La Calabria del futuro è nelle mani dei giovani che resistono (e crescono) tra start-up, digitale e voglia di riscatto
Tra spopolamento e crisi, emergono storie come quella di Matteo Pugliese, eccellenza di ritorno. E poi ci sono le speranze e i talenti dei ragazzi dell’Unical che uniscono innovazione e territorio per creare un’alternativa al declino. LaC li sosterrà
«Voi giovani avete in mano il futuro: vorrei che la nostra redazione fosse invasa dai vostri pensieri, dai vostri appunti, dalle vostre riflessioni. Credo profondamente in questa sfida. Siamo solo all’inizio di una stagione di cambiamento che vogliamo far partire in questa terra».
Non è uno slogan. È una chiamata diretta, netta, che arriva dall’editore del Network LaC, Maduli, nell’ambito dell’iniziativa «Lo Stato siamo noi». Un appuntamento che ha visto uno sforzo congiunto dell’Unical e del nostro Network, nel nome della legalità. LaC era presente ai massimi livelli all’incontro con gli studenti, segno di un rinnovato interesse verso i giovani e verso l’Università della Calabria, che sta cambiando la storia e la narrazione della nostra terra.
Per oltre due ore, circa trecento ragazzi hanno partecipato a un’iniziativa destinata a proseguire nel tempo, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di una società libera e informata. Gli studenti di Pedagogia dell’Antimafia del professor Costabile, che sta facendo uno straordinario lavoro, sono il simbolo della Calabria del futuro, mentre tutto intorno prevale il racconto di un’altra storia: quella di una regione che invecchia e si svuota nel silenzio generale. Lo spopolamento avanza, ma le istituzioni guardano altrove.
LaC in cattedra all’Unical con Pedagogia dell’Antimafia, l’editore Maduli agli studenti: «Siete già il presente della Calabria»Il punto è semplice e drammatico insieme: senza giovani, questa terra è destinata a un declino economico e sociale irreversibile. Almeno un centinaio di piccoli comuni rischia di trasformarsi in paesi fantasma. E allora la domanda è inevitabile: esiste ancora un futuro per la Calabria?
La risposta è sì, esiste ed è già in mezzo a noi. Esiste perché il mondo sta cambiando e, paradossalmente, proprio questo cambiamento rimette la Calabria al centro. Nell’epoca della diffusione accelerata delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale, le distanze si annullano, le periferie scompaiono, i margini diventano opportunità per ridisegnare il nostro futuro. Non è più il luogo a determinare il destino, ma la capacità di interpretare il tempo, di cogliere i segni del futuro e trasformarli in progetti. E sono centinaia i giovani che stanno costruendo il loro futuro nella nostra terra.
La storia di Matteo Pugliese lo dimostra. Giovane fisico, laureato all’Università della Calabria, con dieci anni di esperienza al Nord tra eccellenze come Ferrari, Lamborghini e una multinazionale asiatica. Poi la scelta controcorrente: tornare alle origini. Tornare nel piccolo borgo di San Basile, nel cuore del Pollino, per fondare «Dritara». Non un’idea astratta, ma un progetto concreto: accompagnare le piccole e medie imprese del Mezzogiorno nella trasformazione digitale, connettere i talenti tecnologici al territorio, costruire una cultura dell’innovazione che al Sud ancora fatica a radicarsi, ma che rappresenta una delle poche vere possibilità di riscatto.
Oggi Pugliese lavora sul campo, ogni giorno, accanto a imprenditori e professionisti. Vede le potenzialità, ma anche gli errori. Coglie le opportunità, ma anche i ritardi. E soprattutto dimostra che un’alternativa esiste.
Quanti sono i “Matteo Pugliese” in Calabria? Molti più di quanto si pensi. Sono i giovani che stanno già scrivendo il futuro, spesso lontano dai riflettori, attraverso centinaia di start-up attive in settori strategici. Sono energie vive e competenze solide. Eppure restano invisibili.
Di loro si parla poco. Di loro ci si occupa ancora meno. Ed è questo il vero paradosso: il destino della Calabria dipende esattamente da questi ragazzi, dalla loro capacità di restare, resistere, crescere e costruire una forte alternativa. Ma il sistema continua a ignorarli. Il Network LaC, invece, ne parla, li ascolta, li rende protagonisti. Sono con noi, e noi con loro, per costruire una svolta per questa terra.
La Calabria è ancora prigioniera di vincoli antichi, ancorata a un modello produttivo che non regge più l’urto del cambiamento globale. La velocità con cui si muove il mondo, tra rivoluzione tecnologica e trasformazioni climatiche, impone scelte rapide e politiche coraggiose. Ma da noi va forte il nulla!