A pranzo con il Papa, Leone XIV a tavola con gli ultimi: «Fame di giustizia e di una Chiesa che sappia accogliere tutti»
Il pontefice ha voluto accanto a sé a Castel Gandolfo senzatetto, persone sole o senza lavoro, rifugiati in fuga dalle guerre. Una giornata nel segno del suo predecessore Francesco
Ha voluto a fianco a sé, a Castel Gandolfo, rifugiati africani e latinoamericani, cittadini ucraini in fuga dalla guerra, tanti italiani che hanno perso il lavoro e vivono in condizioni difficili. E poi c’erano i senza casa e tante persone sole. Tutte queste persone hanno pranzato con il Papa. Insieme a lui per alcune ore, non per cortesia o per una occasione speciale. Papa Leone XIV ha voluto pranzare con duecento persone fragili, vulnerabili, rimanendo insieme a loro, eliminando ogni distanza. Ha condiviso quella fragilità che significa povertà, solitudine, angoscia. Il papa a Castel Gandolfo ha trasformato un semplice pasto in un potente richiamo alla solidarietà, alla condivisione.
Leone oggi ha visitato il Borgo Laudato si’ di Castelgandolfo, voluto da Papa Francesco per richiamare la tutela del Creato, l’ inclusione sociale e la formazione. Subito dopo si è seduto a tavola, fianco a fianco con i duecento invitati: non ha voluto il tavolo d’onore per lui, non ha letto un discorso preparato, ha eliminato ogni distanza. A tutti ha rivolto un breve saluto di poche parole, semplici ma profonde: «Sono venuto senza discorso, però con fame. Fame di giustizia, fame di autentica carità, fame di una Chiesa che sappia davvero aprire le porte, accogliere tutti, dove nessuno sia nemico e tutti imparino la riconciliazione e il perdono della pace».
Il pranzo di Castel Gandolfo ha riportato il ricordo di uno dei tratti più caratteristici del pontificato di Papa Francesco che fin dall’inizio del suo ministero ha voluto che i poveri non fossero semplicemente i destinatari della carità, ma gli ospiti d’onore nelle occasioni più importanti. Celebri sono rimasti i pranzi organizzati nell’Aula Paolo VI in Vaticano in occasione della Giornata mondiale dei poveri, quando centinaia, e in alcune edizioni migliaia, di persone senza dimora, migranti, detenuti, anziani soli e famiglie in difficoltà sedevano alla stessa tavola del Pontefice.
Francesco ha visitato più volte le mense della Caritas, ha aperto docce, ambulatori e servizi per i senzatetto a pochi passi da Piazza San Pietro e ha voluto che il colonnato del Bernini diventasse un luogo di accoglienza concreta. Memorabile anche il pranzo offerto nel 2017 a circa 1.500 poveri nell’Aula Paolo VI, seguito negli anni successivi da analoghe iniziative che hanno coinvolto migliaia di persone provenienti da ogni parte del mondo. Per Francesco, condividere il pane era un modo per ricordare che «i poveri non sono un problema: sono una risorsa da cui imparare». E poi Francesco non si è fermato qui, li ha invitati nella Cappella Sistina, ha riservati per loro i primi posti nei grandi concerti offerti al Papa, ha condiviso con loro i momenti più esaltanti del suo pontificato. E non li ha mai trattati da ospiti, ma esclusivamente da ‘fratelli’.
Papa Leone XIV sembra voler raccogliere questa eredità e darle continuità. L’iniziativa “A pranzo con il Papa”, destinata a diventare un appuntamento annuale, non è soltanto un’opera di solidarietà. È una scelta pastorale. Un modo per dire che il posto della Chiesa resta accanto agli ultimi.
In un tempo segnato da guerre, nuove povertà e crescenti disuguaglianze, Leone XIV sceglie ancora una volta il linguaggio dei gesti. Perché condividere il pane significa abbattere le distanze, riconoscere la dignità dell’altro e ricordare che una società si misura da come tratta i più deboli.
È il linguaggio più antico del cristianesimo. Ed è forse anche quello di cui il mondo, oggi, ha più bisogno.