Meno cortei e più responsabilità: la Calabria non ha bisogno di vincitori, ma di buoni amministratori
Le feste per le vittorie elettorali contrastano con le difficoltà quotidiane della regione: sanità, spopolamento, infrastrutture e lavoro. Governare significa affrontare i problemi dei cittadini con serietà e concretezza. Solo risultati tangibili daranno un motivo autentico per festeggiare
Ma cosa c’è davvero da festeggiare?
Ancora una volta lo stesso copione.
Cortei di auto. Clacson assordanti. Bandiere al vento. Fuochi d’artificio. Brindisi, selfie, abbracci, sorrisi. Le tifoserie che esplodono come se fosse stata conquistata una vittoria storica.
Eppure la domanda resta lì, inevitabile: che cosa c’è davvero da festeggiare?
Soprattutto in Calabria.
In una delle regioni più fragili d’Europa, dove migliaia di giovani continuano a partire perché non trovano un lavoro dignitoso. In una terra che perde abitanti anno dopo anno, dove interi borghi si svuotano, le scuole chiudono, gli anziani restano soli e chi fa impresa deve fare i conti con burocrazia, isolamento e infrastrutture insufficienti.
Che cosa si celebra?
Le liste d’attesa infinite della sanità? Le strade mai completate? I collegamenti ferroviari ancora inadeguati? Lo spopolamento che impoverisce il territorio? Le occasioni perdute? La criminalità organizzata e quella malapolitica che troppo spesso non riesce a liberarsene? Oppure l’ennesima stagione di promesse destinate a dissolversi il giorno dopo il voto?
O vogliamo festeggiare i bilanci in sofferenza di tanti Comuni ormai prossimi al dissesto, la carenza di personale, la crescente difficoltà delle amministrazioni a garantire servizi essenziali ai cittadini
Di tutto questo, però, si parla troppo poco. In campagna elettorale sembra andare sempre tutto bene. È un susseguirsi di slogan, promesse, inaugurazioni, fotografie e passerelle. Poi, spenti i riflettori, la realtà torna a presentare il conto.
Una vittoria elettorale non è un punto di arrivo.
È l’inizio di una responsabilità.
È il momento in cui finiscono gli slogan e iniziano le decisioni difficili. È il momento in cui il consenso smette di essere un premio e diventa un impegno verso l’intera comunità, anche verso chi non ha votato i vincitori.
Per questo la politica dovrebbe conoscere il valore della misura.
Accade invece troppo spesso il contrario. Il consenso viene esibito come un trofeo personale, la vittoria si trasforma in spettacolo, la festa prende il posto della consapevolezza.
Ma governare non significa vincere.
Significa rispondere, ogni giorno, ai problemi delle persone.
La Calabria avrebbe bisogno di un’immagine diversa: sindaci, consiglieri, assessori e presidenti che il giorno dopo il voto entrino nei municipi senza cortei e senza fanfare, aprano i fascicoli più urgenti, ascoltino cittadini e dipendenti e inizino subito a lavorare. Con discrezione. Con sobrietà. Con il peso, ma anche con l’onore, della responsabilità.
E avrebbe soprattutto bisogno di una classe dirigente più preparata e competente, scelta per capacità, visione e senso delle istituzioni, non soltanto per il consenso elettorale che riesce a raccogliere. Oggi più che mai servono amministratori all’altezza della complessità del tempo che viviamo.
Un tempo attraversato da crisi profonde: guerre alle porte dell’Europa, instabilità internazionale, cambiamenti climatici sempre più estremi, incendi che devastano il territorio, famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, nuove povertà che avanzano in silenzio.
In un contesto simile, l’ostentazione della vittoria appare fuori luogo.
Non perché la democrazia non meriti di essere celebrata, ma perché chi governa dovrebbe conoscere il valore della sobrietà.
La sobrietà non è tristezza.
È rispetto.
Rispetto per chi aspetta una visita medica da mesi.
Per chi ogni mattina percorre strade insicure.
Per chi è costretto a lasciare la propria terra.
Per chi continua a credere nella Calabria nonostante tutto.
La Calabria ha bisogno di amministratori capaci di affrontare e vincere le sfide quotidiane. Ha bisogno di chi sappia dire la verità anche quando è scomoda. Di trasformare le promesse in risultati. Di spendere bene le risorse pubbliche. Di costruire fiducia attraverso i fatti e non attraverso la propaganda.
Perché una vittoria elettorale, da sola, non cambia la realtà.
La cambiano gli ospedali che funzionano, i giovani che scelgono di restare, le imprese che investono, le scuole che restano aperte, le infrastrutture che vengono completate, la legalità che diventa normalità.
Solo allora ci sarà davvero qualcosa da festeggiare.
Fino a quel giorno serviranno meno cortei e più lavoro. Meno fuochi d’artificio e più risultati. Meno propaganda e più responsabilità.
Anche la comunicazione dovrebbe ritrovare misura. La politica non ha bisogno di trasformare ogni vittoria in uno spettacolo per i social. L’autorevolezza non nasce da un reel o da un video celebrativo. Si conquista, giorno dopo giorno, con il buon governo.
Perché la Calabria non aspetta vincitori.
Aspetta amministratori all’altezza del compito che i cittadini hanno affidato loro.
Perché, come diceva Aldo Moro “questo è il tempo che ci è dato da vivere”.