunità offerte dal clima e la capacità del sistema turistico di trasformarle in soggiorni effettivi.

Fino a 3,7 milioni di pernottamenti estivi a rischio in Italia

Il fenomeno non riguarda soltanto la Calabria. In trent'anni, le giornate di caldo eccessivo nelle località turistiche italiane sono aumentate da 18 a 30 per estate e potrebbero arrivare a 35 entro il 2036.

Le stime di Demoskopika indicano che il caldo estivo potrebbe comportare fino a 3,7 milioni di pernottamenti mancati ogni anno, rispetto a uno scenario ipotetico senza l'aumento delle temperature. Il recupero di circa 900mila presenze nei mesi di spalla ridurrebbe solo in parte il contraccolpo, lasciando un saldo negativo potenziale fino a 2,8 milioni di notti e 214 milioni di euro di spesa turistica diretta.

A subire maggiormente gli effetti sarebbero gli italiani, ai quali vengono attribuite quasi otto notti estive mancate su dieci, circa 2,9 milioni. Il turismo domestico continuerebbe quindi a muoversi, ma con soggiorni più brevi e una permanenza media ridotta. Per i visitatori stranieri, che spesso organizzano le vacanze con maggiore anticipo, l'effetto stimato sarebbe più contenuto e incerto.

La distribuzione geografica delle conseguenze non sarebbe uniforme. Il Mezzogiorno balneare risulta particolarmente esposto e presenta minori possibilità di recupero nei mesi primaverili e autunnali. Le destinazioni urbane e montane, invece, potrebbero compensare una quota maggiore delle presenze estive a rischio grazie a una stagione turistica più flessibile.

Come cambiano le vacanze degli italiani

I dati evidenziano una trasformazione già in corso nelle abitudini di viaggio. La quota dei pernottamenti degli italiani concentrata a luglio e agosto è scesa dal 45,6% al 39,7%, mentre la permanenza media estiva è diminuita da 7,3 a 4,6 notti.

Il cambiamento climatico si inserisce quindi in una tendenza che porta a distribuire diversamente le vacanze nel corso dell'anno. Per le destinazioni calabresi, fortemente legate alla stagione balneare, questa trasformazione rappresenta una sfida particolarmente rilevante: ridurre la dipendenza dai due mesi di maggiore affluenza significa rendere l'offerta più competitiva anche quando le temperature sono meno estreme.

La questione non è soltanto ambientale. Una stagione più corta o una riduzione della durata dei soggiorni possono avere conseguenze sulle attività ricettive, sulla ristorazione e sull'intera filiera turistica. Al contrario, una maggiore distribuzione delle presenze potrebbe contribuire a rendere più continuativo il lavoro e a valorizzare il territorio anche fuori dall'estate.

Entro il 2036 fino a 500 milioni di euro di spesa turistica a rischio

Le prospettive per il prossimo decennio rendono ancora più urgente ripensare l'organizzazione del comparto. Secondo le proiezioni di Demoskopika, nel periodo 2027-2036 le giornate di caldo eccessivo nelle località turistiche italiane potrebbero salire a circa 35 sulle 62 complessive di luglio e agosto, cinque in più rispetto ai livelli attuali.

A parità di flussi turistici, i pernottamenti estivi potenzialmente a rischio potrebbero raggiungere 5,2 milioni all'anno, per un valore di 415 milioni di euro di spesa turistica diretta. Se il settore continuasse a crescere dell'1,6% annuo, le presenze a rischio arriverebbero fino a 6,3 milioni, con un impatto economico potenziale di 500 milioni di euro.

Anche in questo scenario, il recupero stimato di circa 1,3 milioni di pernottamenti in primavera e autunno non sarebbe sufficiente a compensare le perdite estive. Si tratta comunque di proiezioni e non di perdite già registrate: l'entità degli effetti dipenderà anche dalla capacità delle destinazioni di adattarsi alle nuove condizioni climatiche.

La sfida della destagionalizzazione in Calabria

Per Demoskopika, la risposta non consiste nel contrastare lo spostamento della stagione turistica, ma nel governarlo. Tra le strategie indicate figurano l'adattamento dell'offerta al caldo, l'estensione delle aperture delle strutture ricettive e una maggiore flessibilità dei calendari delle vacanze.

Per la Calabria, i dati individuano una doppia priorità: ridurre la vulnerabilità di un turismo fortemente concentrato in estate e trasformare le condizioni climatiche favorevoli di primavera e autunno in un'opportunità concreta. Il primato delle giornate climaticamente ottime, da solo, non basta a garantire nuove presenze.

Servono servizi, collegamenti, iniziative ed esperienze capaci di rendere attrattive le destinazioni anche al di fuori di luglio e agosto. La sfida è passare da un modello legato quasi esclusivamente alla stagione balneare a un'offerta più ampia e distribuita nel corso dell'anno. Una trasformazione che potrebbe aiutare il turismo calabrese a contenere i rischi del cambiamento climatico e a valorizzare un vantaggio che, almeno sul piano meteorologico, è già evidente.