Al via i Mondiali di Infantino, travolto dalle polemiche il calabrese alla guida del calcio amico di Trump
Dalle radici reggine al vertice della Fifa, Gianni Infantino è diventato uno degli uomini più potenti dello sport globale. Ma tra il premio a Trump, il caso dell’arbitro somalo bloccato negli Usa, i biglietti per i match e il nuovo fronte Platini, il presidente del calcio mondiale è sempre più al centro delle critiche
L’Italia non è ai Mondiali 2026 che si aprono questa sera con Messico-Sudafrica, ma il calcio mondiale parla anche un po’ calabrese. Il presidente Fifa Gianni Infantino è nato in Svizzera, ma le sue radici affondano a Reggio Calabria, la città del padre Vincenzo e dei ritorni d’infanzia. Nel 2025, ricevendo la cittadinanza onoraria, lo disse senza troppi giri di parole: «La promessa è di essere sempre un reggino». Frasi da album familiare, certo. Solo che oggi quel ragazzo figlio dell’emigrazione italiana non guida una squadra di provincia, ma la macchina più potente, ricca e politica del calcio globale.
Ed è proprio qui che la storia diventa meno romantica. Perché Infantino, l’uomo di origini calabresi arrivato al comando del pallone mondiale, è anche il presidente Fifa più vicino a Donald Trump. Un’amicizia istituzionale, ma molto esibita. A dicembre gli ha consegnato il primo Fifa Peace Prize, premio per la pace creato dalla federazione internazionale. Una scelta che ha fatto discutere, e parecchio. Infantino l’ha difesa così: «Objectively, he deserves it». Oggettivamente se lo merita. Poi ha aggiunto che Trump sarebbe stato «fondamentale nel risolvere i conflitti e salvare migliaia di vite».
Le ultime polemiche sono arrivate alla vigilia del Mondiale 2026, ospitato da Stati Uniti, Messico e Canada. La più delicata riguarda Omar Abdulkadir Artan, arbitro somalo selezionato per il torneo e bloccato all’ingresso negli Usa. Infantino ha provato a disinnescare il caso: «Non siamo i re del mondo», ha detto, spiegando che la Fifa non può comandare governi e forze di polizia. Poi l’invito che ha acceso ancora di più il dibattito: «Chill, relax». Calma, rilassatevi. Formula discutibile, quando il problema riguarda accessi, visti, sicurezza e promessa di un Mondiale “inclusivo”.
Non va meglio sui biglietti. I prezzi del Mondiale hanno scatenato critiche durissime tra i tifosi. Infantino respinge l’accusa: se la Fifa sbaglia, ha detto in sostanza, allora sbaglia tutto il mercato sportivo nordamericano. E sostiene che vendere a prezzi più bassi avrebbe solo alimentato bagarinaggio e rivendite.
Sul fondo resta anche il fronte Platini. L’ex presidente Uefa ha avviato azioni legali in Francia contro Fifa e Infantino per la vicenda che nel 2015 lo tagliò fuori dalla corsa alla presidenza. Accuse tutte da verificare, ma anche queste politicamente pesanti.