Sezioni
Edizioni locali
26/04/2026 ore 13.16
Economia e lavoro

Un’estate carica di incognite in Calabria: «Stagione delicata, ma le prenotazioni per ora tengono»

Energia, accessibilità e strategie per resistere, così la presidente Confindustria Cosenza, Flora Fabiano, interviene ai nostri microfoni : «Domanda selettiva, ma la possiamo reggere»

di Battista Bruno

Un’estate carica di incognite, tra tensioni internazionali, aumento dei costi e i danni provocati dal maltempo che hanno messo a dura prova coste e infrastrutture. In questo scenario complesso, il turismo calabrese si prepara ad affrontare una stagione delicata, chiamata a resistere e reinventarsi.

Ne parliamo con Flora Fabiano, presidente di Confindustria Cosenza, sezione turismo; presidente di Unindustria Calabria, sezione turismo; Membro del consiglio generale Confindustria turismo nazionale.

Presidente Fabiano, l’estate 2026 si apre in un contesto internazionale complesso: guerre, instabilità economica e inflazione. Che impatto concreto si aspetta sui flussi turistici verso la Calabria?

«Il quadro internazionale impone prudenza, ma oggi non vedo un rischio di crollo dei flussi verso la Calabria. Vedo piuttosto un mercato più sensibile, più prudente e più attento al rapporto qualità-prezzo. In questi giorni, peraltro, dal comparto arrivano segnali di prenotazioni che per ora tengono, pur in un clima di forte preoccupazione per lo scenario geopolitico. Questo significa che la domanda non è scomparsa: è semplicemente più selettiva. E in un contesto simile la Calabria può ancora essere competitiva, soprattutto se riesce a proporsi come destinazione sicura, accessibile. Rimane da tenere sotto controllo solo un eventuale aumento dei prezzi dei voli aerei o del carburante in generale».

Il caro energia e l’aumento dei costi delle materie prime stanno mettendo in difficoltà le imprese. Quanto stanno incidendo sui bilanci delle strutture alberghiere e quanto rischiano di tradursi in prezzi più alti per i turisti?

«Stanno incidendo molto. Anche se l’inflazione generale in Italia a marzo 2026 è intorno all’1,7%, almeno le fonti ISTAT rivelano questa percentuale, la componente energetica è tornata a pesare e i prezzi degli alimentari non lavorati sono in crescita. Per una struttura alberghiera questo significa costi più alti su energia, forniture, lavanderia, logistica e ristorazione. Le imprese non possono scaricare tutto sul cliente finale, perché un aumento eccessivo dei prezzi rischierebbe di frenare la domanda. Inoltre molti contratti sono già stipulati con prezzi bloccati. Quindi oggi molte aziende stanno comprimendo i margini per restare sul mercato, e questa è la vera criticità. Speriamo che questa pressione finisca al più presto per evitare che i nostri bilanci di fine 2026 si presentino con MOL molto ridotti rispetto al 2025».

Il costo dei carburanti continua a pesare: la Calabria, storicamente meno accessibile rispetto ad altre destinazioni, rischia di essere penalizzata ancora di più?

«Ne abbiamo trattato il tema in Unindustria più volte nelle ultime settimane e devo dire che il tema esiste, perché il costo del viaggio incide sempre sulle scelte delle famiglie. Oggi i carburanti mostrano qualche lieve segnale di calo, ma restano su livelli elevati e quindi il problema dell’accessibilità economica non può dirsi superato. Detto questo, la Calabria parte anche da un elemento positivo: il sistema aeroportuale regionale nel 2025 è cresciuto molto, superando 4,37 milioni di passeggeri, e questo rafforza la capacità della regione di intercettare flussi nazionali e internazionali. Quindi il rischio c’è, ma può essere compensato se continuiamo a migliorare collegamenti, promozione e facilità di arrivo».

Il maltempo dei mesi scorsi ha colpito duramente coste e lungomare. Qual è oggi la situazione reale delle infrastrutture turistiche e quali interventi urgenti sono ancora necessari?

