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27/09/2026 ore 06.15
Editoriali

Basta volgarità e inganni elettorali, la politica ha smarrito la misura e rischia di perdere la fiducia degli elettori

Dalle suppletive di Reggio Calabria fino al Governo nazionale le campagne elettorali sono diventate un mercato di insulti, ma anche di promesse senza fondamento. A uscirne sconfitta è la democrazia

di Franco Laratta

Doveva essere una semplice elezione suppletiva in una periferica realtà. Siamo in fondo allo Stivale e, per giunta, si vota un parlamentare che resterà in carica pochi mesi, se non poche settimane. Un voto che avrebbe dovuto rappresentare poca cosa, e che invece è diventato di interesse nazionale.

Ma quello che è accaduto non c’entra più nulla con la politica: sono entrate in scena azioni violente e volgari, che hanno creato sconcerto e anche un certo disgusto.

Tutto può accadere: lo scontro verbale duro, le accuse, le contrapposizioni. In fondo ci sta anche questo. Ma arrivare all’aggressione è inaccettabile; ancora di più quando i protagonisti sono personaggi pubblici che occupano ruoli istituzionali.

Alcuni di questi episodi sono partiti dall’area del generale Roberto Vannacci, probabilmente voluti e studiati: fanno colore, fanno notizia, balzano in prima pagina e possono portare consensi da ambienti ben identificabili.

Ora si è toccato il fondo: dopo sceneggiate in pubbliche manifestazioni e violenti insulti contro gli avversari, si è arrivati a ritoccare le foto con l’intelligenza artificiale per aggiungere volgarità a volgarità. Come nel caso della sottosegretaria Matilde Siracusano, “spogliata” digitalmente della maglietta in un post elettorale, tanto da spingerla ad annunciare una denuncia per quella che ha definito un’immagine «perversa e squallida».

Scollatura e t-shirt scomparsa, Vannacci posta una foto ritoccata della sottosegretaria Siracusano: è bufera

Abbiamo toccato il fondo!

Dalle suppletive di Reggio Calabria ai Comuni, fino al governo nazionale, le campagne elettorali sono diventate troppo spesso un mercato di insulti, ma anche di illusioni e promesse senza fondamento. È ora di restituire dignità alla politica e rispetto agli elettori. Tutti la devono smettere, e non pensare a vincere un’elezione a qualsiasi costo. Leggessero De Gasperi – o meglio, la frase che gli viene attribuita, anche se in realtà risale allo statunitense James Freeman Clarke: «Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista alle prossime generazioni».

C’è qualcosa di profondamente sbagliato nella politica italiana. Non è una questione di bon ton. È una questione di rispetto delle istituzioni, degli avversari e, soprattutto, dei cittadini. In un momento così difficile per l’economia, mentre il mondo affronta crisi profonde e conflitti in più teatri, il buonsenso vorrebbe un confronto politico misurato, senza eccessi.

La politica può essere dura, anche durissima. Può dividere, contrapporre idee, denunciare responsabilità e smascherare contraddizioni. Ma quando scivola nella volgarità, quando il confronto diventa una gara a chi urla più forte o offende più pesantemente, non è più politica. È soltanto una misera rappresentazione di sé stessa.

Ma il problema è ancora più grave.

Da anni le campagne elettorali sono diventate il palcoscenico di promesse mirabolanti, annunci roboanti, soluzioni miracolose. Si promette tutto a tutti. Ma si tratta solo di inganni. Accade nelle elezioni nazionali, ma anche nelle realtà regionali e locali, con la competizione che viene trasformata in un grande mercato delle illusioni elettorali. E a pagare il conto, alla fine, sono sempre i cittadini.

Per questo merita attenzione la proposta di legge promossa da Carlo Cottarelli, sostenuta da una raccolta di firme che ha già superato quota 87.500. Il principio è semplice: chi presenta un programma elettorale deve spiegare non soltanto che cosa intende fare, ma anche quanto costerà e dove troverà i soldi per realizzarlo.

Una regola elementare, quasi banale. Eppure necessaria. Perché non si possono alimentare aspettative su età pensionabile, tagli alle accise, sconti sul carburante e agevolazioni di ogni tipo senza spiegare con chiarezza che cosa sia realmente previsto, quanto costi e chi ne sostenga l’onere.

Le misure economiche non sono slogan. E soprattutto, il denaro pubblico è il denaro dei cittadini.

La politica dovrebbe tornare a essere il luogo delle idee, della responsabilità, delle scelte difficili e della capacità di guardare lontano.

Non è richiesta la moderazione a tutti i costi. Ma il confronto deve restare dentro il perimetro della civiltà e della verità.

Perché il cittadino non è un cliente da sedurre con offerte miracolose. È un elettore, un contribuente, una persona alla quale la politica deve rispetto.

E forse è proprio da qui che bisogna ricominciare: dal rispetto. Dal rispetto, prima di tutto dei cittadini. E, nel confronto politico, dal rispetto dell’avversario.

Perché una democrazia che vive di risse e inganni rischia di perdere, giorno dopo giorno, la fiducia dei propri elettori.

E quando la fiducia viene meno, non è soltanto la politica a perdere. È la democrazia stessa a essere sconfitta.