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01/03/2026 ore 06.15
Editoriali

Guerra, indifferenza e resa morale: da Teheran a Cutro il male è la normalità ma la vera rivoluzione è la pace

Il mondo si sveglia con l’Iran sotto attacco missilistico, esplosioni in Israele e Golfo, mentre i migranti muoiono nel Mediterraneo e il clima presenta il conto. Abbiamo solo una strada: non perdere la nostra umanità

di Franco Laratta

Teheran sotto attacco. Centinaia di missili sull’Iran. Esplosioni in Israele, Bahrein, Abu Dhabi e Qatar. Si incendia in Medioriente.

Ci siamo svegliati così sabato mattina. Ma va così ormai da tempo

Il male sembra vincere l’eterna battaglia contro il bene. Se vogliamo dirlo in termini più laici, sono l’odio, la guerra e la morte a occupare oggi lo spazio pubblico, a dettare l’agenda morale del nostro tempo.

Guardiamo in casa nostra. La strage di Cutro, a tre anni da quella notte, è stata lentamente rimossa dal dibattito nazionale. Restano le immagini, che nessuno potrà cancellare: le solenni promesse, il governo riunito davanti alla camera ardente, i corpi dei disperati ancora caldi. E nessun ministro che abbia sentito il dovere di fermarsi, di chinare il capo, di compiere un gesto minimo di umana pietà.

A salvare l’onore delle istituzioni, ancora una volta, fu il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con la sobrietà di chi sa che il silenzio, a volte, pesa più delle parole.

Intanto continuiamo a negare l’evidenza. I mutamenti climatici vengono derubricati a esagerazione ideologica, come un tempo si negava persino l’esistenza del Covid. E mentre si discute di allarmismi, la Calabria viene sconvolta da cicloni sempre più violenti e New York viene sepolta da nevicate eccezionali. Non sono anomalie: sono segnali. La natura non protesta. Registra e presenta il conto.

Attacco Usa-Israele all’Iran: questa volta l’obiettivo dei raid è abbattere il regime degli ayatollah

E come sempre, a pagarlo sono gli ultimi. Il mare furibondo, tra una tempesta e l’altra, ha inghiottito un migliaio di vite. Alcuni corpi riaffiorano sulle nostre spiagge, tra Scalea e Tropea, restituendo alla terra ciò che l’indifferenza aveva già dimenticato. Non una parola solenne, non un gesto istituzionale forte. Troppo impegnati a difendere incarichi, equilibri e poltrone. Ministri, sottosegretari e parlamentari accusati di gravi responsabilità restano al loro posto, come se la legge fosse un’opinione. Come se valesse ancora quella formula antica e vergognosa: loro sono loro.

Il punto non è che il male esista. È che stiamo imparando a conviverci.

L’illegalità non è più un’eccezione, rischia di diventare atmosfera. Lo dimostra la scena di un poliziotto che spara e di colleghi che ammettono di sapere, ma di non aver parlato. «A chi lo dovevamo dire?», hanno dichiarato. È una frase che pesa come una resa morale prima ancora che giuridica, perché rivela un sistema che smarrisce il senso della responsabilità individuale.

Il naufragio di Cutro tre anni dopo: una tragedia che si ripete ogni giorno nel Cimitero Mediterraneo

Nel frattempo il mondo osserva l’abisso del caso Jeffrey Epstein, simbolo di una rete oscena che per anni ha coinvolto potenti intoccabili in un girone infernale di abusi e complicità. Negli Stati Uniti un presidente in carica sembra muoversi oltre ogni limite di misura istituzionale e responsabilità politica. In Russia Vladimir Putin continua a bombardare un popolo civile e coraggioso, costretto a sopravvivere nel gelo e nel buio. A Gaza si continua a morire. In troppe guerre dimenticate si continua a uccidere senza che il dolore trovi voce sufficiente.

Il male non fa più scandalo. Fa statistica.

Eppure, proprio nei momenti in cui tutto sembra precipitare, la storia insegna che la pace resta l’unica rivoluzione possibile. La pace non è debolezza, ma la forma più alta del coraggio. Non è resa, ma responsabilità. Non è silenzio, ma giustizia costruita con pazienza e fatica quotidiana.
Senza pace non esiste futuro, non esiste democrazia, non esiste umanità. Ogni volta che scegliamo l’indifferenza, lasciamo avanzare la guerra. Ogni volta che scegliamo la dignità della persona, interrompiamo la catena dell’odio.

«La guerra è sempre una sconfitta dell’umanità», ricordava Papa Francesco.

La vera domanda, oggi, è se vogliamo continuare a perdere, o se abbiamo ancora il coraggio di vincere scegliendo la pace.