«La situazione reale è che il maltempo ha prodotto danni seri in diversi territori costieri, soprattutto sulla costa ionica catanzarese, con criticità su lungomari, accessi alle spiagge e viabilità. La Regione e la Protezione Civile, molto attive entrambe, hanno attivato immediatamente procedure di ricognizione dei danni dopo gli eventi alluvionali di gennaio e febbraio e hanno previsto primi interventi di ristoro legati al ciclone Harry. Sul piano operativo, dal mondo delle imprese arriva però anche un messaggio incoraggiante: molte strutture e molti lidi puntano a tornare pronti in tempi brevi per l’avvio della stagione ormai alle porte».

C’è il rischio concreto che questa stagione estiva possa essere una delle più difficili degli ultimi anni per gli operatori calabresi?

«No, l’analisi effettuata da Unindustria della mia sezione non porta a tali risultati. La peggiore delle stagioni che ricordiamo è certamente quella del Covid, ma non questa. Sarà certamente una stagione delicata, sì. Perché alla normale complessità del mercato si sommano tensioni internazionali, aumento dei costi, danni da maltempo e una forte incertezza sui consumi. Le prenotazioni, allo stato attuale, sembrano reggere. Più che una stagione compromessa, io vedo una stagione che andrà governata con molta attenzione e per la quale andranno previsti ristori per il caro energia, come già fatto in passato con il progetto SAFE del 2022 della Regione Calabria. Abbiamo fra l’altro chiesto, come sezione turismo, al presidente della Regione Calabria, di integrare i fondi della ZES unica 2025 che non si sono rivelati pienamente efficaci; così come abbiamo richiesto di valutare l’ipotesi di un credito d’imposta sostitutivo al “credito d’imposta del Mezzogiorno”, perso ormai dal 2024. Sarebbero due misure, oltre ai ristori sul caro energia, che potrebbero certamente aiutare le imprese turistiche a limitare i danni sul margine operativo lordo».

In questo scenario, quali strategie stanno mettendo in campo gli imprenditori del turismo per contenere le perdite e restare competitivi?

«Le imprese stanno lavorando su tre fronti. Il primo è il controllo rigoroso dei costi, soprattutto energetici e di approvvigionamento. Il secondo è la flessibilità commerciale: offerte più mirate, maggiore attenzione alla permanenza media e pacchetti capaci di aumentare il valore percepito senza entrare in una guerra al ribasso. Il terzo è la differenziazione dell’esperienza, perché oggi non basta vendere una camera o un ombrellone: bisogna vendere identità, territorio, autenticità. Per fortuna ritengo che la stagionalità calabrese sia ormai una questione superata e possiamo contare su piccoli ma importanti introiti aggiuntivi dovuti all’allungamento della stagione, soprattutto grazie alla presenza di turisti stranieri che si muovono già nei mesi di maggio e giugno, ma anche settembre e ottobre inoltrato».

Quali misure immediate dovrebbe adottare la politica, a livello regionale e nazionale, per evitare che il turismo calabrese subisca un contraccolpo pesantissimo proprio nel momento cruciale dell’anno?

«Ne abbiamo già accennato: la prima misura è accelerare subito su ristori, ripristini e procedure semplificate per le aree colpite dal maltempo. La seconda è sostenere concretamente il costo dell’energia e gli investimenti in efficientamento delle imprese, perché oggi la competitività passa anche da lì. La terza è rafforzare accessibilità e collegamenti, soprattutto aerei e intermodali. E ribadisco che la questione relativa a possibili crediti d’imposta alternativi allo strumento nazionale può rappresentare un grande aiuto per le aziende virtuose che continuano a investire. Oggi la narrazione della Calabria è cambiata: la promozione del brand Calabria e la reputazione della destinazione sono diventati elementi fondamentali per orientare la scelta di viaggio di quello che, per la prossima stagione estiva, sarà il nostro turista ideale: un turismo di prossimità europeo ma anche internazionale».